Ostpolitik 2.0
18 Agosto 2016
La Fonte (351 articles)
0 comments
Share

Ostpolitik 2.0

È apparso di recente, sul Corriere della Sera, un interessante articolo di Sergio Romano dal titolo “San Pietroburgo, la città degli zar che rivuole la sua grandezza imperiale”. La lettura è interessante per chi voglia saperne di più su una città nella cui architettura e nei cui monumenti sono incisi i tratti di una storia importante e di un destino ambizioso. L’enorme statua a cavallo del fondatore di San Pietroburgo, Pietro il Grande, che guarda a occidente tradisce il disegno di finestra sull’Europa concepito per la nuova capitale dell’impero dei Romanov, ma sono il Palazzo d’Inverno, il Monastero di Smolny e la Prospettiva Nevsky a dirci che la cultura e lo spirito stesso dell’Europa si muovono inquieti, da più di tre secoli, lungo le rive del Neva.

E a me piace riprendere, sull’ abbrivo della riflessione di Sergio Romano, il filo di una memoria personale, anche se non recentissima, sui sentimenti che vivono nei palazzi di San Pietroburgo e che potrebbero e dovrebbero influenzare in questa fase storica le scelte della Russia di Putin. Nel giugno del 2005 partecipai, come Presidente del Congresso del Consiglio d’Europa, al 9° Forum Economico di San Pietroburgo su invito del Presidente dell’Assemblea federale della Russia Sergey Mironov e proposi, alla presenza di Vladimir Putin, l’idea di istituire a San Pietroburgo un “Centro Europeo per la Cooperazione terrritoriale e trasfrontaliera”. La reazione delle autorità russe fu immediata ed entusiasta. Il Ministro dello Sviluppo Regionale, Vladimir Yakovlev, venne appositamente da Mosca, su indicazione di Putin, per approfondire la proposta, la Governatrice di San Pietroburgo Valentina Matvienko e il Presidente Mironov diedero il loro pieno sostegno all’idea e indicarono, nel prestigioso Palazzo di Tauride, la sede per il Centro Europeo a servizio delle autonomie territoriali del vecchio continente.

La Matvienko venne a Strasburgo per sostenere il progetto da me elaborato e disse, tra l’altro: “La cooperazione transfrontaliera svolge un ruolo molto importante nel processo di integrazione europea. San Pietroburgo, la città più europea di tutte le città russe, ha dato un grande contributo all’ integrazione russo-europea e deve continuare a svolgere il suo ruolo nel riavvicinamento tra la Russia e l’Europa. La creazione di un tale Centro nella nostra città è fondata storicamente e oggettivamente e permetterà a San Pietroburgo di diventare un grande centro europeo, come Bruxelles e Strasburgo”.

Mi piace aggiungere una riflessione che Jean-Claude Juncker sviluppò nel 2005 allorché, su mandato del 3° Summit dei Capi di stato e di governo del CoE, scrisse il suo Rapporto sulle relazioni tra Unione Europea e Consiglio d’Europa: “Do il mio pieno appoggio – scrisse Juncker – all’ istituzione di questo Centro a San Pietroburgo. Esso dovrebbe sostenere lo sviluppo dell’autonomia locale e regionale, monitorando in particolare le Euroregioni di nuova generazione, e offrire nuove opportunità di cooperazione tra autorità locali e regionali”.

Il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa era dunque pronto ad istituire in San Pietroburgo un Centro permanente, destinato a supportare le attività di cooperazione territoriale e transfrontaliera in tutto lo spazio europeo, quando l’ambasciatore polacco bloccò l’iniziativa, su mandato dei gemelli Lech e Jaroslaw Kaczynski che nel frattempo erano diventati, rispettivamente, Presidente e Premier del loro Paese. Al “capolavoro” polacco seguì quell’ innamoramento, in funzione anti-Putin, di alcuni leader europei per Viktor Yushchenko, Presidente dell’Ucraina e per Mikheil Saak’ashvili, Presidente della Georgia, che causò molti danni, compreso l’affossamento del “Centro Europeo di San Pietroburgo”.

Resta il fatto che i fratelli Kacz- ynsky, Yushchenko e Saak’ashvili non hanno lasciato una grande traccia di sé, mentre la lacerazione dei rapporti con la Russia, che essi hanno fortemente voluto, continua a produrre enormi problemi.

Nei contrasti della Russia con l’Europa e l’Occidente, Putin è tutt’altro che innocente. Resta il fatto, però, che un riavvicinamento tra le parti è fondamentale per fronteggiare le grandi emergenze dell’oggi e per prevenire molte di quelle che si affacciano all’orizzonte. Il recupero della memoria dei legami profondi della Russia con l’Europa è un’operazione che può costituire la base culturale per un progetto politico di avvicinamento e di cooperazione.

A Valentina Matvienko, che dal 2011 è succeduta a Sergey Mironov nella carica di Presidente dell’Assemblea federale della Russia, potrebbe interessare riannodare i fili di un ragionamento sul ruolo di San Pietroburgo, città sua e di Putin, in uno scenario europeo che in questi ultimi tempi ha assistito ad un forte ridimensionamento del protagonismo dei territori nella costruzione di relazioni positive tra i popoli. ☺


Russian Prime Minister Vladimir Putin (2L), Polish Prime Minister Donald Tusk (C) and German Chancellor Angela Merkel (R) during the official ceremonies marking the 70th anniversary of the outbreak of World War Two in Westerplatte in Gdansk, Poland, 01 September 2009. EPA/LESZEK SZYMANSKI +++(c) dpa - Bildfunk+++
Russian Prime Minister Vladimir Putin (2L), Polish Prime Minister Donald Tusk (C) and German Chancellor Angela Merkel (R) during the official ceremonies marking the 70th anniversary of the outbreak of World War Two in Westerplatte in Gdansk, Poland, 01 September 2009. EPA/LESZEK SZYMANSKI +++(c) dpa – Bildfunk+++
La Fonte

La Fonte