punto e a capo   di Giulia D’Ambrosio
1 Dicembre 2011 Share

punto e a capo di Giulia D’Ambrosio

 

Punto e a capo. Finalmente. Se pure fosse spaventoso sapere che il nostro nuovo Governo tecnico   obbedisce al NWO (nuovo ordine mondiale) sono certa che la competenza, la serietà e la conoscenza di coloro che lo compongono si adopereranno a salvare dal baratro il Paese e ci indurranno al più presto a trovare metodo e coscienza per selezionare un nuovo governo politico. Ma dovremo ricominciare tutti ad essere veri cittadini pensanti, indisponibili ad optare per il meno peggio e pronti a combattere soprusi ed ingiustizie anche a costo di una vera rivoluzione sociale.

L'Italia ha bisogno di una governance trasparente e rispettosa dei bisogni ambientali e sociali per influenzare positivamente la redditività finanziaria del Paese, ma per ottenere questo risultato bisogna ristabilizzare un profondo sentimento etico.

La destabilizzazione dell'etica è il principale pericolo del nostro tempo. La società è diventata un agglomerato di individui ormai estranei gli uni agli altri, se non ostili, quando diventano reciprocamente competitivi. La nostra società è composta non più di famiglie solide e monocellulari  ma è fatta di legami allargati e ricomposti; quando si parla di etica civile bisogna confrontarsi su nuovi fronti capaci di difendere il pluralismo, la libertà, l'uguaglianza dei cittadini. Siamo alla ricerca di una patria comune fatta di diversità di posizioni, di nazionalità diverse ed anche di religioni diverse che convivono pacificamente  ma siamo anche  alla ricerca di nuove forme di libertà umana.

Tutto ciò si scontra quotidianamente con tutte le aggressioni di una economia che di etico non conserva  quasi nulla.

Il mondo della Finanza  investe in imprese che producono armi, tabacco o vendono materiale a “certi” stati. Il nostro Paese investe in aziende che direttamente, o attraverso società da loro partecipate, sono coinvolte in violazioni gravi o sistematiche dei diritti umani, gravi danni ambientali, corruzione, violazioni dei diritti delle persone in situazioni di guerra o di conflitto e violazioni dei diritti fondamentali.

Com’è possibile coniugare le regole spesso spregiudicate dell’economia con princìpi che salvaguardino la nostra fragilità? Quali criteri seguire? Dovremmo innanzitutto tenere conto di valori condivisi e fare in modo che le future generazioni possano beneficiare della ricchezza del nostro Paese. La nostra presenza nei mercati di tutto il mondo pone sicuramente le basi per uno  sviluppo sostenibile, nella sua accezione più ampia e può favorire anche il risultato finanziario. Se il nostro Paese facesse investimenti responsabili si potrebbe finalmente contribuire allo sviluppo delle buone pratiche nell’economia.

Ricordare ciò che è stata la storia recente della nostra Repubblica dovrà aiutarci a distinguere gli errori da evitare e gli obiettivi da raggiungere. La conoscenza del nostro passato deve servire a vivere meglio il presente, a sperare in un futuro migliore. Se l'Italia ha bisogno dell'Europa, l'Europa ha bisogno dell'Italia e noi saremo salvi. Spero che le tinte fosche della politica  che oscurano qualunque risorsa positiva degli uomini che la animano non schiaccino ancora un popolo che cerca di rendersi protagonista della sua storia  e del suo tempo.

Preferisco non fare riferimenti alla nostra regione, spero solo che sappia considerarsi  parte di una nazione inimitabile, bella e appassionata di arti e di mercanti famosi in tutto il mondo, che sappia essere orgogliosa di quel poco che ha e non consenta a nessuno di sporcarla con ciò che col progresso e la speranza non ha nulla a che fare. ☺

giuliadambrosio@hotmail.it

 

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