Storia di ordinario disservizio
18 Luglio 2021
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Storia di ordinario disservizio

Ho conosciuto Antonio anni fa e i nostri incontri, occasionali o voluti, sono momenti piacevoli di confronto e riflessioni sui diversi aspetti dello stare al mondo. Antonio ha 83 anni e possiede una innata curiosità, costante stimolo alla conoscenza, lui dice, e una profonda avversione alle ingiustizie. Queste qualità gli hanno dato un abito politico e ne hanno fatto un partigiano di un mondo migliore. L’altro giorno ci siamo salutati al mercato del giovedì e dopo essersi appoggiato ad una macchina, all’ombra di alcuni cerri, ha imprecato contro la sanità, contro il presidente della regione e i politici che lo sostengono. La storia che mi ha raccontato, con il suo consenso, merita di essere condivisa.

Occorre una premessa. Il D.L. 285/92, art. 126, prevede che, al termine di validità della patente, sia necessario procedere ad un accertamento dei requisiti fisici e psichici di idoneità alla guida e nei casi indicati all’art. 119 dello stesso decreto l’accertamento è affidato alla Commissione Medica Locale (CML). “Sono ormai oltre venti anni che periodicamente mi devo sottoporre a visita presso la CML. È un vero sopruso” esordisce e poi aggiunge: “È sacrosanto verificare i requisiti alla guida, ma l’essere inciampati una volta nella Commissione, non deve autorizzare quest’ultima a richiedere ulteriori controlli per un numero indeterminato di volte!”

Luciano, un patentato laziale, il 2 giugno del 2020 scrive: “Dal 2012 avendo presentato domanda di invalidità dopo avere subìto operazione per emorragia cerebrale, peraltro, invalidità non riconosciuta, sono costretto ad andare in commissione presentando un certificato rilasciato da un neurologo convenzionato con ASL che attesti le mie condizioni. Lo stesso neurologo che mi rilascia ormai da anni la certificazione, si dice stupito che ancora vada in commissione. Oltre alla perdita di tempo, il tutto mi costa circa 200 euro! Quanto ancora deve durare questo sopruso!”.

E un altro signore il 21 agosto scrive: “Preciso che non assumo sostanze e sono astemio. La mia unica colpa è quella di avere un disturbo classificato come tale che, anche se non inficia in alcun modo la guida dei veicoli, deve essere sottoposto al giudizio della CML. Dopo diversi anni di passaggi in CML e tante, tante ore passate a documentarmi, sono giunto ad alcune conclusioni. Una volta che passi dalle CML non ne esci. Perché? È facilmente spiegato. Le CML hanno tutto l’interesse a trattenere a vita chi ci passa perché i membri sono retribuiti anche con un gettone per paziente. E meno anni di rinnovo ti concedono, più spesso devi tornare in commissione e più loro guadagnano. (…) Essendo la mia disabilità stabilizzata (lo ha determinato anche l’INPS), ho provato a citare la legge 114/2014, che prevede il ritorno al normale iter per i soggetti in questa condizione. La risposta del presidente della CML è stata: siamo noi che decidiamo se la sua condizione è stabilizzata e nessun altro. Evidente delirio di onnipotenza, ma purtroppo amara verità”.

Uno schema ben architettato. La legge lo prevede. Sia la Commissione che gli uffici territoriali competenti possono demandare alla CML gli accertamenti di idoneità alla guida. Una catena chiusa da cui non è possibile uscire. “La patente è condannata all’ergastolo e l’intestatario a libertà vigilata”.

Antonio è incazzato nero. “Ho provato a contattare la CML per prenotare la visita, conoscere la documentazione e i versamenti da effettuare” e dopo una breve pausa: “desideravo evitare di andare a Campobasso per prendere semplicemente un promemoria e dei bollettini di c.c.! Ho telefonato a diversi numeri di telefono dell’ASREM: nessuna risposta. Solo un certo Michele, gentilissimo, mi rincuora, mi dà speranza e mi fornisce il numero del centralino (4091) al quale chiedere di passarmi l’ufficio patenti. Procedo. Il centralinista, cerca di contattare l’ufficio, non ci riesce, mi dà il numero 0874-409987 e mi invita a provare più tardi. Lo faccio in diversi momenti della giornata, ma non ho mai avuto una risposta. Scopro che è ben conosciuto questo negarsi. Hanno molto da lavorare! È una vergogna!”

Soffre di lombosciatalgia e la schiena gli fa male. Cambia posizione e prosegue. “Sono convinto che la sanità molisana si regge su medici, infermieri, o.s., bravissimi, che tutti i giorni, e soprattutto in questo periodo di pandemia, fanno tantissimo, ma l’apparato burocratico, nei suoi massimi esponenti, è una macchina che umilia le tante eccellenze, rende la vita difficile a chi ci lavora e a chi il servizio è rivolto. Sembra un regime in agonia che, chiuso nella sua torre, difende i propri privilegi. Non si degna neanche di rispondere alle PEC”.

Trovo spazio tra questa valanga di parole e gli chiedo come è andata a finire. “Sono stato costretto ad andare presso l’ ufficio in piazza della Repubblica ben quattro volte. Un giorno per prendere i bollettini di c.c. e conoscere la documentazione da consegnare. Due giorni per consegnare quanto richiesto (uno l’ho perso perché giunto, causa semafori e traffico, tardi, ore 11.15, oltre l’orario di chiusura). L’addetto allo sportello mi fissa il giorno della visita e mi prescrive certificati rilasciati da medici specialistici. Così tornato la quarta volta, dopo estenuanti file e ore in macchina, ottengo l’agognato rinnovo per un altro anno”.

Essere indignati è poca cosa.☺

 

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