Tag "Loredana Alberti"
Il dito e la luna
Da quando si è ingrossato, raggrumato, coperto di odio, possesso, follia, violenza, questo fiume di femminicidi, c’è stato tutto o quasi.
Come un rasoio
La famiglia viveva sotto lo schema del pater familias (questo fino al nuovo diritto di famiglia nel 75).
La linea concentrica
Maura era la mia vicina di letto. Dipingeva dalla mattina alle otto, dopo la colazione, fino alla sera verso le 23.30 quando io, stanca, le chiedevo se poteva spegnere la luce grande e se si dormiva.
Potere e violenza
È esploso il caso Weinstein che ripropone con urgenza il tema fra Potere e Violenza.
Stupri. Storie di ordinaria violenza
Ti senti sporca non respiri, non ce la fai; la notte piangi, lo racconti alle tue sorelle che sottovoce a fiato strozzato ti ripetono di non parlare. Ti senti colpevole e non sai di cosa.
Due cuori
Al teatro del guerriero, e parlo della cantina gloriosa dove dal ’77 al ‘93, tutti scendevano: poeti, artisti, scrittori, curiosi e pubblico fedele, arricchendo la mia anima e nello stesso tempo permettendomi di rispecchiarmi in loro.
Ho incontrato la “mafia”
Una bolognese in Sicilia s’interroga: cos’è la MAFIA? Si può vedere, toccare, identificare con i soli mafiosi acclarati? O è forse in tutte le persone che girano la testa dall’altra parte, conniventi, omertosi, timorosi.. o semplicemente assuefatti? “E’ tutto inutile qui non si può fare niente di quello che dici, tu vieni da Bologna non sai qui come si vive”. E quel qui come si vive, implicava medici, impiegati, liberi professionisti..
Scarti biologici
Nel paese sovietico il suicidio tra gli adolescenti è una piaga che esiste da anni: ogni anno si uccidono 1700 ragazzi tra i 15 e i 19 anni, e non ci sarebbero prove attendibili che questi suicidi siano causati da occulte regie capaci di plagiare le vittime.
Villa azzurra
Il manicomio dei bambini c’era già prima del 1938, quando vennero trasferiti nella nuova Villa Azzurra 20 bambini degenti sino allora in un reparto di isolamento di Collegno. Ma è stato solo nel 1964, con la nomina a direttore del professor Giorgio Coda, che in quella struttura la violenza fine a se stessa assurse a dignità di scienza con fini terapeutici.
