Ribellarsi è giusto
Questo il messaggio autentico della bella assemblea che la fonte ha tenuto sul “futuro dell’acqua” il 20 novembre a Termoli. È eticamente giusta, politicamente necessaria la ribellione del popolo molisano ad un uso familistico, privato del potere e della politica, un abuso che sta spegnendo la nostra piccola comunità. Gli abitanti del Molise sono poco più di 280mila, mentre un milione di molisani vivono e operano fuori dalla nostra regione. Una comunità intera costretta a fuggire per cercare un senso alla propria esistenza. Un esodo, una diaspora della grande maggioranza della nostra comunità.
Ma non vi è limite al peggio: in nome di una pelosa solidarietà, con il piglio e l’arroganza dei vecchi colonialisti e delle moderne multinazionali, si vuole espropriare l’ultimo bene di questa nostra piccola regione, l’acqua. Una classe dirigente “farlocca”, ignorando quanta acqua ancora possiede il nostro territorio e senza curarsi di quanta acqua avremmo bisogno per sviluppare la nostra economia, la nostra agricoltura e i nostri servizi sociali, si appresta a svendere nel mercatino degli interessi romani “l’oro blu”. È stato scandaloso il comportamento di quanti hanno la massima responsabilità delle nostre istituzioni, i quali come le scimmiette del proverbio giapponese “non vedono, non sentono, non parlano”. Dell’acqua molisana, in queste ultime settimane, si è discusso a Roma, in Puglia e in Campania, ma i nostri campioni nella tutela della regione Molise, non si sono accorti di nulla. Non solo, la Coldiretti pugliese intenta a difendere gli interessi degli agricoltori pugliesi ha rivendicato l’acqua del Molise, quasi fosse un diritto naturale; sarebbe interessante sapere quale è l’opinione della Coldiretti della nostra regione.
Tra silenzi e complicità, continua la spoliazione della nostra regione e della nostra comunità: siamo a quel bellissimo e drammatico libro di Garcia Marquez, Cronaca di una morte annunciata. L’elenco dei misfatti sarebbe lunghissimo, mi limito a qualche richiamo delle espropriazioni subìte. È stato così per Stellantis, la sola vera nostra industria che è evaporata nel nulla, o meglio trasmigrata in Spagna. Un danno sociale enorme alla nostra realtà economica, più di 2.000 lavoratori privati della loro dignità e costretti a cercare espedienti per non finire nell’abisso della disoccupazione. Ma non è tutto, alla marginalità sociale di 2.000 lavoratori si aggiunge il tramonto di una straordinaria opportunità, ovvero quella di realizzare a Termoli un centro di ricerca e di innovazione, un polo importante impegnato nella sostenibilità e nella transizione energetica. Chi si oppose al parco off shore delle rinnovabili non comprese nulla, ma proprio nulla ed è stato complice di quegli avvoltoi nazionali e internazionali che hanno privato Termoli e la regione Molise di un grande e moderno progetto industriale.
È così per il sistema socio-sanitario, 16 anni di commissariamento e ora? Le spese per l’assistenza debbono essere ancora tagliate, reparti e ospedali vengono chiusi, file sempre interminabili, pronti soccorso da evitare, medici costretti a cercare rifugio altrove, risorse scarse. Il risultato di anni di commissariamento e di malgoverno regionale ci ha portato ad avere un sistema sanitario povero di ospedali, senza uno straccio di medicina preventiva e gli sfortunati pazienti costretti a cercare fortuna nel resto d’Italia. In realtà qualcuno festeggia: quella sanità privata che nel vuoto di una disgraziata sanità pubblica ha visto crescere le sue fortune e i suoi profitti.
Vi è un ultimo esproprio che potremmo subire, perché questa regione possa definitivamente essere ridotta a poco più che un “osso di seppia”. Un’ultima ruberia: il furto della bellezza. Malgrado ne abbiano provato tante, compreso il progetto di portare 12mila manze della Granarolo a svernare nella piana di Larino, questo mortale ladrocinio è ancora un’opera incompiuta. La bellezza gentile delle nostre colline è ancora lì, i profumi della nostra terra ancora si respirano, i nostri paesi sospesi sono ancora i borghi di un mondo incantato, la città vecchia di Termoli come la prua di un vecchio galeone che entra nell’Adriatico è ancora lì, l’incanto dei paesaggi dell’alto Molise c’è ancora, così come si gustano i prodotti straordinari della nostra terra e della nostra tradizione. La “grande bellezza” è ancora nelle nostre mani, ma sino a quando? Ci vuole poco, molto poco, perché poteri forti e servi locali trasformino la nostra regione in una terra senza popolo, in una pattumiera nazionale, in una discarica di scorie nucleari e rifiuti speciali, in una distesa di pannelli solari e pale eoliche, e di tante altre schifezze.
La nostra regione più di altri territori è di fronte ad un bivio storico, alla classica alternativa fra civiltà o barbarie. Per questo “Ribellarsi è giusto”. Questa scelta estrema era auspicata nel 1975, quando Jean Paul Sartre scrisse il suo saggio riflettendo sulla rivolta del maggio, mentre per le vie di Parigi si gridava: “Non è che l’inizio, la lotta continua”. Allora questa rivolta era augurabile, oggi nel nostro piccolo Molise questa ribellione è una urgenza non più eludibile.☺
