Romagnuolo sfigato
1 Marzo 2014
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Romagnuolo sfigato

“Avrei gradito un’ assoluzione ma sono contento … torno in consiglio con spirito costruttivo a difesa degli interessi che rappresento, perché gli elettori mi hanno eletto per fare l’opposizione e la farò in maniera corretta decisa e puntuale … la prescrizione cancella il reato … la cassazione non è entrata nel merito … io sono convinto di avere ragione … se uno entra l’altro esce” così Iorio  al TG  Molise del 13 febbraio.

Povero Romagnuolo, bisogna riconoscerlo, è proprio uno sfigato. Prima non è rientrato in consiglio regionale per effetto di una legge ingiusta che premia il candidato presidente perdente e lascia a casa chi i voti se li è cercati uno per uno, scritti nero su bianco sulla scheda, ora  è costretto a tornare a casa per effetto di una sentenza della suprema corte che, pur riconoscendo i fatti contestati all’ex governatore, vale a dire, aver favorito, con fondi pubblici, l’azienda dove lavorava il figlio Davide,  “i figli so piezze e core”, annulla la precedente sentenza di condanna in quanto i reati commessi sono stati raggiunti dalla prescrizione. Un paese strano il nostro. Quando tenti di spiegare a uno che viene da fuori il perché di tanti bizantinismi, rischi di passare per matto. Prendiamo il caso del nostro ex governatore, fino a quando non si è avuta la certezza che i fatti contestati erano solo delle ipotesi di reato è stato punito con un provvedimento di sospensione dalla  carica di consigliere regionale, oggi che si ha la certezza che quei fatti a lui contestati sono stati commessi, il prescritto viene reintegrato nelle sue funzioni: c’è da diventare matti.

Il malcapitato Romagnuolo, consigliere che esce al posto di chi entra, che pure ha fatto di tutto perché questo non accadesse, oggi non si dà pace, per essere finito vittima delle sue stesse idee, quelle che favoriscono l’oblio a scapito della responsabilità. Ma veniamo ai fatti: Iorio non è stato assolto, il reato è prescritto perché i giudici non sono stati in grado di svolgere i tre gradi di giudizio nei tempi previsti dalla legge Cirielli, una delle tante leggi ad personam, per questo sarà di nuovo consigliere regionale. Nei primi due gradi di giudizio, quelli di merito, i giudici hanno accertato i fatti contestati dall’accusa all’imputato Iorio; nel giudizio di legittimità i magistrati della cassazione hanno rilevato che il reato è prescritto, non che l’imputato non lo ha commesso; d’altronde l’ex governatore avrebbe potuto rinunciare alla prescrizione, lo prevede la legge: non lo ha fatto. Ora, quando in consiglio regionale, l’ex presidente Iorio, prenderà la parola per richiamare gli altri al rispetto del bene comune, sarà ancora credibile? Questa sentenza che, in verità, non produce effetti penali ma riconosce la illiceità dei fatti commessi, diventerà, nelle mani dei suoi avversari politici, un’arma micidiale; la useranno ogni volta che si parlerà di familismo, d’ interesse privato, di clientelismo, di questione morale, non perché a questi signori interessi la pulizia nelle istituzione, ma per imbavagliare lui, il prescritto.

L’opposizione, del tutto inesistente in questo primo anno dell’era Frattura – basti pensare che in tutto questo tempo non è riuscita a mettere in campo una sola iniziativa per costringere il governatore a promulgare il nuovo statuto – si presenterà in consiglio ancora più debole di prima e chi si aspetta il ritorno del leone dovrà accontentarsi di un tenero agnellino. Neanche potrà venirgli in mente, al consigliere Iorio, di contestare agli altri ciò che è stato familiare a lui e nel momento in cui offrirà la sua esperienza al servizio della regione, qualcuno potrà ricordargli che quando era governatore, invece di fare il bene della sua regione, con i soldi destinati alla sanità, quelli che dovrebbero servire per curare i malati, ha preferito fare il bene della sua famiglia.

I tempi del rientro non saranno brevi, il presidente Niro ha già fatto sapere che si atterrà scrupolosamente a quanto stabilito dalla legge Severino ma è già chiaro da ora che qualunque sarà il provvedimento, di reintegro o meno, i contendenti alla poltrona si sbraneranno, faranno ricorso e si instaurerà così un nuovo giudizio davanti ai giudici amministrativi. Questa vicenda, ancora una volta, offrirà l’occasione di scrivere un’altra bella pagina di storia locale, alla faccia del bene della regione; nel frattempo continueremo a pagare lo stipendio a Iorio e a Romagnuolo.

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