Il grado di civiltà di una società si valuta dalle concrete possibilità, offerte a chi sbaglia, di recuperare. Non concedere una opportunità a chi ha sbagliato significa condannare la persona a non poter vivere da persona, per sempre.
L’art. 27 della nostra Costituzione sancisce che “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. In palese, drammatica e vergognosa violazione di questo solenne principio si pone la situazione attuale delle carceri italiane, dove la carenza di personale specializzato nell’opera di rieducazione e reinserimento è, a dir poco, gravissima: per quasi 60mila persone detenute (la cifra è in costante aumento) si contano in tutto solo 660 educatori! Ogni educatore segue 90 persone con storie, drammi e percorsi molto diversi. È come dire che in una comunità di 12 persone una volta alla settimana si va ad affacciare un educatore od operatore.
Eppure, come è testimoniato dai risultati concreti raggiunti, i programmi di recupero sviluppati dai professionisti dell’area educativa creano numerose opportunità di inserimento, portando ad un abbattimento della recidiva di quasi il 90%! Inoltre, senza rieducazione, la sicurezza rischia di essere solo repressione, e tutti sappiamo come la pura repressione produca solo odio, rancore ed ostilità: terreno fertile per ogni tipo di criminalità. Al contrario, appare immediatamente evidente che solo una reale opera di rieducazione e reinserimento rappresenta il viatico autentico per una sempre maggiore sicurezza per tutto il consesso sociale.
Questo i nostri Padri Costituenti hanno voluto porre come pietra miliare del vivere civile.
In ragione della lampante inadeguatezza che emerge dalle cifre e, ben consapevoli che dietro ai numeri, purtroppo, ci sono tantissimi volti e storie di miseria e di dolore, chiediamo la tua firma perché tutti i Professionisti dell’Area Educativa (gli Educatori) vincitori ed idonei (circa 800) di un concorso durato cinque anni(!) possano immediatamente essere chiamati in servizio per cominciare (finalmente!) ad attuare la Costituzione, e porre fine ad uno scandalo che, oltre a gettare ombre cupissime sulla nostra civiltà, rappresenta per le spalle delle persone più deboli, giorno dopo giorno, un fardello sempre più pesante e disumano.
"Il carcere esiste e bisogna dargli necessariamente dei contenuti umani… la sicurezza, la disciplina, l'ordine non escludono il rapporto educativo, ma lo implicano e lo suscitano. L'educatore è il testimone della dimensione umana". Senza un progetto rieducativo non esiste il carcere, senza la presenza degli educatori non esiste progetto rieducativo. La carenza, di un numero adeguato di educatori nasconde improduttività rieducativa. Per questo sarebbe meglio far emergere le criticità per valorizzare le qualità, l’impegno e la fatica, ma ricordandosi sempre che occorre “far strada agli ultimi senza farsi strada”.
Occorre passare dalla certezza del pena alla certezza del diritto-dovere della rieducazione. Dietro l’appello degli educatori vi è il dolore di tanti detenuti che vorrebbero essere aiutati e che non possono, oltre che per le motivazioni di cui sopra, anche perché non viene dato spazio alle “riforme a costo zero” in cui cappellani, catechisti e volontari, pur rendendosi disponibili a percorsi di supporto vario, vengono boicottati, ostacolati ed allontanati. Perché?
A nome di tutti i detenuti che conosco vi chiedo di ascoltare il loro dolore. Dolore di chi oltre ad una pena da espiare non è aiutato a comprendere le carenze del percorso personale per cambiare la propria vita e produrre, a sua volta, cambiamento sociale. Anche oggi ci viene chiesto come a Caino: “dov’è tuo fratello?”. Ora dipende da te: non puoi più dire che non sapevi! http://firmiamo.it/sign/list/assumiamoivincitorieidoneiconcorsoeducatoricarceri ☺
adelellis@virgilio.it
Il grado di civiltà di una società si valuta dalle concrete possibilità, offerte a chi sbaglia, di recuperare. Non concedere una opportunità a chi ha sbagliato significa condannare la persona a non poter vivere da persona, per sempre.
L’art. 27 della nostra Costituzione sancisce che “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. In palese, drammatica e vergognosa violazione di questo solenne principio si pone la situazione attuale delle carceri italiane, dove la carenza di personale specializzato nell’opera di rieducazione e reinserimento è, a dir poco, gravissima: per quasi 60mila persone detenute (la cifra è in costante aumento) si contano in tutto solo 660 educatori! Ogni educatore segue 90 persone con storie, drammi e percorsi molto diversi. È come dire che in una comunità di 12 persone una volta alla settimana si va ad affacciare un educatore od operatore.
Eppure, come è testimoniato dai risultati concreti raggiunti, i programmi di recupero sviluppati dai professionisti dell’area educativa creano numerose opportunità di inserimento, portando ad un abbattimento della recidiva di quasi il 90%! Inoltre, senza rieducazione, la sicurezza rischia di essere solo repressione, e tutti sappiamo come la pura repressione produca solo odio, rancore ed ostilità: terreno fertile per ogni tipo di criminalità. Al contrario, appare immediatamente evidente che solo una reale opera di rieducazione e reinserimento rappresenta il viatico autentico per una sempre maggiore sicurezza per tutto il consesso sociale.
Questo i nostri Padri Costituenti hanno voluto porre come pietra miliare del vivere civile.
In ragione della lampante inadeguatezza che emerge dalle cifre e, ben consapevoli che dietro ai numeri, purtroppo, ci sono tantissimi volti e storie di miseria e di dolore, chiediamo la tua firma perché tutti i Professionisti dell’Area Educativa (gli Educatori) vincitori ed idonei (circa 800) di un concorso durato cinque anni(!) possano immediatamente essere chiamati in servizio per cominciare (finalmente!) ad attuare la Costituzione, e porre fine ad uno scandalo che, oltre a gettare ombre cupissime sulla nostra civiltà, rappresenta per le spalle delle persone più deboli, giorno dopo giorno, un fardello sempre più pesante e disumano.
"Il carcere esiste e bisogna dargli necessariamente dei contenuti umani… la sicurezza, la disciplina, l'ordine non escludono il rapporto educativo, ma lo implicano e lo suscitano. L'educatore è il testimone della dimensione umana". Senza un progetto rieducativo non esiste il carcere, senza la presenza degli educatori non esiste progetto rieducativo. La carenza, di un numero adeguato di educatori nasconde improduttività rieducativa. Per questo sarebbe meglio far emergere le criticità per valorizzare le qualità, l’impegno e la fatica, ma ricordandosi sempre che occorre “far strada agli ultimi senza farsi strada”.
Occorre passare dalla certezza del pena alla certezza del diritto-dovere della rieducazione. Dietro l’appello degli educatori vi è il dolore di tanti detenuti che vorrebbero essere aiutati e che non possono, oltre che per le motivazioni di cui sopra, anche perché non viene dato spazio alle “riforme a costo zero” in cui cappellani, catechisti e volontari, pur rendendosi disponibili a percorsi di supporto vario, vengono boicottati, ostacolati ed allontanati. Perché?
A nome di tutti i detenuti che conosco vi chiedo di ascoltare il loro dolore. Dolore di chi oltre ad una pena da espiare non è aiutato a comprendere le carenze del percorso personale per cambiare la propria vita e produrre, a sua volta, cambiamento sociale. Anche oggi ci viene chiesto come a Caino: “dov’è tuo fratello?”. Ora dipende da te: non puoi più dire che non sapevi! http://firmiamo.it/sign/list/assumiamoivincitorieidoneiconcorsoeducatoricarceri ☺
Il grado di civiltà di una società si valuta dalle concrete possibilità, offerte a chi sbaglia, di recuperare. Non concedere una opportunità a chi ha sbagliato significa condannare la persona a non poter vivere da persona, per sempre.
L’art. 27 della nostra Costituzione sancisce che “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. In palese, drammatica e vergognosa violazione di questo solenne principio si pone la situazione attuale delle carceri italiane, dove la carenza di personale specializzato nell’opera di rieducazione e reinserimento è, a dir poco, gravissima: per quasi 60mila persone detenute (la cifra è in costante aumento) si contano in tutto solo 660 educatori! Ogni educatore segue 90 persone con storie, drammi e percorsi molto diversi. È come dire che in una comunità di 12 persone una volta alla settimana si va ad affacciare un educatore od operatore.
Eppure, come è testimoniato dai risultati concreti raggiunti, i programmi di recupero sviluppati dai professionisti dell’area educativa creano numerose opportunità di inserimento, portando ad un abbattimento della recidiva di quasi il 90%! Inoltre, senza rieducazione, la sicurezza rischia di essere solo repressione, e tutti sappiamo come la pura repressione produca solo odio, rancore ed ostilità: terreno fertile per ogni tipo di criminalità. Al contrario, appare immediatamente evidente che solo una reale opera di rieducazione e reinserimento rappresenta il viatico autentico per una sempre maggiore sicurezza per tutto il consesso sociale.
Questo i nostri Padri Costituenti hanno voluto porre come pietra miliare del vivere civile.
In ragione della lampante inadeguatezza che emerge dalle cifre e, ben consapevoli che dietro ai numeri, purtroppo, ci sono tantissimi volti e storie di miseria e di dolore, chiediamo la tua firma perché tutti i Professionisti dell’Area Educativa (gli Educatori) vincitori ed idonei (circa 800) di un concorso durato cinque anni(!) possano immediatamente essere chiamati in servizio per cominciare (finalmente!) ad attuare la Costituzione, e porre fine ad uno scandalo che, oltre a gettare ombre cupissime sulla nostra civiltà, rappresenta per le spalle delle persone più deboli, giorno dopo giorno, un fardello sempre più pesante e disumano.
"Il carcere esiste e bisogna dargli necessariamente dei contenuti umani… la sicurezza, la disciplina, l'ordine non escludono il rapporto educativo, ma lo implicano e lo suscitano. L'educatore è il testimone della dimensione umana". Senza un progetto rieducativo non esiste il carcere, senza la presenza degli educatori non esiste progetto rieducativo. La carenza, di un numero adeguato di educatori nasconde improduttività rieducativa. Per questo sarebbe meglio far emergere le criticità per valorizzare le qualità, l’impegno e la fatica, ma ricordandosi sempre che occorre “far strada agli ultimi senza farsi strada”.
Occorre passare dalla certezza del pena alla certezza del diritto-dovere della rieducazione. Dietro l’appello degli educatori vi è il dolore di tanti detenuti che vorrebbero essere aiutati e che non possono, oltre che per le motivazioni di cui sopra, anche perché non viene dato spazio alle “riforme a costo zero” in cui cappellani, catechisti e volontari, pur rendendosi disponibili a percorsi di supporto vario, vengono boicottati, ostacolati ed allontanati. Perché?
A nome di tutti i detenuti che conosco vi chiedo di ascoltare il loro dolore. Dolore di chi oltre ad una pena da espiare non è aiutato a comprendere le carenze del percorso personale per cambiare la propria vita e produrre, a sua volta, cambiamento sociale. Anche oggi ci viene chiesto come a Caino: “dov’è tuo fratello?”. Ora dipende da te: non puoi più dire che non sapevi! http://firmiamo.it/sign/list/assumiamoivincitorieidoneiconcorsoeducatoricarceri ☺
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