Note sui lea
Da qualche settimana sono stati diffusi dal Ministero della Salute i risultati definitivi sul soddisfacimento dei LEA – Livelli Essenziali di Assistenza – cui lo stesso Ministero è tenuto. Ci chiediamo come avvenga la certificazione degli adempimenti contenuti nei LEA. Essa si basa sulla documentazione che viene richiesta alle Regioni per il tramite di un questionario ed una valutazione analitica sulla base di informazioni che sia il Ministero sia l’AIFA dispongono. Ma c’è ancora un’altra domanda da fare in merito a come sia disposta la certificazione dell’ adempimento in relazione al “mantenimento dell’erogazione dei LEA che consente di conoscere le diversità ed il disomogeneo livello di erogazione dei livelli di assistenza”. La certificazione ha luogo attraverso una griglia di indicatori che sono predisposti dal Ministero della Salute e preparata da esperti. Di qui, la domanda: “Quali sono tali indicatori?”. Ne elenchiamo solo alcuni per dotarci anche di materiale di conoscenza e di approfondimento; tra l’altro tra questi ci sono gli indicatori che hanno determinato il non raggiungimento degli obiettivi dei LEA nella nostra Regione relativamente al 2019. Questi sono la prevenzione, come per esempio, quella che comporta la copertura vaccinale per bambini e adulti. I test di screening per cervice uterina, mammella, colon retto. La prevenzione riguardante la sanità animale e, quindi, la sicurezza degli alimenti. La prevenzione distrettuale (quella ospedaliera; la residenziale; le RSA con i relativi posti letto; la disabilità; le malattie terminali; le specialistiche; le emergenze).
I risultati dati dal Ministero si riferiscono soltanto all’anno 2019 e questo la dice lunga rispetto a quanto è successo di molto grave, ma da cui ancora non riusciamo a liberarci, nel 2020/21 con la pandemia della Sars CoV-2, con le migliaia di decessi – in Italia -, con la sanità pubblica, nazionale e regionale/molisana, collassata, perché sostanzialmente impreparata a far fronte tempestivamente all’emergenza pandemica da Covid 19 a causa della enorme riduzione degli investimenti.
Infatti, negli ultimi 10 anni 37 miliardi di euro sono stati sottratti al comparto sanitario pubblico, come ricaviamo dai dati diffusi dalla Fondazione Gimbe; poi abbiamo assistito alla diminuzione del personale sanitario medico/infermieristico/amministrativo, a tutto vantaggio della sanità privata, come possiamo tranquillamente costatare in Lombardia, Emilia Romagna, Lazio e poi in quasi tutta l’Italia meridionale. Possiamo, senza ombra di smentita, riferirci alla nostra Regione al primo posto, in compagnia della regione Calabria, di questa graduatoria, che rappresenta la prova provata del voltafaccia rispetto a quanto viene detto, anche senza pudore, a proposito della sanità pubblica gratuitamente erogata alle fasce sociali meno abbienti, come peraltro è scritto nella nostra Costituzione. Calandoci nel particolare, a proposito dei risultati forniti dal Ministero della Sanità, facciamo riferimento agli indicatori di criticità per macro aree:
- A) Prevenzione: scostamento non accettabile (valore 3) per la bassa proporzione di persone che hanno effettuato test in un programma organizzato di screening per cervice uterina mammella e colon retto (contro un valore di riferimento normale pari a 9); per la prevenzione veterinaria scostamento non accettabile per la scarsa efficacia dei controlli ufficiali per il contrasto alla brucellosi ovina, bovina e bufalina (controlli inferiore al 96%);
- B) Assistenza distrettuale: scostamento non accettabile (valore 17,40) della percentuale del consumo annuo di farmaci appartenenti al PHT (valore di riferimento > 80%); scostamento non accettabile per il basso numero di assistiti presso il Dipartimento di salute mentale (1,09 ogni 1.000 residenti contro il valore di riferimento di 10,82);
- C) Assistenza ospedaliera: scostamento non accettabile per l’alta percentuale di parti cesarei (25,80%) primari in maternità di I livello o comunque con meno di 1.000 parti contro un valore di riferimento standard del 15%; scostamento non accettabile per la scarsa percentuale di pazienti (28,9%) (età >65) con diagnosi di fratture del collo del femore operati entro 2 giorni in regime ordinario (contro un valore di riferimento standard > 60%).
A fronte di ciò, la valutazione finale per il 2019 si attesta per la Regione Molise su un punteggio pari a 150 secondo i parametri di riferimento fissati dal Comitato LEA (range – q5-225; positivo a 160); dunque, essa risulta sotto la soglia di inadempienza e, pertanto, la regione Molise difficilmente potrà accedere alla quota premiale del fondo sanitario. Allora ci chiediamo cosa significhi tutto ciò; quali riflessioni ne conseguano. Innanzitutto salta sotto gli occhi il grande ritardo nella comunicazione dei risultati parametrici relativi al 2019. Siamo quasi alla fine del 2021, proprio quando dovremmo venire a conoscenza dei parametri valutativi anche dell’anno 2020, ma che verosimilmente conosceremo nel 2022, quando dovrebbe avere funzionalità il POS 2022/2024… Ora se negativi – a 150 – appaiono i risultati parametrici del 2019, cosa dobbiamo immaginare per quelli del 2020/2021, periodo nel quale abbiamo sperimentato la modesta – e siamo anche generosi, soprattutto facendo riferimento al grande impegno profuso dal personale medico e paramedico nei nostri ospedali regionali! – funzionalità della sanità pubblica regionale in tempo di Covid 19? Noi siamo fortemente convinti che le responsabilità siano dovute tutte alla incapacità del ceto politico nostrano di venirne fuori, vista la enorme diminuzione nella erogazione dei servizi sanitari, come pure la inconsistenza palese delle strutture commissariali, solo paravento degli interessi e delle preoccupazioni ministeriali. ☺
