Partecipazione attiva
5 Aprile 2016
laFonteTV (2021 articles)
0 comments
Share

Partecipazione attiva

Lo scorso 11 marzo ho aperto a Strasburgo un seminario sulla co-produzione di servizi pubblici promosso da una rete di città europee della quale fanno parte, tra le altre, Strasbourg, Bordeaux, Edinburgh, Mannheim, Stuttgart e Las Palmas. Il mio compito era, in primo luogo, quello di chiarire l’importanza della Strategia Europea per l’Innovazione e la Buona Governance a livello locale come cornice ottimale di ogni tentativo di coinvolgere i cittadini in processi virtuosi e duraturi di partecipazione attiva alla vita della comunità locale. Senza la condivisione ed il rispetto dei 12 principi della Strategia in questione, non è immaginabile, a mio parere, un rapporto tra amministrazione municipale e cittadini tale da consentire la partecipazione di questi ultimi non solo alle scelte di interesse generale, ma anche alla co-produzione di alcuni servizi pubblici.

La mia attenzione è stata sollecitata non poco dall’intervento di amministratori, accademici e tecnici che impegnano le loro energie per affrontare in modo innovativo problematiche che riguardano specifiche fasce di cittadini, che vanno dai giovani, agli anziani, agli immigrati. Con riferimento ai problemi giovanili, è stata analizzata, tra le altre, l’esperienza della Contea di Surrey dove, tra il 2009 e il 2014, gli amministratori pubblici, i giovani interessati e alcuni partner privati hanno realizzato diverse attività di co-produzione. Tra i risultati ottenuti è stato sottolineato il salto qualitativo dei servizi e dei risultati in favore della gioventù. Basti pensare che, nonostante una contrazione delle risorse disponibili pari al 25%, nel Surrey c’è stata una riduzione pari al 60% dei giovani non impegnati in attività di studio, formazione professionale o attività lavorative, un crollo pari al 90% del numero dei giovani che entrano per la prima volta in contatto con il sistema giudiziario, l’abbattimento dei casi di giovani senza tetto.

L’esperienza qui riportata ha ottenuto diversi riconoscimenti ufficiali in Gran Bretagna, un paese che valuta costantemente i risultati delle amministrazioni locali, ne valorizza le buone pratiche e sostiene la loro diffusione. Non a caso, nell’ideazione della Strategia per la Buona Governance, ho tenuto bene in mente l’esperienza britannica. Resta il fatto che l’Italia, dove pure abbondano le buone pratiche amministrative, i meccanismi che puntano sulla valorizzazione e sulla diffusione degli esempi positivi sono del tutto ignoti. Accade così che valori fondamentali come quelli della partecipazione, della trasparenza, del rispetto dell’ etica pubblica, della responsabilità e dei diritti umani, invece di essere rafforzati e diffusi, vengano sepolti da una coltre di opacità e dalla piovra del malaffare. Mafia capitale ha potuto radicarsi ed espandersi perché il decadimento valoriale ha assunto le forme di   una trama che avviluppa buona parte dell’Italia.

Può succedere, con questi presupposti, che un paese in difficoltà come il nostro non provi neppure a chiedere ai cittadini di mettere in campo le energie morali, intellettuali e materiali necessarie per uscire dalla crisi, in uno sforzo straordinario di partecipazione alle scelte di pubblico interesse e alla loro implementazione.

Chi guida il paese o le singole comunità regionali e locali cede spesso alla tentazione di fare da solo e chiede addirittura di essere incoraggiato, nel proprio sforzo tanto eroico quanto inutile, con consensi più o meno spontanei. L’opinione dei cittadini non è richiesta e se è stata formalizzata in qualche modo, com’è accaduto con il referendum per l’acqua bene comune, si può perfino pensare di emendarla in sede legislativa. In questa direzione, “giù per li rami”, si agisce anche in via preventiva impedendo ai cittadini di pronunciarsi con iniziative referendarie il cui risultato potrebbe non essere gradito. La distanza tra elettori ed eletti non potrebbe essere maggiore!

Ma il discorso era partito dalla co-produzione dei servizi di pubblico interesse ed è lì che bisogna tornare, perché è da lì che si può e si deve muovere per un nuovo inizio. E se si intende ripartire da lì, è bene sapere che la responsabilità di fare il primo passo non spetta necessariamente ai decisori istituzionali. C’è un’intera prateria a disposizione di cittadini, singoli e associati, che vogliano conoscere, elaborare, proporre e fare. I cittadini disponibili a muovere il primo passo possono togliere agli eletti ogni alibi se sono pronti a lavorare, sodo e in prima persona, per attivare e far marciare il cambiamento.

Si potrà obiettare che l’Italia è il paese del volontariato e della solidarietà e che non ha bisogno di esempi esogeni per motivare e mobilitare le proprie energie civili. In realtà tutti abbiamo bisogno di tutti, ma non è questo il punto. Il volontariato fa moltissimo e spesso svolge funzioni che le amministrazioni non riescono a garantire. Quello che manca da noi è un rapporto corretto, chiaro e trasparente nella collaborazione tra gli amministratori pubblici e i privati cittadini ed è per questo che spesso ci capita di percorrere la via di mafia capitale piuttosto che quella tracciata dalla Contea di Surrey. ☺

 

laFonteTV

laFonteTV