Difendiamo il nostro futuro
19 Ottobre 2020
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Difendiamo il nostro futuro

Lungi da noi il presentare a voi lettori aspetti della nostra vita politica e sociale privi di fondamento. Abbiamo preso a cuore la sanità e, come è noto, il nostro impegno propositivo si è scontrato contro un potere regionale miope e distante anni luce dai bisogni dei molisani. La partita non è conclusa e saremo vigili e protagonisti al fine di realizzare una sanità territoriale adeguata ad un territorio dai molteplici campanili. Contro l’arroganza del potere, attualizzate, restano valide metaforicamente le parole di San Tommaso d’Aquino: “chi uccide il tiranno è lodato e merita un premio”.

Nel numero 170 della rivista (marzo 2020), abbiamo proposto, con alcuni articoli, riflessioni su un altro tema a noi caro: l’ambiente, la sua tutela, la sua valorizzazione, parlando di fotovoltaico, territorio, turismo. Abbiamo evidenziato un uso del territorio in profondo contrasto con dichiarazioni di principio in difesa dell’ambiente, un uso del suolo in contrapposizione con la tanto invocata vocazione agricola e turistica della regione Molise.

Ci torniamo in questo numero perché la situazione è davvero preoccupante. Con riferimento al solo basso Molise sono in atto 18 procedure di autorizzazione per la realizzazione di 5 nuovi parchi eolici, 9 impianti fotovoltaici, 2 elettrodotti, 1 metanodotto e il raddoppio della linea ferroviaria Termoli-Lesina. Tutti questi interventi andranno a ridurre la superficie di terreno agricolo, modificheranno il paesaggio, produrranno utili (ricchezza) a società di Milano, Roma, Napoli e Bucarest. Creeranno circa 200 km di servitù, occuperanno 400 ettari di terreno per l’installazione di pannelli fotovoltaici nei comuni di Larino (80 Ha), Rotello (80 Ha), San Martino in Pensilis (139 ettari per la posa in opera di 208.376 pannelli), Santa Croce di Magliano (20 Ha), Termoli (2,5 Ha), Campomarino (17 Ha), Ururi e Rotello (34,5 Ha) e la posa in opera di 49 pali eolici con le relative strade di servizio e cavidotti.

Abbiamo fonti per affermare che a breve ci saranno ulteriori richieste. Un vero e proprio scempio. Una logica predatoria che vedrebbe ancora una volta il nostro territorio aggredito e modificato in modo permanente per soddisfare interessi esterni alla regione.

E i molisani cosa fanno? La sensibilità di chi vive il territorio, pur non senza contraddizione, vorrebbe un futuro definito da regole certe e non contraddittorie. Il sogno di un Molise verde, un Molise nel quale i paesi, il paesaggio, il territorio costituiscono un unicum con ciò che produce, trasforma (cibo) e propone al resto del mondo, ha bisogno di una legge che promuova l’ installazione dei pannelli fotovoltaici sui tetti, in aree impervie, inutilizzate e non favorisca, come accade ora, con impianti a terra o parchi eolici, il furto dei migliori terreni agricoli. Un modello di sviluppo eco-sostenibile, una scelta che fa del biologico il proprio cavallo di Troia per promuovere il turismo che si nutre di storia, genuinità, salute, sostenibilità, ha bisogno di interventi che sostengano questo modello, non in modo episodico e/o clientelare, bensì in modo organico e funzionale. Una visione nella quale i pali eolici e le distese di pannelli fotovoltaici su terreni per i quali sono già stati spesi milioni di euro per qualificarne la produzione sono un controsenso, sono una ulteriore colonizzazione, una negazione della nostra storia della nostra identità.

Nel Molise, oggi, le procedure autorizzative previste dalla legge confluiscono nella conferenza di servizio dove, se i territori non vogliono questo furto legalizzato, è opportuno arrivare con molteplici pareri negativi, pur restando prerogativa della Regione il Nulla Osta alla realizzazione degli interventi. Ancor di più è necessario che i comuni interessati, con la politica esprimano in modo chiaro, univoco, senza tentennamenti, attraverso atti amministrativi, il proprio dissenso allo scempio che sta per abbattersi sul basso Molise.

È quanto emerso anche nei due incontri tenutisi a Larino, organizzati dall’associazione Bio-Molise, associazione costituita da 14 Comuni fondatori e produttori biologici, che pone al centro della sua azione la difesa del territorio e la salvaguardia delle biodiversità esistenti.

Nel primo incontro, un confronto con la Soprintendenza su come “difendersi” da questa devastazione che si intravvede all’orizzonte, gli intervenuti hanno evidenziato la necessità di fare fronte comune e che delegare ad altri la responsabilità delle decisioni è un atteggiamento perdente.

Nel secondo incontro, tenutosi il 23 settembre, l’interlocutore è stato l’ assessore regionale Quintino Pallante, il quale ha condiviso le preoccupazioni sollevate dai sindaci e si è reso disponibile, di concerto con loro, a mettere in atto strategie adeguate ad evitare lo scempio.

Parole? Seguiremo con attenzione. Ad oggi, nei comportamenti di una certa politica, oggi al governo della Regione, si coglie una distanza che calpesta l’idea di democrazia.

Sull’ambiente avranno gli stessi comportamenti avuti con la sanità? Se la partecipazione al dibattito politico viene umiliata da scelte contrapposte agli interessi manifestati da un’intera ragione è giusto e necessario praticare forme di ribellione che mandino via chi testardamente persevera nel fare danni..☺

 

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