Predoni. Il land-grabbing ai danni delle popolazioni povere
30 Agosto 2017
laFonteTV (4175 articles)
Share

Predoni. Il land-grabbing ai danni delle popolazioni povere

Il recente annuncio dell’abbandono degli accordi di Parigi sul clima da parte dell’attuale amministrazione americana, guidata da Donald Trump, rappresenta senza dubbio un segnale negativo circa la volontà degli stati del mondo a considerare il pianeta Terra e la sua salvaguardia come obiettivo primario.

 

In nome di una millantata crescita dell’occupazione e di consistenti risparmi nell’utilizzo del denaro pubblico, si tenta di convincere l’opinione pubblica che dedicarsi alla tutela ed al rispetto dell’ambiente sia del tutto superfluo. Il disprezzo per la “terra”, intesa sia come suolo da coltivare, sia come globo terracqueo che ci “ospita”, sembra non avere mai abbandonato l’animo umano; al contrario, negli ultimi tempi, gli interessi economici stanno invece mostrando tutta la loro crudeltà, nonostante le numerose ed avanzate campagne di sensibilizzazione ed educazione ecologica.

Tornare indietro, oltre che improponibile – lo sappiamo bene – sarebbe impossibile: l’industrializzazione dei secoli scorsi, l’informatizzazione odierna hanno plasmato la nostra società e conseguentemente il nostro modo di vivere, le nostre abitudini; non ci è consentito neanche lontanamente di pensare ad un ritorno al passato!

Eppure il passato piomba prepotentemente nel nostro tempo, ancora oggi, quando sentiamo parlare di land grabbing [pronuncia: lend-grabbin]. Si tratta dell’acquisizione di terreni agricoli in paesi in via di sviluppo da parte di aziende o governi di altri paesi senza il consenso delle comunità che vi abitano. Detta in questo modo potrebbe richiamare le medievali invasioni barbariche cui ha fatto seguito, nella storia, il proliferare del latifondo. Il fenomeno, che purtroppo è relativo ai giorni nostri, consiste invece nella colonizzazione selvaggia che le imprese multinazionali mettono in atto soprattutto nel Sud del mondo.

Il termine anglofono è composto dal sostantivo land, terra, e dal verbo grab, afferrare, un verbo quest’ultimo dalla connotazione onomatopeica che anche nel suono riproduce l’azione fulminea, decisa, quasi violenta di impossessarsi di qualcosa. Il verbo grab, che viene usato in espressioni quali aggrapparsi ad un sostegno in una situazione di pericolo, rende bene l’idea dell’azione di impadronirsi del suolo anche e soprattutto contro la volontà o il parere favorevole di chi lo abita.

Acquisto o esproprio massiccio di terreni, il land grabbing sta devastando soprattutto vaste zone dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina; le tradizionali colture, quelle che potrebbero interessare le popolazioni locali, contribuendo così a ridurre il grave problema della malnutrizione, vengono sostituite da altre destinate alle nazioni del Nord del mondo.

La coltivazione dell’olio di palma, ad esempio, – che attualmente è considerato un ingrediente “pericoloso” – ma che è stato usato dalla maggioranza delle compagnie alimentari come grasso vegetale, ha contribuito a deturpare l’ecosistema dell’Indonesia e della Malesia, fornitrici del 90% di quest’olio, con perdite di biodiversità e aumento di anidride carbonica. Profitto ed aumento di produttività prevalgono quindi su trasparenza, sostenibilità, rispetto delle popolazioni locali; le colture agricole su piccola scala sono soppiantate da estese coltivazioni intensive cui fanno seguito deforestazione di territori, impoverimento del suolo coltivabile, inquinamento sia del terreno coinvolto che delle risorse che vi si ricavano.

Sempre più crescente, inoltre, è oggi la domanda di energia derivata dall’agricoltura: le merci più richieste sembrano essere lo zucchero, il mais, la soia, l’olio di palma.

Queste materie prime, che generalmente vengono utilizzate per la produzione di alimenti o come alimenti in sé, vengono sempre di più richieste come base per la produzione di biocarburanti e la domanda proviene per la maggior parte dai cosiddetti paesi sviluppati. Essendo considerati “energia pulita”, in grado di consentire la diminuzione dell’uso di combustibili fossili, i biocarburanti sono molto richiesti: la domanda globale di questi beni quindi si sta modificando, piegata dalla legge del mercato che insegue esclusivamente il guadagno a discapito di qualsiasi altro elemento, sia antropico che morale. Il mercato degli agro-combustibili è dominato in particolare dagli Stati Uniti, ma anche l’Unione Europea è interessata ad esso, sia per ridurre il tasso di inquinamento derivante dal petrolio, ma soprattutto per ridurre i costi.

Non importa dove e come, l’essenziale è procurarsi questi beni! A questa immorale e disumana convinzione risponde l’azione del land grabbing, che in maniera subdola, ma a volte anche violenta, spoglia le popolazioni del proprio territorio costringendole ad impoverimento, fame, migrazioni. ☺

laFonteTV

laFonteTV