responsabilità sociale
31 Maggio 2010 Share

responsabilità sociale

 

È di questi giorni all’attenzione della società civile italiana il Libro Verde del Terzo Settore, prodotto dal Forum Nazionale, oggetto di riflessione in un’aula di Montecitorio il 13 maggio. La “stagione costituente”, come viene definito il momento che attraversiamo sul tema delle politiche sociali e dei soggetti che se ne fanno testimoni in prima linea, comporta l’assunzione di scelte non più rinviabili.

Da una recente indagine,  risalente al 2008, risulta che all’interno dei gruppi che operano nel mondo del volontariato, della cooperazione e dell’associazio -nismo di promozione sociale, in Italia si contano oltre cinquemilioni di persone (una media che si aggira intorno al 10% della popolazione). E non è da poco la consistenza in ambito lavorativo e nel contribuire all’economia del paese da parte di 800.000 lavoratori con contratti che investono l’ambito del no profit.

Un esperto in materia, E. Zandonai, docente all’Università di Bologna, pone il dilemma antico e sempre ricorrente: per svolgere la sua funzione di promozione sul piano dell’economia l’impresa no profit deve assumere e replicare il modello corrente del mercato? Il nostro esperto, senza mezzi termini, dà rilevo alla salvaguardia della dimensione relazionale in ambito lavorativo che deve caratterizzare primariamente l’universo del no profit ed avere ricadute anche sull’intera società. Su questo fronte si gioca la sfida che la cittadinanza di terzo settore lancia a se stessa e alla società intera in una stagione politica che palesa chiari segnali di malessere.

Diamo ascolto ad un’altra voce autorevole che interpreta istanze che, seppure occultate, emergono dalle radici del nostro universo sociale e politico. E non ci sono spazi che ne siano immuni. Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione per il Sud, a conclusione di una analisi per nulla ammorbidita sui mali che travagliano il meridione, non ha riserve a concludere: “Io penso che bisogna con forza porre al centro delle politiche per il Sud le politiche sociali… Al Sud il terzo settore è chiamato in modo più perentorio ad un ruolo di supplenza”.

Potrà disturbare di certo quanti assegnano alla politica la funzione primaria di programmazione, attuazione e sostegno per la promozione del territorio e per la salvaguardia dei diritti dei cittadini. Per rifarsi alla realtà egli cita l’evasione dell’obbligo scolastico che in molte zone del meridione giunge a costituire quasi un’anticamera per l’approccio dei ragazzi alla criminalità organizzata e quindi per l’avvio al lavoro nero in ambiti tra i più a rischio. Ma qui torniamo su un terreno di acceso diverbio tra società attiva e politica, che non ha trovato ad oggi significativi tavoli costituenti, volti ad affrontare con continuità sistematica questioni che investono la cultura e le prassi di una autentica democrazia, sia sul piano della legislazione che degli interventi di strategia operativa  che lo stato deve programmare e attuare.

E qui tocchiamo il nodo della questione. Torniamo con decisione alle sfide che la società civile organizzata si trova ad affrontare e che ritroviamo tra le righe del documento che in questi giorni il Forum Nazionale del Terzo Settore rilancia al proprio interno: “la dignità e promozione della persona, l’uguaglianza dei diritti come base del patto di cittadinanza; la dimensione comunitaria e partecipativa come orizzonte di una convivenza che promuove pace e legalità”. Si tratta allora di mettere su un “laboratorio del cambiamento sociale, animato da cittadine e cittadini che guardano con fiducia al futuro e scelgono di essere protagonisti della sua costruzione”.

L’associazionismo non può e non deve rinserrarsi nel microterritorio relegandosi in reti leggere con l’adeguarsi alle vecchie logiche di dipendenza e sudditanza ad una politica che si rinserra nel modello del clientelismo diffuso a cui si accomodano partiti, ma anche individui e gruppi sociali. Occorrono nuovi modelli di interlocuzione che non si rassegnino all’esistente e che promuovano forme di dialogo civile che ridìa spazio e sostanza  alla Costituzione di cui negli ultimi tempi si è celebrata la ricorrenza in rituali di memoria che non si sono per lo più tradotti nel recupero di valori e di impegno in termini di responsabilità di tutti, istituzioni e cittadini.

Viviamo una stagione che lascia sperare nel rilancio dei diritti e dei doveri di noi tutti, come codificato nella prima parte della Costituzione. Anche in Molise ci si adopera per sussidiare la politica con l’azione diretta dei cittadini e dell’associazionismo organizzato. La mobilitazione a difesa dell’acqua come bene pubblico ne è una solida testimonianza.

La responsabilità ci riguarda tutti: non ci si può rassegnare a blaterare nei confronti della politica. Facciamo rete diffusa e coesa e siamo propositivi. Così potremo innovare in termini di diritti e di doveri. Spetta a noi tutti cambiarla… la politica. ☺

le.leone@tiscali.it

 

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