C’è una massima secondo la quale è meglio non parlare se le parole non possono essere di alcuna utilità. Per questo sono costretta a fare i conti con ciò che scriverò mentre mi soffermo a pensare su cosa sono le relazioni internazionali per me.
Mi trovo lontana da casa, a Malta, dove il sole picchia forte già dalle prime ore del mattino. Oggi con la mia coordinatrice ho cercato per due ore l’Office of the Commissioner for Children, dove farò il tirocinio. Abbiamo sbagliato strada e nessuno è stato in grado di aiutarci se non un telefono di ultima generazione. Nell’ufficio la tutor parlava in inglese molto velocemente.
Come farò a capirla? Sarò all’ altezza dei compiti che mi saranno dati? Dovrei, ho studiato relazioni internazionali! Già, ma cosa sono le relazioni internazionali? Semplicisticamente possiamo definirle come il complesso di rapporti che intercorrono tra gli stati, le entità base del sistema internazionale.
I rapporti internazionali per eccellenza sono resi possibili in gran parte dalle persone che lavorano negli organi dello stato (non solo del governo) proiettati verso l’esterno come le ambasciate e i consolati.
Considerando che realisticamente parlando non arriverò mai a quel livello a causa delle difficoltà linguistiche, a causa della richiesta dell’informazione continua sui fatti di attualità riguardanti gli stati che compongono il sistema internazionale, su una approfondita conoscenza di storia e politica internazionale, economia internazionale, sociologia, diritto internazionale, teoria delle relazioni internazionali; considerando che non riuscirei a essere fredda al punto da portare avanti la politica del mio stato senza remore, senza mezze misure, come posso essere una creatrice di rapporti internazionali e come questi possono avere un effetto positivo per la comunità in cui vivo? Ebbene questo avviene, a mio avviso, attraverso la trasmissione di storie.
Potrebbe sembrare superfluo ricordare il valore del viaggio ma non lo è se esso serve a connettere le persone non come fanno internet e i cellulari, ma come solo le storie vere sanno fare.
Così passeggiando sotto il sole che brucia ripenso alle lezioni di inglese durante le quali la teacher ci spiega che essendo maltese non ha mai visto la neve in vita sua e che i bambini maltesi sognano di poter costruire un pupazzo di neve.
Ripenso alle parole di Karim, il ragazzo della Libia che nel giorno dell’ anniversario della rivoluzione libica (17 febbraio) doveva portare all’ospedale il cugino ferito da un’arma da fuoco ma tutti gli ospedali pubblici erano chiusi a causa del “giorno di festa nazionale” e i medici degli ospedali privati si rifiutavano di prestargli soccorso a causa del sovraffollamento. Ripenso a quando ci ha raccontato che una sua amica lo ha svegliato in piena notte piangendo per rivelargli che aveva ucciso un uomo che la minacciava con un kalashnikov. Ripenso a quando ha sperato con tutto se stesso che il ricordo della guerra svanisse. Rimbomba nella mente la devozione di Ibrahim e dei musulmani che si accingono a mangiare un piatto come il basin libico con la mano destra, dopo aver accuratamente lavato le mani. Analizzo il trasporto dei brasiliani per i mondiali nonostante la povertà sconvolgente delle favelas. E ripenso a Marsha, la bellissima russa che ci mette davanti al fatto compiuto del real estate.
E così, camminando, ripenso alla mia dolce collina che sarà sempre impareggiabile, sarà sempre la dolce terra della mia infanzia. Penso all’Italia che rimarrà sempre la terra dei miei grandi amori e dei miei grandi affetti. Un Molise e un’Italia che hanno bisogno di cure, come quelle che si danno a un bambino, che raccontano storie come fa un anziano saggio, che ascoltano storie come fa un ragazzo che vuole realizzare i propri sogni.
Beh forse per creare davvero delle relazioni internazionali non c’è bisogno di entrare nelle ambasciate. Basta portare con sé una storia da raccontare e raccogliere gli occhi dei passanti per poi sfoggiarli in un sorriso. Solo così, con le storie, la mia collina può vivere davvero.☺
C’è una massima secondo la quale è meglio non parlare se le parole non possono essere di alcuna utilità. Per questo sono costretta a fare i conti con ciò che scriverò mentre mi soffermo a pensare su cosa sono le relazioni internazionali per me.
Mi trovo lontana da casa, a Malta, dove il sole picchia forte già dalle prime ore del mattino. Oggi con la mia coordinatrice ho cercato per due ore l’Office of the Commissioner for Children, dove farò il tirocinio. Abbiamo sbagliato strada e nessuno è stato in grado di aiutarci se non un telefono di ultima generazione. Nell’ufficio la tutor parlava in inglese molto velocemente.
Come farò a capirla? Sarò all’ altezza dei compiti che mi saranno dati? Dovrei, ho studiato relazioni internazionali! Già, ma cosa sono le relazioni internazionali? Semplicisticamente possiamo definirle come il complesso di rapporti che intercorrono tra gli stati, le entità base del sistema internazionale.
I rapporti internazionali per eccellenza sono resi possibili in gran parte dalle persone che lavorano negli organi dello stato (non solo del governo) proiettati verso l’esterno come le ambasciate e i consolati.
Considerando che realisticamente parlando non arriverò mai a quel livello a causa delle difficoltà linguistiche, a causa della richiesta dell’informazione continua sui fatti di attualità riguardanti gli stati che compongono il sistema internazionale, su una approfondita conoscenza di storia e politica internazionale, economia internazionale, sociologia, diritto internazionale, teoria delle relazioni internazionali; considerando che non riuscirei a essere fredda al punto da portare avanti la politica del mio stato senza remore, senza mezze misure, come posso essere una creatrice di rapporti internazionali e come questi possono avere un effetto positivo per la comunità in cui vivo? Ebbene questo avviene, a mio avviso, attraverso la trasmissione di storie.
Potrebbe sembrare superfluo ricordare il valore del viaggio ma non lo è se esso serve a connettere le persone non come fanno internet e i cellulari, ma come solo le storie vere sanno fare.
Così passeggiando sotto il sole che brucia ripenso alle lezioni di inglese durante le quali la teacher ci spiega che essendo maltese non ha mai visto la neve in vita sua e che i bambini maltesi sognano di poter costruire un pupazzo di neve.
Ripenso alle parole di Karim, il ragazzo della Libia che nel giorno dell’ anniversario della rivoluzione libica (17 febbraio) doveva portare all’ospedale il cugino ferito da un’arma da fuoco ma tutti gli ospedali pubblici erano chiusi a causa del “giorno di festa nazionale” e i medici degli ospedali privati si rifiutavano di prestargli soccorso a causa del sovraffollamento. Ripenso a quando ci ha raccontato che una sua amica lo ha svegliato in piena notte piangendo per rivelargli che aveva ucciso un uomo che la minacciava con un kalashnikov. Ripenso a quando ha sperato con tutto se stesso che il ricordo della guerra svanisse. Rimbomba nella mente la devozione di Ibrahim e dei musulmani che si accingono a mangiare un piatto come il basin libico con la mano destra, dopo aver accuratamente lavato le mani. Analizzo il trasporto dei brasiliani per i mondiali nonostante la povertà sconvolgente delle favelas. E ripenso a Marsha, la bellissima russa che ci mette davanti al fatto compiuto del real estate.
E così, camminando, ripenso alla mia dolce collina che sarà sempre impareggiabile, sarà sempre la dolce terra della mia infanzia. Penso all’Italia che rimarrà sempre la terra dei miei grandi amori e dei miei grandi affetti. Un Molise e un’Italia che hanno bisogno di cure, come quelle che si danno a un bambino, che raccontano storie come fa un anziano saggio, che ascoltano storie come fa un ragazzo che vuole realizzare i propri sogni.
Beh forse per creare davvero delle relazioni internazionali non c’è bisogno di entrare nelle ambasciate. Basta portare con sé una storia da raccontare e raccogliere gli occhi dei passanti per poi sfoggiarli in un sorriso. Solo così, con le storie, la mia collina può vivere davvero.☺
C’è una massima secondo la quale è meglio non parlare se le parole non possono essere di alcuna utilità.
C’è una massima secondo la quale è meglio non parlare se le parole non possono essere di alcuna utilità. Per questo sono costretta a fare i conti con ciò che scriverò mentre mi soffermo a pensare su cosa sono le relazioni internazionali per me.
Mi trovo lontana da casa, a Malta, dove il sole picchia forte già dalle prime ore del mattino. Oggi con la mia coordinatrice ho cercato per due ore l’Office of the Commissioner for Children, dove farò il tirocinio. Abbiamo sbagliato strada e nessuno è stato in grado di aiutarci se non un telefono di ultima generazione. Nell’ufficio la tutor parlava in inglese molto velocemente.
Come farò a capirla? Sarò all’ altezza dei compiti che mi saranno dati? Dovrei, ho studiato relazioni internazionali! Già, ma cosa sono le relazioni internazionali? Semplicisticamente possiamo definirle come il complesso di rapporti che intercorrono tra gli stati, le entità base del sistema internazionale.
I rapporti internazionali per eccellenza sono resi possibili in gran parte dalle persone che lavorano negli organi dello stato (non solo del governo) proiettati verso l’esterno come le ambasciate e i consolati.
Considerando che realisticamente parlando non arriverò mai a quel livello a causa delle difficoltà linguistiche, a causa della richiesta dell’informazione continua sui fatti di attualità riguardanti gli stati che compongono il sistema internazionale, su una approfondita conoscenza di storia e politica internazionale, economia internazionale, sociologia, diritto internazionale, teoria delle relazioni internazionali; considerando che non riuscirei a essere fredda al punto da portare avanti la politica del mio stato senza remore, senza mezze misure, come posso essere una creatrice di rapporti internazionali e come questi possono avere un effetto positivo per la comunità in cui vivo? Ebbene questo avviene, a mio avviso, attraverso la trasmissione di storie.
Potrebbe sembrare superfluo ricordare il valore del viaggio ma non lo è se esso serve a connettere le persone non come fanno internet e i cellulari, ma come solo le storie vere sanno fare.
Così passeggiando sotto il sole che brucia ripenso alle lezioni di inglese durante le quali la teacher ci spiega che essendo maltese non ha mai visto la neve in vita sua e che i bambini maltesi sognano di poter costruire un pupazzo di neve.
Ripenso alle parole di Karim, il ragazzo della Libia che nel giorno dell’ anniversario della rivoluzione libica (17 febbraio) doveva portare all’ospedale il cugino ferito da un’arma da fuoco ma tutti gli ospedali pubblici erano chiusi a causa del “giorno di festa nazionale” e i medici degli ospedali privati si rifiutavano di prestargli soccorso a causa del sovraffollamento. Ripenso a quando ci ha raccontato che una sua amica lo ha svegliato in piena notte piangendo per rivelargli che aveva ucciso un uomo che la minacciava con un kalashnikov. Ripenso a quando ha sperato con tutto se stesso che il ricordo della guerra svanisse. Rimbomba nella mente la devozione di Ibrahim e dei musulmani che si accingono a mangiare un piatto come il basin libico con la mano destra, dopo aver accuratamente lavato le mani. Analizzo il trasporto dei brasiliani per i mondiali nonostante la povertà sconvolgente delle favelas. E ripenso a Marsha, la bellissima russa che ci mette davanti al fatto compiuto del real estate.
E così, camminando, ripenso alla mia dolce collina che sarà sempre impareggiabile, sarà sempre la dolce terra della mia infanzia. Penso all’Italia che rimarrà sempre la terra dei miei grandi amori e dei miei grandi affetti. Un Molise e un’Italia che hanno bisogno di cure, come quelle che si danno a un bambino, che raccontano storie come fa un anziano saggio, che ascoltano storie come fa un ragazzo che vuole realizzare i propri sogni.
Beh forse per creare davvero delle relazioni internazionali non c’è bisogno di entrare nelle ambasciate. Basta portare con sé una storia da raccontare e raccogliere gli occhi dei passanti per poi sfoggiarli in un sorriso. Solo così, con le storie, la mia collina può vivere davvero.☺
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