Paura della sostituzione etnica
6 Ottobre 2025
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Paura della sostituzione etnica

Siamo di nuovo a parlare del Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne 21/27, non solo per trattare del merito di questa pianificazione, già magnificamente raccontata da esperti della materia in questa rivista. Vorremmo, senza alcuna pretesa culturale, ricercare le ragioni più profonde della postura che la Destra assume rispetto a temi che dovrebbero fecondare l’essenza ideologica del loro pensiero politico: l’identità dei territori. L’assurda ossessione di una pericolosa “sostituzione etnica”, nel caso questi territori fossero abitati da altri ai quali non scorre sangue italico nelle vene, gli obnubila la mente, ragione per cui preferiscono accompagnare queste terre verso un dignitoso declino, piuttosto che perdere la puzza della razza e guadagnare in grandezza etica, politica, economica, sociale e culturale, secondo lo sterile programma: “meno siamo meglio stiamo”.
Per farlo si sono affidati all’inutile CNEL – Consiglio Nazionale Economia e Lavoro – del prof. Brunetta, uomo politico di “grande equilibrio” che in questi anni di intenso impegno politico si è fatto notare per i tornelli ai fannulloni negli uffici pubblici, per il parere, imparziale, sul salario minimo, per l’aumento del suo stipendio e quello dei suoi collaboratori e per il piano strategico delle aree interne. Si, perché fino a ieri le aree interne dell’Italia meridionale rappresentavano un bene prezioso, una bellezza da conservare, un’opportunità da cogliere, un paradiso da toccare, oggi, nelle mani di Brunetta, non solo sono diventati sigle e numeri: Comune C di cintura; Comune D intermedio; Comune E, periferico; Comune F, ultraperiferico, ma in buona sostanza sono diventate zone marginali in stato terminale per le quali è stata consigliata una morte dignitosa.
Circa un terzo della popolazione italiana, in maggioranza ‘Terroni’, sono l’oggetto dell’obiettivo 4 del Piano strategico, ma nessuno di loro sa se il suo Comune sarà accompagnato in un percorso di declino socialmente dignitoso. Sappiamo, sostiene l’ISTAT, con assoluta certezza, che “tra 10 anni, quasi il 90% dei Comuni delle Aree interne del Mezzogiorno subirà un calo demografico, con quote che raggiungeranno il 92,6% nei Comuni ultraperiferici. La situazione appare migliore per le Aree interne del Centro-nord (con il 73,3% dei Comuni in declino), confermando disparità esistenti tra Aree che presentano le medesime condizioni di fragilità in termini di accessibilità ma che si trovano in aree geografiche diverse”. Noi, sommessamente e in punta di piedi, ci limitiamo a dire che, forse, le politiche di coesione e di inclusione non hanno funzionato, senza scomodare né Garibaldi né Cavour. L’ Europa ci dice ancora che “la popolazione UE (poco sotto i 450 milioni ad inizio 2024) finora non è diminuita, nonostante il saldo naturale negativo nascite/decessi, per il contributo dell’immigrazione e recentemente per il consistente arrivo di profughi dall’ Ucraina”.
I problemi che affliggono le zone interne del nostro Paese sono: la mancanza di investimenti; lo spopolamento per mancanza di posti di lavoro; l’invecchiamento della popolazione e l’emigrazione dei giovani; il saldo negativo nascite/decessi; il cinico contrasto all’immigrazione. Criticità che non si risolvono con “l’accompagnamento in un percorso di spopolamento irreversibile”, obiettivo contenuto al n° 4 del Piano strategico che nasce contro le zone marginali e non per favorirne lo sviluppo, e neanche con nuove governance rafforzate, né con le Cabine di regia inventate unicamente per decidere di problemi importanti senza coinvolgere il Parlamento.
Che il Ministro Foti dichiari a Ginevra Sorrentino del Secolo d’Italia – giornale pagato dal Governo di Destra – “Non ho mai pronunciato la frase ‘spopolamento irreversibile’: è una calunnia. Chi non è in grado di leggere il Piano, farebbe meglio a leggerlo davvero (2 luglio 2025), dimostra di non avere mai letto quel documento. Il Ministro dovrebbe ricordare di avere presieduto la Cabina di regia del 9 Aprile ‘25 dalle ore 15,15 alle ore 16,30 per l’approvazione del Piano strategico di cui parliamo e la sottoscrizione del resoconto di quella riunione, senza aver letto né l’uno né l’altro, insieme a un’altra schiera di Ministri, Sottosegretari e controfigure varie (circa una decina) con la partecipazione dei delegati di Province, Regioni, ANCI, UPI, UNCEM, i quali, proni verso il Ministro, in quella sede, hanno espresso giudizi lusinghieri sul documento (164 pagine), salvo chiederne la modifica, dopo qualche giorno, per averlo finalmente letto. Ora il fatto che l’uomo della buona morte sia disponibile a riportare il Piano nella Cabina di regia per alcune modifiche di tipo interpretativo significa che il buonuomo non solo non lo ha letto, il PSNAI, ma non lo ha neanche capito. Per modificare l’obiettivo 4 del Piano non bastano semplici aggiustamenti lessicali, perché, se nelle premesse del documento scrivi che vuoi sviluppare le zone interne, non puoi, negli obiettivi destinarle alla dolce morte. Il Piano va riscritto partendo proprio dalle questioni più problematiche e non per sbarazzarsene.
Nel Molise, più di cento Comuni su 136, con oltre la metà della popolazione regionale è fatta oggetto di questo provvedimento, con la destinazione finanziaria di otto milioni di Euro per le due aree interne. Questi “ingenti” finanziamenti potremmo impiegarli per erigere dei cippi dedicati ai Comuni trapassati e ai loro figli più illustri con su scritto: In ricordo di Civitacampomarano, patria di Vincenzo Cuoco; Fossalto, patria di Eugenio Cirese; Ururi, patria di Luigi Incoronato; Casacalenda, patria di Michelino Montagano; Guardialfiera, patria di Fracesco Jovine; Bonefro, patria di Tony Vaccaro; e così tanti altri Comuni, ma, siccome nessuno si salva da solo, vorrei invitare tutti alla ribellione con una famosa poesia del teologo protestante Martin Niemöller, oppositore del nazismo: “Prima di tutto vennero a prendere gli zingari/ e fui contento/ perché rubacchiavano/ Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto/ perché mi stavano antipatici/ Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi/ Ma poi vennero a prendere i comunisti/ e io non dissi niente/ perché non ero comunista/ Un giorno vennero a prendere me/e non c’era rimasto nessuno a protestare”.☺

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