progetto condivisione
21 Marzo 2010 Share

progetto condivisione

 

Desta sgomento e stupore il modo con il quale i nostri rappresentanti politici stanno affrontando il grave momento di crisi che ha investito il mondo e l’Italia. A leggere i giornali di questo periodo c’è da restare sorpresi per l’enorme quantità di cifre che vengono fornite sulla crisi. C’è chi non la vede o assicura che non è tragica, chi chiede agli italiani di smetterla di lamentarsi perché i nostri ammortizzatori sociali sono i migliori di Europa, c’è chi inietta ottimismo ad ogni costo. I rappresentanti del Governo stanno giocando sulla pelle degli italiani, annunciando di aver trovato miliardi da tutte le parti per grandi opere senza però dare risposte alle migliaia di lavoratori  che sono in cassa integrazione o che già sono stati licenziati.

Vengono date risposte più emotive che organiche e ogni parte cerca di portare acqua al proprio mulino. La Politica, di fronte ad una situazione così grave, dovrebbe fare di più.

Questa crisi, come ha posto in evidenza il Santo Padre, sarà dolorosa per tutti e drammatica per molti, soprattutto per le famiglie monoreddito. La Chiesa si sta mobilitando molto per dare e offrire delle priorità, con un invito a cambiare anche gli stili di vita, tenuto conto che, come abbiamo più volte evidenziato, questa crisi non è solo finanziaria ed economica, ma è anche  crisi morale ed etica. Oggi più che mai deve regnare la “condivisione” se si vuole uscire da questa grave situazione. Bisogna mettere in fila la solidarietà e non dire che bisogna difendersi dagli immigrati e dai poveri,che bisogna  alzare steccati nei confronti dei diversi. Il vicino, il prossimo va rispettato e con lui vanno condivise molte cose in solidarietà, senza guardare al colore, alla razza, al livello sociale ed economico.

Alle famiglie va ridato benessere e va recuperato in politica l’impegno per il bene comune. Oggi la famiglia è in crisi perché ne è stata messa in discussione il ruolo e la funzione. Se la famiglia non si ricolloca al centro del sistema sociale, i provvedimenti che vengono adottati a qualsiasi livello sono fine a se stessi e non elimineranno le cause del disagio diffuso e la crisi non sarà superata.

La Chiesa in questa fase deve avere il coraggio della denuncia, come sta facendo, ma anche del sostegno e dell’intervento. Deve sporcarsi le mani. I cattolici non possono stare più a guardare.    Bisogna avere il coraggio di andare controcorrente, stare dalla parte di chi non ha voce, anche se ciò può portare in rotta di collisione con chi detiene il potere. La Chiesa deve incarnarsi lì dove ci sono le problematiche sociali oppure non è Chiesa.

Così come la Quaresima non è sostituire il pesce alla carne, affermazione del nostro Direttore, la Pasqua non può ridursi a ripetere riti e preparare celebrazioni perfette e fastose. Oggi la Pasqua deve essere impegno concreto per le famiglie, per i diseredati, per chi non ha pane quotidiano, per chi ha bisogno di aiuto. Con un impegno corale, mettendo in pratica gli inviti di Padre GianCarlo Bregantini, dobbiamo riuscire ad imporre alle aziende e alle imprese il concetto del profitto sociale.

Se la Politica regionale non riuscirà a breve a dare risposte concrete, rinunciando per una volta a pensare solo a benefit elettorali, molte famiglie saranno sul lastrico e non basterà l’impegno delle Caritas diocesane a risollevare la situazione. I responsabili della politica regionale, dopo aver regalato tante autorizzazioni alla grande distribuzione che ha messo in crisi il piccolo commercio presente in tutte le nostre microrealtà locali, come primo segno concreto facciano stipulare convenzioni con queste strutture per  consentire a chi è in seria difficoltà di poter fare la spesa a prezzi contenuti. Sarebbe un bel regalo di Pasqua, invertendo la rotta della spesa consumistica. ☺

mario@ialenti.it

 

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