Oltre il covid
27 Dicembre 2020
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Oltre il covid

Anno 2020: pandemia, atto secondo.

Il virus sembra non avere freni, generando limitazioni alle proprie libertà: eppure la costrizione è anche possibilità allo stesso tempo. Il diradarsi dell’essere umano dallo spazio aperto è indirettamente anche un riappropriarsi di quelli comuni, un’ occasione cioè per ridare decoro alle cittadine approfittando della riduzione del flusso di veicoli, dell’indubbio minore sovraffollamento di vie ed aree pedonali che normalmente lo sarebbero e renderebbero tutto più complicato. Un’occasione imperdibile. Paradossalmente invece, la pandemia segna il passo del regresso.

Campobasso: pur se in un periodo di limitazioni e restrizioni, ma lontani anni luce dalla serrata primaverile, oggi non è più ovvio ciò che fino a qualche anno fa lo sarebbe stato, a partire dalla cura del verde, la potatura degli alberi, la bitumazione delle strade cittadine, l’altrettanto necessaria sistemazione dei marciapiedi, una corretta e periodica raccolta della nettezza urbana, l’altrettanto necessario ritiro ciclico della differenziata, oltre che il suo corretto conferimento. Aspetti essenziali del decoro urbano e del vivere civile, che con rammarico invece cedono il passo alla mancanza di programmazione e pertanto oggetto di interventi ad intermittenza che rendono quella che era la Città Giardino di un tempo, un ricordo sbiadito.

E poi, troppo lampanti sono gli esempi di ciò che cercherebbe sistemazione ed invece resta com’è. Veti incrociati tra le istituzioni. Burocrazia. Mancanza di progettualità. Fatto sta che l’ex hotel Roxy e il Teatro Ariston, solo per citare due casi limite, perché gli esempi sarebbero ovunque, rappresentano gli emblemi di un malessere della cosa pubblica da mettere al primo posto dei buoni propositi. Non è certo questa la sede per sottolineare le responsabilità politiche causa dell’abbandono di questi edifici. La sottolineatura come cittadini è però doverosa, non semplicemente perché si tratta di edifici troppo in vista per dimenticarsene ed in questo caso di un capoluogo di regione, ma soprattutto perché posti nel centro urbano e decadenti quali sono, forieri di pericolo, veicolo di ulteriore degrado.

Dove si è fermato il mondo contemporaneo e postmoderno? Verso quale obiettivo stiamo andando e cosa esiste oltre il Coronavirus? La considerazione, più che la domanda, è lecita. Anche l’informazione, al pari della politica, appare anestetizzata e non sembra solo apparenza: l’orizzonte, oltre l’universo del Covid, a tratti pare non esistere più, inghiottito dal mainstream della stretta pandemica. Di pari passo con l’informazione, le opere pubbliche e viceversa.

Capitolo Ariston: un pezzo di storia della città, un vero e proprio “monumento” di Campobasso e di un tempo che fu, per decenni luogo di incontro, di ritrovo, centro della vita pubblica cittadina ma anche luogo dell’ mmaginario, dei sogni impressi su pellicola. Oggi, al posto delle antiche stagioni, l’ abbandono, il decadimento.

Capitolo ex Hotel Roxy: un incendio anni fa, ennesimo segnale dell’ abbandono nel quale la struttura versava già da anni. Oggi: siringhe, vetri di bottiglie. La discoteca ed il salone che negli  anni Ottanta e Novanta ospitarono eventi, sono completamente devastati. Questo è ciò che è stato rinvenuto dopo la recente operazione di bonifica e messa in sicurezza che si è svolta poco più di un mese fa. Anche in questo caso, prima l’abbandono, causato dalla guerra tra Comune e Regione e poi l’ ingloriosa fine, con lo stabile che diventa rifugio di clochard e di animali randagi. Tutto questo avviene nel pieno centro cittadino e si va ad aggiungere agli annosi problemi citati.

L’incedere della pandemia, se non un dissuasore è per certi versi l’alibi perfetto per l’inerzia, che tanto bene si è sempre sposata alla politica, a maggior ragione se locale. Come se un virus, nell’era moderna, oltre a mettere sotto scacco il sistema sanitario, faccia lo stesso con la res politica, che improvvisamente si focalizza solo sullo straordinario, “dimenticando” quell’ordinario che è la spina dorsale per la vita dignitosa di ogni essere umano. Eppure, con molti meno mezzi a disposizione, l’uomo ha affrontato flagelli peggiori nel corso della storia. Anno 1866: già il Raskol’nikov di Delitto e Castigo nei suoi incubi vedeva la malattia dilatarsi ed ingigantirsi “come se tutto il mondo fosse condannato a rimaner vittima d’una epidemia mortale mai vista né sentita. Erano comparsi degli esseri microscopici che si annidavano nel corpo della gente. Interi villaggi, città e popolazioni erano stati contagiati ed erano impazziti. Avevano interrotto i mestieri più usuali, l’ agricoltura si era fermata”. Dostoevskij scende nel profondo del mistero, cercando il male dell’ anima, la sua spiegazione, non potendo credere che il male sia lo stato normale degli uomini. Per sapere se la causa è l’Inferno, interroga il Diavolo, al quale, nonostante per sé stesso chiederebbe solo l’ annientamento, viene chiesto di vivere, perché senza di lui non ci sarebbe niente. Se sulla Terra tutto fosse sensato, allora non succederebbe un bel nulla, perché la sofferenza è vita e senza non ci sarebbero avvenimenti ed è invece necessario che ci siano. Il campo di battaglia fra Bene e Male è il cuore dell’uomo ed è nell’uomo che si può cercare anche il rimedio, perché dalla sofferenza e dal dolore, secondo il precetto russo, si giunge alla purificazione ed alla redenzione.

“Solo la bellezza salverà il mondo”. Mai affermazione fu più vera, soprattutto in un momento come quello che stiamo attraversando. E noi, dal nostro piccolo osservatorio, saremo sempre sentinelle attente affinché a quell’obiettivo si tenda, con il necessario spirito critico, ma sempre propositivo.☺

 

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