molise ricco di storia   di Gabriella de Lisio
4 Giugno 2013 Share

molise ricco di storia di Gabriella de Lisio

 

Al termine di un altro anno scolastico, e alle soglie di un’altra estate, cerchiamo di tracciare un bilancio sullo stato dell’arte, vale a dire su quanto il Molise sia stato presente sui banchi di scuola quest’anno, nei programmi, nelle attività, nelle uscite. Ma soprattutto cerchiamo di guardare avanti e di fare nuovi progetti verso una sua maggiore valorizzazione. Sogno mai spento di chi crede fermamente che il confine fra la storia locale e quella nazionale sia artificiale e forzato, e che le ricchezze della nostra terra meritino di essere conosciute e apprezzate anzitutto dai molisani, attraverso un’opera di sensibilizzazione che parta proprio dagli studenti. Ne parliamo con la Dirigente dell’IRESMO (Istituto Regionale di Studi Storici del Molise), dott.ssa Anna Franco, che ha fatto del dialogo con il mondo della scuola la bandiera della nuova linea operativa inaugurata di recente, col suo contributo, dall’istituto.

Direttrice, perché è così importante che la storia e la cultura del Molise approdino in un’aula scolastica?

Prima di tutto, non mi stancherò mai di ripetere che la storia è un potente strumento di identità, soprattutto per i giovani. Poi, a mio avviso, è importante che i ragazzi imparino a guardarsi intorno, a gustare una serie di innumerevoli ricchezze artistiche, storiche, paesaggistiche che il nostro territorio offre, e diventare consapevoli che ogni epoca storica ha lasciato tracce importanti ed evidenti nel Molise, e che dunque basta aprire gli occhi per scoprire che la storia studiata nei manuali, sui banchi di scuola, può perfettamente essere ritrovata, spiegata, integrata con le testimonianze presenti nella nostra regione e acquistare così una concretezza più immediata e coinvolgente.

Qual è la difficoltà maggiore che, finora, si è incontrata nell’inserire lo studio della storia locale nella scuola?

Distinguerei vari ordini di difficoltà, di natura comunque oggettiva, che i docenti incontrano nell’insegnare la storia molisana. Uno attiene alla mancanza di programmi e di direttive da parte del legislatore. L’altro alla carenza di idonei strumenti didattici e di valorizzazione del patrimonio culturale molisano il quale è poco valorizzato perché poco conosciuto. Quest’ultimo fattore ha inevitabilmente ostacolato la diffusione della cultura locale tra i ragazzi. La saggistica di contenuto molisano è estremamente ampia, ma purtroppo non è adatta a veicolare la storia in classe perché è specialistica, utilizza un linguaggio complesso, è priva di attività operative. Insomma, è perfetta per uno studioso, ma è un rebus per uno studente.

In che modo l’IRESMO intende dunque promuovere lo studio della storia regionale?

Stiamo mettendo in cantiere, ormai da circa un anno, numerose attività ed iniziative. Sono in preparazione anzitutto dei manuali innovativi, snelli, leggeri, di storia regionale pensati per i vari ordini e gradi di scuola (essenzialmente le elementari, le medie e le superiori): ci stanno lavorando alcuni giovani studiosi che si sono impegnati a trovare formule originali per comunicare la storia ai bambini e ai giovani… e non posso anticipare di più, si tratta di ricerche in corso, e dunque al momento “protette”. Inoltre abbiamo in mente di promuovere tutta una serie di attività accattivanti che possano invogliare, incuriosire i più piccoli a scoprire, ad esplorare letteralmente il Molise, le proprie origini, il proprio territorio, la propria storia. Il dialogo con le scuole sarà continuo, concreto, assolutamente prioritario per capire in che direzione camminare, quali esigenze soddisfare. E per far capire agli insegnanti che i veri protagonisti di questa operazione culturale sono proprio loro. Nulla sarà calato dall’alto, anche se noi siamo partiti con delle proposte.

Secondo lei, i molisani sono consapevoli che sono “ricchi” di storia?

Non ancora, non del tutto. C’è tanto da fare, c’è tanto da lavorare, specie sulla mentalità della gente e sui pregiudizi. Ma anche sulla formula con cui attrarre le giovani generazioni, che altrimenti rischiano di sentire la storia locale come una pesante aggiunta a quella del manuale. Noi però siamo ottimisti. Non solo perché l’ottimismo, in questa direzione, ce lo abbiamo per statuto. La promozione della nostra regione è tra le nostre finalità educative. Ma anche e soprattutto perché amiamo il Molise e sentiamo il bisogno di dare una forma sempre più netta alla nostra identità. Senza passato non c’è futuro. E il presente va sfruttato per costruire un ponte fra queste due dimensioni, con pazienza e creatività.☺

gadelis@libero.it

 

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