Perdonate l’ingenuità
2 Febbraio 2014
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Perdonate l’ingenuità

Non capisco. Un anno fa una discutibile coalizione, fatta in gran parte da altrettante discutibili persone, si è messa insieme ed ha chiesto ed ottenuto la fiducia dei molisani per risollevare le sorti della regione. Non so che cosa è cambiato, ma, se è vero che al peggio non c’è limite, si ha la sensazione che si era toccato il fondo e ora lo si sta raschiando. Poiché sono i progetti a fare la differenza, ecco che per non essere divisivi non ne fanno. Visto che ne va della sopravvivenza, meglio discutere del quinto assessore (che riguarda pochi) piuttosto che della sanità che riguarda tutti. A che pro accanirsi in cerca di cure? Non ne vale la pena, tanto da questa vita non si esce vivi! Mancano i fondi per la ricostruzione e allora con quel poco che si riesce a spillare al governo è meglio stabilizzare un congruo numero di tecnici, che restituire un tetto a chi vive in fatiscenti casette. Manca il lavoro, le aziende chiudono, la gente è disperata e allora niente di meglio che giocare a tira e molla con i portaborse, fondi ai gruppi, rimborsi vari, almeno ci sarà qualcuno che non deve tirare la cinghia. Solo scherzi di carnevale?

Non capisco. La politica è servizio: lo dicono e lo ripetono tutti. Eppure chiunque decide di impegnarsi in politica, a tutti i livelli, cerca di creare per sé un sistema di potere e di ricatti. Tempo e intelligenza sono in gran parte occupati a neutralizzare gli altri, che siano amici o nemici non fa differenza, perché dal momento del proprio impegno tutti gli altri fanno ombra. Più che qualcosa di utile per le comunità stanno attenti a parare i colpi che, come il calcio dell’asino, si sferrano l’un l’altro per risultare sempre i primi del reame. Sono già due governi che nascono per fare la riforma elettorale, ma di tutto si occupano fuorché di portarla a compimento. Muoiono, ma non la fanno, perché non guardano a ciò che è meglio per favorire la democrazia, ma a quello che ingrassa e ingrossa il proprio gruppo, possibilmente a scapito degli altri. E questo è il criterio di elaborazione di tutte le leggi che tentano di produrre. Addirittura, non avendo di meglio, si erano messi a giocare allo sfascio con la Costituzione, senza nessuna remora. Questo è servire il Paese o servirsi del Paese? La norma è diventata l’eccezione. José Mujica, 78 anni, presidente dell’Uruguay dal 2010, definito il Mandela sudamericano, avendo sofferto 14 anni in carcere sotto il regime militare, con le sue scelte ci dice che è possibile una politica altra, mettendo al centro il bene della comunità e non il tornaconto personale. Purtroppo persone così da noi oggi non vanno di moda perché troppo distanti dal carnevale della vita.

Non capisco. Nella chiesa l’autorità è servizio. Don Tonino Bello, uno dei rari vescovi profetici, diceva che bisogna andare in giro con il catino e l’asciugatoio per lavare i piedi di coloro che si incontrano e infatti le gerarchie ecclesiastiche sgomitano per occupare posti di sempre maggior prestigio, secondo le loro categorie. Conosco un vescovo che addirittura fa mettere sui giornali la propria candidatura per qualunque ufficio si rende vacante nel tempo, dalla sede di Milano a quella di segretario della conferenza episcopale, e non si muove né apre bocca senza assicurarsi che prima non vi sia una telecamera pronta ad immortalarlo. Le scelte del nuovo papa li costringe ad agire velatamente, giammai li converte. All’ombra del tempio c’è sempre chi cerca di fare affari. Attendono con trepidante fiducia che passi quella che per loro è un’insopportabile nottata. Al vescovo Loris Capovilla, già segretario di papa Giovanni XXIII, e oggi ultranovantenne, appena nominato cardinale (qualche volta l’onestà paga!), quando fu mandato vescovo a Chieti, il potere clerico-democristiano fece trovare davanti all’episcopio, per ingraziarselo, una macchina nuova e fiammante. Lui la rispedì al mittente dicendo che gli bastava quella che aveva. E così non andò lontano. Possibile che le coraggiose scelte di papa Francesco, che di colpo ha proiettato indietro di anni luce gli ultimi due papi, non dicono niente a quelli che hanno fatto del carnevale una scelta di vita?

Non capisco. Il terremoto dell’Aquila ha fatto scompisciare di risate degli imprenditori, appena appresa la notizia; ha fatto spremere finte lacrime alla Prefetta, ad uso della televisione; ha fatto ritenere a un assessore che fosse “una botta di culo” per fare affari irripetibili; ha fatto ingrassare molti speculatori, da chi ha fornito i cessi chimici il giorno dopo a chi ha fatturato bare anche per i vivi estratti dalle macerie; è servito per la passerella di capi di stato e di capi di minchia. Ha consentito di far capire, con tutta l’amarezza che si può provare, che lupi e sciacalli, iene e avvoltoi non sono animali in via di estinzione, ma belve omaggiate e riverite, che abitano la normalità delle persone, magari le più insospettate. Sarà che quella regione è grande rispetto al Molise, ma possibile che dal nostro terremoto ancora non trapela nulla di truffe e tangenti, di bulli e furbetti, di creste e ricatti? La faranno franca ancora per molto? Se fosse andato tutto secondo logica e giustizia non staremmo ancora a questo punto e in questo impasse. Vuol dire che da noi la maschera tiene meglio e il carnevale può continuare ancora a lungo.

Non capisco. Perdonate l’ ingenuità. ☺

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