Mi è capitato recentemente di riascoltare, dalla bocca di uomini politici nostrani, un’espressione inglese abbastanza comune e che tuttavia non mi è risultata indifferente. Con molta disinvoltura alcuni parlamentari hanno inserito nelle loro interviste o citato nei discorsi ufficiali il termine road-map [pronuncia: rod.map], per avvalorare quanto da essi sostenuto e fornire agli ascoltatori plausibili argomentazioni in merito.
La riflessione cui l’uso del vocabolo mi ha condotto non è tanto sul suo significato letterale, quanto piuttosto su quello figurato, legato alla storia e alla cultura anglosassone.
La locuzione, appartenente soprattutto all’inglese americano, è infatti formata da due termini noti: road [pronuncia: rod] che traduce “strada” e map, cartina o piantina; l’equivalente italiano risulterebbe quindi “cartina stradale”.
Ma, mi si dirà, non sarebbe più conveniente che i nostri politici si dotassero di un navigatore satellitare così da non avere problemi di orientamento?
Riflettendo con più serietà sul vocabolo e sul suo significato mutuato nella lingua italiana, è necessario chiarire che in inglese il termine, al di là del senso letterale di “stradario”, indica il piano predisposto per risolvere un problema, come pure il programma di gestione di un’impresa o di un evento. Nello specifico road-map è un insieme di istruzioni organizzato in modo tale da rendere più agevole un compito per chi abbia effettivamente l’intenzione di eseguirlo.
Il vocabolo inglese è utilizzato in ambito internazionale per indicare, ad esempio, campagne in difesa dei diritti delle persone; una di esse è stata predisposta dalla Commissione europea che da qualche anno ha avviato un percorso, denominato “Road-map”, per contrastare la “disparità” tra uomini e donne in campo lavorativo.
Risale ormai a circa otto anni fa il progetto Road-map for peace [pronuncia: rod.map for pis] “Piano per la pace” con cui i cosiddetti “grandi del mondo” si impegnavano a risolvere il conflitto tra Stato di Israele e Palestinesi; proprio nel giugno del 2002 l’allora presidente americano, G. W. Bush, prospettava la costituzione di uno stato palestinese accanto a quello israeliano. Il piano comprendeva tre fasi nell’arco di cinque anni. Buoni i propositi, complesso il percorso, difficile, se non irrealizzabile, la conclusione: due stati indipendenti che avrebbero dovuto vivere fianco a fianco in pace!
Tornando al significato letterale del termine, una carta stradale è ricca di simboli, cifre, colori: ritrae nei minimi dettagli il luogo cui si riferisce, offre percorsi completi e ben delineati, riproduce in maniera inequivocabile la rotta che il viaggiatore può seguire. Un progetto dal nome road-map dovrebbe essere di per sé un piano studiato nei minimi dettagli, contenere tutti i passaggi necessari, prevedere aggiustamenti e valutazioni periodiche; e soprattutto dovrebbe essere orientato verso uno scopo chiaro e condiviso!
Non può quindi ridursi a semplici espressioni a fior di labbra, tanto per stupire o illudere chi ascolta! La road-map è un percorso che richiede convinzione e dedizione, è una rotta da perseguire con serietà ed impegno. È una scelta doverosa a cui non possiamo sottrarci perché viviamo “in relazione”, apparteniamo alla famiglia umana.
“La rotta a senso unico per definizione, e cioè la rotta in una sola direzione, è quella della vita. Tutti gli organismi viventi appartenenti al regno vegetale o a quello animale seguono un percorso unidirezionale obbligato dall’attimo del concepimento a quello della morte. Le rotte a senso unico non sono tuttavia solo queste, ma anche quelle così definite in senso figurato: scelte dopo le quali è quanto mai improbabile, seppur non impossibile, il percorso in senso inverso” (Rita Levi-Montalcini).☺
dario.carlone@tiscali.it
Mi è capitato recentemente di riascoltare, dalla bocca di uomini politici nostrani, un’espressione inglese abbastanza comune e che tuttavia non mi è risultata indifferente. Con molta disinvoltura alcuni parlamentari hanno inserito nelle loro interviste o citato nei discorsi ufficiali il termine road-map [pronuncia: rod.map], per avvalorare quanto da essi sostenuto e fornire agli ascoltatori plausibili argomentazioni in merito.
La riflessione cui l’uso del vocabolo mi ha condotto non è tanto sul suo significato letterale, quanto piuttosto su quello figurato, legato alla storia e alla cultura anglosassone.
La locuzione, appartenente soprattutto all’inglese americano, è infatti formata da due termini noti: road [pronuncia: rod] che traduce “strada” e map, cartina o piantina; l’equivalente italiano risulterebbe quindi “cartina stradale”.
Ma, mi si dirà, non sarebbe più conveniente che i nostri politici si dotassero di un navigatore satellitare così da non avere problemi di orientamento?
Riflettendo con più serietà sul vocabolo e sul suo significato mutuato nella lingua italiana, è necessario chiarire che in inglese il termine, al di là del senso letterale di “stradario”, indica il piano predisposto per risolvere un problema, come pure il programma di gestione di un’impresa o di un evento. Nello specifico road-map è un insieme di istruzioni organizzato in modo tale da rendere più agevole un compito per chi abbia effettivamente l’intenzione di eseguirlo.
Il vocabolo inglese è utilizzato in ambito internazionale per indicare, ad esempio, campagne in difesa dei diritti delle persone; una di esse è stata predisposta dalla Commissione europea che da qualche anno ha avviato un percorso, denominato “Road-map”, per contrastare la “disparità” tra uomini e donne in campo lavorativo.
Risale ormai a circa otto anni fa il progetto Road-map for peace [pronuncia: rod.map for pis] “Piano per la pace” con cui i cosiddetti “grandi del mondo” si impegnavano a risolvere il conflitto tra Stato di Israele e Palestinesi; proprio nel giugno del 2002 l’allora presidente americano, G. W. Bush, prospettava la costituzione di uno stato palestinese accanto a quello israeliano. Il piano comprendeva tre fasi nell’arco di cinque anni. Buoni i propositi, complesso il percorso, difficile, se non irrealizzabile, la conclusione: due stati indipendenti che avrebbero dovuto vivere fianco a fianco in pace!
Tornando al significato letterale del termine, una carta stradale è ricca di simboli, cifre, colori: ritrae nei minimi dettagli il luogo cui si riferisce, offre percorsi completi e ben delineati, riproduce in maniera inequivocabile la rotta che il viaggiatore può seguire. Un progetto dal nome road-map dovrebbe essere di per sé un piano studiato nei minimi dettagli, contenere tutti i passaggi necessari, prevedere aggiustamenti e valutazioni periodiche; e soprattutto dovrebbe essere orientato verso uno scopo chiaro e condiviso!
Non può quindi ridursi a semplici espressioni a fior di labbra, tanto per stupire o illudere chi ascolta! La road-map è un percorso che richiede convinzione e dedizione, è una rotta da perseguire con serietà ed impegno. È una scelta doverosa a cui non possiamo sottrarci perché viviamo “in relazione”, apparteniamo alla famiglia umana.
“La rotta a senso unico per definizione, e cioè la rotta in una sola direzione, è quella della vita. Tutti gli organismi viventi appartenenti al regno vegetale o a quello animale seguono un percorso unidirezionale obbligato dall’attimo del concepimento a quello della morte. Le rotte a senso unico non sono tuttavia solo queste, ma anche quelle così definite in senso figurato: scelte dopo le quali è quanto mai improbabile, seppur non impossibile, il percorso in senso inverso” (Rita Levi-Montalcini).☺
Mi è capitato recentemente di riascoltare, dalla bocca di uomini politici nostrani, un’espressione inglese abbastanza comune e che tuttavia non mi è risultata indifferente. Con molta disinvoltura alcuni parlamentari hanno inserito nelle loro interviste o citato nei discorsi ufficiali il termine road-map [pronuncia: rod.map], per avvalorare quanto da essi sostenuto e fornire agli ascoltatori plausibili argomentazioni in merito.
La riflessione cui l’uso del vocabolo mi ha condotto non è tanto sul suo significato letterale, quanto piuttosto su quello figurato, legato alla storia e alla cultura anglosassone.
La locuzione, appartenente soprattutto all’inglese americano, è infatti formata da due termini noti: road [pronuncia: rod] che traduce “strada” e map, cartina o piantina; l’equivalente italiano risulterebbe quindi “cartina stradale”.
Ma, mi si dirà, non sarebbe più conveniente che i nostri politici si dotassero di un navigatore satellitare così da non avere problemi di orientamento?
Riflettendo con più serietà sul vocabolo e sul suo significato mutuato nella lingua italiana, è necessario chiarire che in inglese il termine, al di là del senso letterale di “stradario”, indica il piano predisposto per risolvere un problema, come pure il programma di gestione di un’impresa o di un evento. Nello specifico road-map è un insieme di istruzioni organizzato in modo tale da rendere più agevole un compito per chi abbia effettivamente l’intenzione di eseguirlo.
Il vocabolo inglese è utilizzato in ambito internazionale per indicare, ad esempio, campagne in difesa dei diritti delle persone; una di esse è stata predisposta dalla Commissione europea che da qualche anno ha avviato un percorso, denominato “Road-map”, per contrastare la “disparità” tra uomini e donne in campo lavorativo.
Risale ormai a circa otto anni fa il progetto Road-map for peace [pronuncia: rod.map for pis] “Piano per la pace” con cui i cosiddetti “grandi del mondo” si impegnavano a risolvere il conflitto tra Stato di Israele e Palestinesi; proprio nel giugno del 2002 l’allora presidente americano, G. W. Bush, prospettava la costituzione di uno stato palestinese accanto a quello israeliano. Il piano comprendeva tre fasi nell’arco di cinque anni. Buoni i propositi, complesso il percorso, difficile, se non irrealizzabile, la conclusione: due stati indipendenti che avrebbero dovuto vivere fianco a fianco in pace!
Tornando al significato letterale del termine, una carta stradale è ricca di simboli, cifre, colori: ritrae nei minimi dettagli il luogo cui si riferisce, offre percorsi completi e ben delineati, riproduce in maniera inequivocabile la rotta che il viaggiatore può seguire. Un progetto dal nome road-map dovrebbe essere di per sé un piano studiato nei minimi dettagli, contenere tutti i passaggi necessari, prevedere aggiustamenti e valutazioni periodiche; e soprattutto dovrebbe essere orientato verso uno scopo chiaro e condiviso!
Non può quindi ridursi a semplici espressioni a fior di labbra, tanto per stupire o illudere chi ascolta! La road-map è un percorso che richiede convinzione e dedizione, è una rotta da perseguire con serietà ed impegno. È una scelta doverosa a cui non possiamo sottrarci perché viviamo “in relazione”, apparteniamo alla famiglia umana.
“La rotta a senso unico per definizione, e cioè la rotta in una sola direzione, è quella della vita. Tutti gli organismi viventi appartenenti al regno vegetale o a quello animale seguono un percorso unidirezionale obbligato dall’attimo del concepimento a quello della morte. Le rotte a senso unico non sono tuttavia solo queste, ma anche quelle così definite in senso figurato: scelte dopo le quali è quanto mai improbabile, seppur non impossibile, il percorso in senso inverso” (Rita Levi-Montalcini).☺
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