Fortemente disorientata, non volutamente ma occasionalmente sana di mente, turbinio dentro e fuori.
Vorrei dare pane di cultura. Mancano i mezzi. Ma non mancano per accendere fuochi di orrore e paura e quando la paura s’impossessa di tutti ecco che il business avanza, bellezza mia!
Allora diventa non di genere ma mondiale e quando ha il nome di Ebola, sogghignano le case farmaceutiche che sapevano, che hanno fatto morire come i potenti, impunemente, migliaia di africani straccioni aspettando che si affacciasse all’America, all’Europa per dirsi pronte al vaccino universale che forse sacrificherà alcuni, i più deboli ovvio, ma darà salvezza a tutti grazie a Mapp Biopharmaceutical!
La scheda OMS n. 103, aggiornata a marzo 2014, riporta al secondo capoverso della voce “Signs and symptoms” “… Virus Ebola è stato isolato, 61 giorni dopo l’insorgenza della malattia, dallo sperma di un uomo che è stato infettato in un laboratorio”.
Coincidenza vuole che, sempre a marzo 2014, il consorzio farmaceutico guidato da Scripps Research Institute ottiene un finanziamento premio di 28 milioni di dollari dal NIH [National Institute of Health] per trovare e proporre il miglior trattamento per virus Ebola. Di questo consorzio fa parte la Mapp Biopharmaceutical, impegnata da un paio d’anni nella ricerca scientifica in merito a virus Ebola.
I farmaci di sintesi vegetale, negli ultimi dieci anni, hanno generato un sacco di chiacchiere ma hanno avuto poco effetto sulla produzione commerciale. L’approccio è stato nuovamente portato alla ribalta proprio questa settimana, quando un farmaco prodotto dalla pianta del tabacco è stato utilizzato per il trattamento di due persone che avevano contratto virus Ebola. Kentucky Bioprocessing, una unità del gigante del tabacco Reynolds American, ha prodotto il farmaco che è stato sviluppato da Mapp Biopharmaceutical. Così è stato prodotto ZMapp, il siero miracoloso che contrasta Ebola, iniettato ai due medici statunitensi che hanno contratto virus Ebola sul luogo dell’epidemia in Africa.
Una pandemia rappresenterebbe una manna dal cielo per Big Pharma. Sieri miracolosi o vaccini (circa al 2015) che siano, pur non essendo ancora certificati per uso umano, saranno richiesti a gran voce dal grande pubblico. Il che “costringerà” le autorità di controllo a licenziarlo celermente, procedendo a tappe forzate … e sarà un bel business sulla nostra pelle.
La paura appare anche nelle centinaia di pagine lette e nelle immagini sulle guerrigliere curde. Immagini che, in molti casi, mostrano donne giovani e belle, così sorridenti che non sfigurerebbero sulla copertina di Vanity fair. Insomma, le guerrigliere curde vengono prese in considerazione dai media italiani in quanto donne, e non in quanto militanti di organizzazioni politiche con delle idee e delle proposte politiche precise, rivoluzionarie.
Essi, facendo leva su un miscuglio di orientalismo, attrazione per l’esotico e fascinazione per le donne-soldato (basta guardare quanto ha scritto Gennaro Carotenuto in un articolo dell’agosto scorso sulle guerrigliere del Pkk, “delle quali potrei innamorarmi in blocco”, presentano un’immagine “neutralizzata” e “depotenziata” di queste guerrigliere. In questa mistificazione della realtà, le combattenti – definite spesso erroneamente peshmerga mentre sono militanti delle Ypg (Unità di difesa popolare) e delle Ypj (Unità di difesa delle donne) del Pyd, il partito maggioritario nel Kurdistan occidentale (la “Rojava”, nella Siria del nord), da sempre legato ai curdi del Pkk in Turchia – vengono presentate come impegnate a difendere la propria vita e l’emancipazione femminile contro l’oscurantismo religioso dell’I.S.
A ciò si aggiunge lo stupore che si prova davanti alla scelta, da parte di coloro che sono deputate a dare la vita, di partecipare a combattimenti in cui danno la morte. Una convinzione diffusa è, infatti, quella dell’incompatibilità femminile con la guerra: da qui lo stupore di vedere donne. I nemici? Tagliateste sanguinari, capaci di eccidi di massa e di trasformare bambini in kamikaze ma intimoriti dalla sola vista di una donna in divisa.
Ed Royce, presidente californiano della commissione Affari Internazionali della Camera dei Rappresentanti di Washington, fa sapere che “i soldati di Isis sembrano credere che se vengono uccisi in battaglia da un uomo vanno in Paradiso accolti da 72 vergini mentre se a ucciderli è una donna la sorte è differente perché non trovano le vergini”.
Le prime a notare tale anomalia nel comportamento di un nemico altrimenti spietato e apparentemente indomabile sono state proprio le donne-guerriere comunicando ai comandi di Erbil e Suleymania la “propria soddisfazione per essere riuscite a fermare l’avanzata di Isis” quasi senza colpo ferire.
La paura, dunque, come collante per piegarci a non vivere? In essa la figura della donna ribelle soglia pericolosa di pericolo? Il vero monstrum da abbattere? ☺
Fortemente disorientata, non volutamente ma occasionalmente sana di mente, turbinio dentro e fuori.
Vorrei dare pane di cultura. Mancano i mezzi. Ma non mancano per accendere fuochi di orrore e paura e quando la paura s’impossessa di tutti ecco che il business avanza, bellezza mia!
Allora diventa non di genere ma mondiale e quando ha il nome di Ebola, sogghignano le case farmaceutiche che sapevano, che hanno fatto morire come i potenti, impunemente, migliaia di africani straccioni aspettando che si affacciasse all’America, all’Europa per dirsi pronte al vaccino universale che forse sacrificherà alcuni, i più deboli ovvio, ma darà salvezza a tutti grazie a Mapp Biopharmaceutical!
La scheda OMS n. 103, aggiornata a marzo 2014, riporta al secondo capoverso della voce “Signs and symptoms” “… Virus Ebola è stato isolato, 61 giorni dopo l’insorgenza della malattia, dallo sperma di un uomo che è stato infettato in un laboratorio”.
Coincidenza vuole che, sempre a marzo 2014, il consorzio farmaceutico guidato da Scripps Research Institute ottiene un finanziamento premio di 28 milioni di dollari dal NIH [National Institute of Health] per trovare e proporre il miglior trattamento per virus Ebola. Di questo consorzio fa parte la Mapp Biopharmaceutical, impegnata da un paio d’anni nella ricerca scientifica in merito a virus Ebola.
I farmaci di sintesi vegetale, negli ultimi dieci anni, hanno generato un sacco di chiacchiere ma hanno avuto poco effetto sulla produzione commerciale. L’approccio è stato nuovamente portato alla ribalta proprio questa settimana, quando un farmaco prodotto dalla pianta del tabacco è stato utilizzato per il trattamento di due persone che avevano contratto virus Ebola. Kentucky Bioprocessing, una unità del gigante del tabacco Reynolds American, ha prodotto il farmaco che è stato sviluppato da Mapp Biopharmaceutical. Così è stato prodotto ZMapp, il siero miracoloso che contrasta Ebola, iniettato ai due medici statunitensi che hanno contratto virus Ebola sul luogo dell’epidemia in Africa.
Una pandemia rappresenterebbe una manna dal cielo per Big Pharma. Sieri miracolosi o vaccini (circa al 2015) che siano, pur non essendo ancora certificati per uso umano, saranno richiesti a gran voce dal grande pubblico. Il che “costringerà” le autorità di controllo a licenziarlo celermente, procedendo a tappe forzate … e sarà un bel business sulla nostra pelle.
La paura appare anche nelle centinaia di pagine lette e nelle immagini sulle guerrigliere curde. Immagini che, in molti casi, mostrano donne giovani e belle, così sorridenti che non sfigurerebbero sulla copertina di Vanity fair. Insomma, le guerrigliere curde vengono prese in considerazione dai media italiani in quanto donne, e non in quanto militanti di organizzazioni politiche con delle idee e delle proposte politiche precise, rivoluzionarie.
Essi, facendo leva su un miscuglio di orientalismo, attrazione per l’esotico e fascinazione per le donne-soldato (basta guardare quanto ha scritto Gennaro Carotenuto in un articolo dell’agosto scorso sulle guerrigliere del Pkk, “delle quali potrei innamorarmi in blocco”, presentano un’immagine “neutralizzata” e “depotenziata” di queste guerrigliere. In questa mistificazione della realtà, le combattenti – definite spesso erroneamente peshmerga mentre sono militanti delle Ypg (Unità di difesa popolare) e delle Ypj (Unità di difesa delle donne) del Pyd, il partito maggioritario nel Kurdistan occidentale (la “Rojava”, nella Siria del nord), da sempre legato ai curdi del Pkk in Turchia – vengono presentate come impegnate a difendere la propria vita e l’emancipazione femminile contro l’oscurantismo religioso dell’I.S.
A ciò si aggiunge lo stupore che si prova davanti alla scelta, da parte di coloro che sono deputate a dare la vita, di partecipare a combattimenti in cui danno la morte. Una convinzione diffusa è, infatti, quella dell’incompatibilità femminile con la guerra: da qui lo stupore di vedere donne. I nemici? Tagliateste sanguinari, capaci di eccidi di massa e di trasformare bambini in kamikaze ma intimoriti dalla sola vista di una donna in divisa.
Ed Royce, presidente californiano della commissione Affari Internazionali della Camera dei Rappresentanti di Washington, fa sapere che “i soldati di Isis sembrano credere che se vengono uccisi in battaglia da un uomo vanno in Paradiso accolti da 72 vergini mentre se a ucciderli è una donna la sorte è differente perché non trovano le vergini”.
Le prime a notare tale anomalia nel comportamento di un nemico altrimenti spietato e apparentemente indomabile sono state proprio le donne-guerriere comunicando ai comandi di Erbil e Suleymania la “propria soddisfazione per essere riuscite a fermare l’avanzata di Isis” quasi senza colpo ferire.
La paura, dunque, come collante per piegarci a non vivere? In essa la figura della donna ribelle soglia pericolosa di pericolo? Il vero monstrum da abbattere? ☺
Fortemente disorientata, non volutamente ma occasionalmente sana di mente, turbinio dentro e fuori.
Fortemente disorientata, non volutamente ma occasionalmente sana di mente, turbinio dentro e fuori.
Vorrei dare pane di cultura. Mancano i mezzi. Ma non mancano per accendere fuochi di orrore e paura e quando la paura s’impossessa di tutti ecco che il business avanza, bellezza mia!
Allora diventa non di genere ma mondiale e quando ha il nome di Ebola, sogghignano le case farmaceutiche che sapevano, che hanno fatto morire come i potenti, impunemente, migliaia di africani straccioni aspettando che si affacciasse all’America, all’Europa per dirsi pronte al vaccino universale che forse sacrificherà alcuni, i più deboli ovvio, ma darà salvezza a tutti grazie a Mapp Biopharmaceutical!
La scheda OMS n. 103, aggiornata a marzo 2014, riporta al secondo capoverso della voce “Signs and symptoms” “… Virus Ebola è stato isolato, 61 giorni dopo l’insorgenza della malattia, dallo sperma di un uomo che è stato infettato in un laboratorio”.
Coincidenza vuole che, sempre a marzo 2014, il consorzio farmaceutico guidato da Scripps Research Institute ottiene un finanziamento premio di 28 milioni di dollari dal NIH [National Institute of Health] per trovare e proporre il miglior trattamento per virus Ebola. Di questo consorzio fa parte la Mapp Biopharmaceutical, impegnata da un paio d’anni nella ricerca scientifica in merito a virus Ebola.
I farmaci di sintesi vegetale, negli ultimi dieci anni, hanno generato un sacco di chiacchiere ma hanno avuto poco effetto sulla produzione commerciale. L’approccio è stato nuovamente portato alla ribalta proprio questa settimana, quando un farmaco prodotto dalla pianta del tabacco è stato utilizzato per il trattamento di due persone che avevano contratto virus Ebola. Kentucky Bioprocessing, una unità del gigante del tabacco Reynolds American, ha prodotto il farmaco che è stato sviluppato da Mapp Biopharmaceutical. Così è stato prodotto ZMapp, il siero miracoloso che contrasta Ebola, iniettato ai due medici statunitensi che hanno contratto virus Ebola sul luogo dell’epidemia in Africa.
Una pandemia rappresenterebbe una manna dal cielo per Big Pharma. Sieri miracolosi o vaccini (circa al 2015) che siano, pur non essendo ancora certificati per uso umano, saranno richiesti a gran voce dal grande pubblico. Il che “costringerà” le autorità di controllo a licenziarlo celermente, procedendo a tappe forzate … e sarà un bel business sulla nostra pelle.
La paura appare anche nelle centinaia di pagine lette e nelle immagini sulle guerrigliere curde. Immagini che, in molti casi, mostrano donne giovani e belle, così sorridenti che non sfigurerebbero sulla copertina di Vanity fair. Insomma, le guerrigliere curde vengono prese in considerazione dai media italiani in quanto donne, e non in quanto militanti di organizzazioni politiche con delle idee e delle proposte politiche precise, rivoluzionarie.
Essi, facendo leva su un miscuglio di orientalismo, attrazione per l’esotico e fascinazione per le donne-soldato (basta guardare quanto ha scritto Gennaro Carotenuto in un articolo dell’agosto scorso sulle guerrigliere del Pkk, “delle quali potrei innamorarmi in blocco”, presentano un’immagine “neutralizzata” e “depotenziata” di queste guerrigliere. In questa mistificazione della realtà, le combattenti – definite spesso erroneamente peshmerga mentre sono militanti delle Ypg (Unità di difesa popolare) e delle Ypj (Unità di difesa delle donne) del Pyd, il partito maggioritario nel Kurdistan occidentale (la “Rojava”, nella Siria del nord), da sempre legato ai curdi del Pkk in Turchia – vengono presentate come impegnate a difendere la propria vita e l’emancipazione femminile contro l’oscurantismo religioso dell’I.S.
A ciò si aggiunge lo stupore che si prova davanti alla scelta, da parte di coloro che sono deputate a dare la vita, di partecipare a combattimenti in cui danno la morte. Una convinzione diffusa è, infatti, quella dell’incompatibilità femminile con la guerra: da qui lo stupore di vedere donne. I nemici? Tagliateste sanguinari, capaci di eccidi di massa e di trasformare bambini in kamikaze ma intimoriti dalla sola vista di una donna in divisa.
Ed Royce, presidente californiano della commissione Affari Internazionali della Camera dei Rappresentanti di Washington, fa sapere che “i soldati di Isis sembrano credere che se vengono uccisi in battaglia da un uomo vanno in Paradiso accolti da 72 vergini mentre se a ucciderli è una donna la sorte è differente perché non trovano le vergini”.
Le prime a notare tale anomalia nel comportamento di un nemico altrimenti spietato e apparentemente indomabile sono state proprio le donne-guerriere comunicando ai comandi di Erbil e Suleymania la “propria soddisfazione per essere riuscite a fermare l’avanzata di Isis” quasi senza colpo ferire.
La paura, dunque, come collante per piegarci a non vivere? In essa la figura della donna ribelle soglia pericolosa di pericolo? Il vero monstrum da abbattere? ☺
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