Sono di sinistra?
13 Giugno 2021
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Sono di sinistra?

Se fossi dirigente di un piccolo, medio o grande partito della Sinistra italiana mi occuperei, e parlerei, nell’ordine di: morti sul lavoro; diritti e tutele dei lavoratori precari; brevetti e vaccini; ristori e riaperture; varie ed eventuali tra cui il Ddl Zan. Ma non lo sono. Sono un osservatore e noto come questi punti, nella stragrande maggioranza, non vengono trattati mentre l’ultimo diventa argomento da acchiappa click, o like sui social solo di tendenza.

La Sinistra vive, da molti anni a questa parte, un vuoto confusionale fatto di mancanza umana e strategica, vuoto che si concretizza in una delle ultime assemblee virtuali, cui sono stato invitato, e si afferma: “il lavoro salariato non ci convince”.  Tale affermazione segna in modo indelebile la rottura di quella “connessione sentimentale” tra la sinistra e il mondo del lavoro, tra la sinistra e la classe operaia, tra la sinistra e i suoi lavori fondanti!

Ma se “il lavoro salariato non ci convince” di cosa dovrebbero vivere i cittadini, di assistenza e sussidi statali? Una vera aberrazione. Il lavoro salariato è sinonimo di emancipazione economica e sociale, di acquisizione di dignità. Negarlo vuol dire buttare nel cesso secoli di lotte e battaglie.

Le stesse lotte e battaglie non si possono fare, e ripetere, dietro a un semplice No: dire pretestualmente No al possibile arrivo di Amazon in basso Molise, ad esempio, (con l’apertura di un magazzino a San Salvo), che assumerebbe 800 persone, è semplicemente nefasto. L’obiezione allo sbarco della multinazionale è basso costo del lavoro, e flessibilità lavorativa con conseguente precarietà. Ma quali altre aziende hanno deciso di investire in Molise? Compito di una Sinistra vera non è dire No al lavoro, ma sapersi sedere ad un tavolo e trattare migliori condizioni di lavoro. Il lavoro che non c’è bisogna crearlo, prima di poterlo difendere sul piano salariale, occupazionale (nulla è stato detto o fatto riguardo all’azienda casearia Del Giudice) e della sicurezza!

Quando un lavoratore perde la vita sul posto di lavoro, non si dovrebbe parlare di “morte bianca”: la scena che si ripete è sempre la stessa – comunicato stampa di cordoglio, mai più morti sul lavoro – ma dov’è la sicurezza? Colpa della globalizzazione. Qualche giorno sulle prime pagine e poi stop. Finito. Alla prossima vittima, con le stesse parole ed espressioni … “il lavoro salariato non ci convince” vuol dire non interessarsi alla sicurezza, non sentire le urla di chi ogni giorno suda e si sporca le mani per portare il pane a casa. Vuol dire essere ipocriti quando si scrivono messaggi di cordoglio. Sarà, forse, per questo che l’operaio non vota più a Sinistra?

Lo scorso 7 maggio, Mario Tracinà, cade da una impalcatura – un “volo” di quasi 30 metri – e muore sul colpo: 55 anni, residente a Jesi (Ancona), lavorava come operaio in una ditta edile impegnata in lavori di consolidamento dei piloni di un viadotto, in via Pertini, a Campomarino. Il giorno dopo l’accaduto i sindacati hanno proclamato uno sciopero e richiesto alla ditta un incontro per capire il grado di sicurezza messo in campo. Sull’esito dell’incontro non si hanno notizie: la sensazione è che sia rimasto solo un annuncio su carta.

E ancora, la morte di Luana D’Orazio, la ragazza vittima di incidente in una ditta tessile del pratese: aveva un contratto non coerente con le mansioni che svolgeva quotidianamente. Una scoperta avvenuta dopo la sua morte. Dove erano i rappresentati sindacali dell’azienda?  Ed è qui che torna d’attualità il pensiero gramsciano e la sua “con- nessione sentimentale” ormai spezzata nelle parole e nel modo d’agire.

La pandemia ha modificato anche l’approccio lavorativo e il lavoro stesso. Una Sinistra che si definisce tale, oggi analizzerebbe i benefici dello smart working: come abbia modificato la vita del lavoratore e della sua famiglia, i benefici, come migliorarlo. Anche qui nulla è stato fatto: se non c’è interesse, come si può rappresentare questa parte di classe operaia?

In Molise, il dibattito sulla sanità, in tempo di pandemia, si è focalizzato sulla nascita e rinuncia dell’ospedale Covid a Larino. Appreso che il Vietri non diventerà mai ospedale Covid, è ancora giusto continuare una battaglia in tal senso? Non sarebbe forse meglio, e più importante per la Sinistra, influenzare le scelte del Governo regionale ponendo il rafforzamento e/o la costruzione di una vera rete territoriale sanitaria?

La pandemia ci ha fatto conoscere, ahinoi, l’insicurezza, la paura del contatto con l’elemento esterno. E allora, così come per lo smart working non si potrebbero unire le lotte e puntare su una smart healthcare? Una assistenza sanitaria intelligente a portata di tutti: rafforzamento della rete dei servizi territoriali e, allo stesso tempo, diminuzione della pressione sanitaria ospedaliera e suo efficientamento. Questo dovrebbe fare una Sinistra responsabile invece che farci assistere alla formazione di comitati di protesta che si dividono, litigano tra loro e corrono per issare la propria bandierina. Inutili, alle volte dannosi e funzionali al sistema che vogliono, a parole, abbattere.☺

 

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