Ritorno alla città giardino
30 Ottobre 2024
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Ritorno alla città giardino

Campobasso città giardino: ennesimo atto. Stavolta però sembrerebbe non essere il solito miraggio, pertanto a lavori conclusi,Villa De Capoa dovrebbe tornare ad essere quella che era un tempo, un’immagine da cartolina.
Attraverso un ingente stanziamento ottenuto dalla precedente amministrazione comunale pari a 2 milioni e 200mila euro, sembrano esserci i presupposti per un completo recupero del polmone verde di Campobasso città. Da un lato, si cercherà il ripristino e la valorizzazione del vasto patrimonio arboreo presente, dall’altro l’intento è quello di restaurare l’intero impianto architettonico della villa storica, minacciata dall’incuria, dall’inciviltà, nonché dall’inquinamento e dall’erosione del tempo. Il progetto è finanziato con i fondi del PNRR, nel quale è previsto un capitolo ad hoc riferito ai parchi e giardini storici. I lavori, in corso, sono iniziati il 9 maggio scorso, giorno di chiusura della villa, sono proseguiti durante tutto il periodo estivo e dovrebbero andare avanti fino al prossimo mese, salvo eventuali proroghe.
Nel corso della presentazione del progetto di recupero, avvenuto nella sala consiliare del Comune di Campobasso, è stato sottolineato come le due anime di Villa De Capoa, anche dopo gli interventi, verranno conservate: la squadra di progettisti è partita dallo studio della storia, ricostruendo il giardino nei suoi tratti caratteristici com’era anche prima del 1700, con l’orto botanico e il giardino all’italiana, i bossi storici e le piante monumentali. L’obiettivo è quello di riportare l’area alla sua caratteristica specifica che gli conferisce imponenza e fascino, poiché la villa comprende porzioni di giardino all’italiana, porzioni di giardino pittoresco e porzioni che lo caratterizzano più propriamente come parco urbano, ed è notevole per la varietà del patrimonio arboreo che la rendono unica nel suo genere.
Negli intendimenti, dovrebbe tornare ad essere il cuore sociale della città, prova ne sia il fatto che lo stesso progetto di valorizzazione è denominato “tra biodiversità e socialità”, a differenza di come è attualmente, con piante ed alberi ammalorati. Secondo gli architetti progettisti del programma, si tratta di un lavoro molto complesso e comprende tutti gli aspetti di riqualificazione di un parco storico, che si vuole rendere habitat della biodiversità, considerando che ci sono alberi che hanno circa un secolo di vita e che le aree verdi e quelle dei percorsi sono allo stato attuale pressoché uguali con quasi tutte piante sempreverdi e poche caducifoglie. Tutte saranno pulite e sistemate dando ossigeno al terreno con interventi ecologici con dimensioni e altezze diverse e saranno impiantati nuovi tigli, un angolo per la biodiversità appunto, un giardino per le piante officinali ed un orto botanico dove i più piccoli potranno imparare a conoscere le varie specie; alberi di alloro saranno piantumati sul lato del bocciodromo per migliorare la vista; sarà ripulita e ricostruita la peschiera, ma soprattutto tornerà la caffetteria per rivivere momenti di riposo e convivialità cittadina.
Un piccolo accenno storico va fatto sull’importanza circa la necessità di riportare ai vecchi splendori questo sito, dal passato pluricentenario e che ha in sé numerose storie nella storia, dati i molteplici utilizzi e le destinazioni nel corso dei secoli. Inizialmente era l’orto botanico dell’ex Monastero di Santa Maria delle Grazie, che proprio in quei pressi sorgeva. Edificata da Andrea De Capoa, inizialmente i monaci la usavano come parco di coltivazione delle erbe e per la preparazione dei medicinali. Dopo il terremoto del 1805 ed in concomitanza con le nuove necessità di urbanizzazione, il sito venne riprogettato con una nuova veste estetica che le fece perdere l’impostazione iniziale. Settant’anni più tardi, l’ultima proprietaria, la contessa Marianna De Capoa, ne fece dono all’orfanotrofio femminile da lei stessa fondato. Fu poi il Comune di Campobasso ad acquisirla, nel 1929, quando prese il nome di “Villa del Littorio”, prima di assumere l’attuale e definitiva denominazione. Un’ultima curiosità in merito al patrimonio architettonico presente al suo interno: ha, sul viale principale, una statua di Bacco con grappoli d’uva ed al suo interno sono presenti una grotta in tufo, una vasca con zampillo d’acqua, uno spiazzo con balconata in pietra e due tombe di stile quattrocentesco: in una venne seppellito il cane Alcon, nell’altra il soldato Ricciardi Rota, morto nel 1492.
A conclusione, è opportuno sottolineare come queste poche righe non bastino certo a realizzare il significato che questo luogo ha per i campobassani, né hanno la pretesa di farlo, né sarebbero sufficienti ulteriori parole per descriverlo al meglio. L’auspicio è che il restauro in corso possa riportare in vita ciò che questa villa era e rappresentava per gli abitanti della città e non solo, facendo rivivere un tempo in cui il verde era considerato un bene necessario, prezioso e vitale, capace di procurare benessere fisico e psicologico a due passi dal centro cittadino, mèta di ristoro per chiunque, come piccola parentesi in cui rifugiarsi dagli affanni quotidiani.☺

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