Non preoccupatevi, questa non è una riflessione impegnata sulla famiglia e neppure sulle diverse tipologie di famiglia presenti nella nostra società. Di questo si occupano, tra gli altri, i preti, i sociologi, i giuristi e, al solo fine di raccattare voti, perfino i politici. Pensando a questi ultimi, vogliamo fare un ragionamento, semplice ma amaro, proprio sul rapporto tra alcuni politici e le loro famiglie, le uniche di cui si occupano davvero.
Sono moltissimi i casi di parlamentari, consiglieri regionali e amministratori vari che promettono, violando il codice etico e penale, posti di lavoro ai loro elettori e, quando riescono a carpirne qualcuno, lo assegnano prioritariamente ai propri congiunti. Con la famiglia nel cuore, alcuni parlamentari iniziano la loro legislatura, con una frase appena sussurrata: “Caro collega, mi piacerebbe assumere tuo figlio come collaboratore e, ovviamente, a mio figlio piacerebbe lavorare per te”. Su questa base di spontanea e reciproca empatia, di solito, si ottiene una risposta positiva. In questi casi ci troviamo per lo più di fronte a personaggi di basso profilo, addetti alla manutenzione del sottobosco politico, e non stupisce più di tanto la loro propensione a cercare, in quei luoghi ombrati, un rifugio confortevole e sicuro per i figli.
Stupisce, al contrario, la propensione dei cittadini-elettori a sorvolare su queste vicende declassandole al rango di peccatucci veniali di origine affettiva. L'amore genitoriale, com'è noto a noi italiani, trova comprensione anche quando è sovrabbondante e fuori luogo. Lungo questa strada l'affetto parentale ha assunto dimensioni elefantiache, spingendo perfino qualche leader nazionale di partito a riservare il ruolo di consigliere regionale alla propria prole. Qui è difficile parlare di peccati veniali, sicché quando questi personaggi si affacciano dagli schermi televisivi, per parlare di valori e di difesa degli interessi generali con la classica faccia di bronzo, i cittadini avvertono irresistibili conati di vomito. Quando è troppo è troppo!
Per i molisani questa deriva è particolarmente dolorosa, ma non inaspettata, perché da anni personaggi politici di primissimo piano si occupano, a tempo pieno e con ogni mezzo, di inserire i propri familiari nelle più prestigiose postazioni professionali e rappresentative.
Nello schieramento opposto c'è qualche famiglia che negli ultimi decenni ha occupato uno o più seggi contemporaneamente nel consiglio regionale e si prepara a proseguire su questa via per i prossimi decenni. Di fronte a tanta abbondanza di politici consanguinei, noi molisani potremmo esclamare: “Sant’martin!”, ma l'espressione potrebbe risultare vagamente allusiva. Sembra più opportuno e sobrio chiedersi se ci troviamo di fronte ad un ramo molisano della famiglia Machiavelli o siamo semplicemente passati dal politico di professione alla famiglia di politici di professione.
Dunque, alcuni capi-partito puntano ad un approdo dinastico mentre i maggiori partiti, di centrodestra e di centrosinistra, fanno ancora finta di non vedere le dinamiche familistiche che si sviluppano al loro interno e di fronte al drastico calo di consenso in atto si chiedono, con sorprendente candore: dove abbiamo sbagliato?
Accade così che la vita democratica degenera, mentre i cittadini si allontanano dalle formazioni politiche tradizionali e affidano la loro protesta al movimento 5 stelle. Loro, almeno loro, sono giovani e, per un pezzo, non avranno figli in cerca di lavoro o di seggi regionali.
Scipio
Non preoccupatevi, questa non è una riflessione impegnata sulla famiglia e neppure sulle diverse tipologie di famiglia presenti nella nostra società. Di questo si occupano, tra gli altri, i preti, i sociologi, i giuristi e, al solo fine di raccattare voti, perfino i politici. Pensando a questi ultimi, vogliamo fare un ragionamento, semplice ma amaro, proprio sul rapporto tra alcuni politici e le loro famiglie, le uniche di cui si occupano davvero.
Sono moltissimi i casi di parlamentari, consiglieri regionali e amministratori vari che promettono, violando il codice etico e penale, posti di lavoro ai loro elettori e, quando riescono a carpirne qualcuno, lo assegnano prioritariamente ai propri congiunti. Con la famiglia nel cuore, alcuni parlamentari iniziano la loro legislatura, con una frase appena sussurrata: “Caro collega, mi piacerebbe assumere tuo figlio come collaboratore e, ovviamente, a mio figlio piacerebbe lavorare per te”. Su questa base di spontanea e reciproca empatia, di solito, si ottiene una risposta positiva. In questi casi ci troviamo per lo più di fronte a personaggi di basso profilo, addetti alla manutenzione del sottobosco politico, e non stupisce più di tanto la loro propensione a cercare, in quei luoghi ombrati, un rifugio confortevole e sicuro per i figli.
Stupisce, al contrario, la propensione dei cittadini-elettori a sorvolare su queste vicende declassandole al rango di peccatucci veniali di origine affettiva. L'amore genitoriale, com'è noto a noi italiani, trova comprensione anche quando è sovrabbondante e fuori luogo. Lungo questa strada l'affetto parentale ha assunto dimensioni elefantiache, spingendo perfino qualche leader nazionale di partito a riservare il ruolo di consigliere regionale alla propria prole. Qui è difficile parlare di peccati veniali, sicché quando questi personaggi si affacciano dagli schermi televisivi, per parlare di valori e di difesa degli interessi generali con la classica faccia di bronzo, i cittadini avvertono irresistibili conati di vomito. Quando è troppo è troppo!
Per i molisani questa deriva è particolarmente dolorosa, ma non inaspettata, perché da anni personaggi politici di primissimo piano si occupano, a tempo pieno e con ogni mezzo, di inserire i propri familiari nelle più prestigiose postazioni professionali e rappresentative.
Nello schieramento opposto c'è qualche famiglia che negli ultimi decenni ha occupato uno o più seggi contemporaneamente nel consiglio regionale e si prepara a proseguire su questa via per i prossimi decenni. Di fronte a tanta abbondanza di politici consanguinei, noi molisani potremmo esclamare: “Sant’martin!”, ma l'espressione potrebbe risultare vagamente allusiva. Sembra più opportuno e sobrio chiedersi se ci troviamo di fronte ad un ramo molisano della famiglia Machiavelli o siamo semplicemente passati dal politico di professione alla famiglia di politici di professione.
Dunque, alcuni capi-partito puntano ad un approdo dinastico mentre i maggiori partiti, di centrodestra e di centrosinistra, fanno ancora finta di non vedere le dinamiche familistiche che si sviluppano al loro interno e di fronte al drastico calo di consenso in atto si chiedono, con sorprendente candore: dove abbiamo sbagliato?
Accade così che la vita democratica degenera, mentre i cittadini si allontanano dalle formazioni politiche tradizionali e affidano la loro protesta al movimento 5 stelle. Loro, almeno loro, sono giovani e, per un pezzo, non avranno figli in cerca di lavoro o di seggi regionali.
Non preoccupatevi, questa non è una riflessione impegnata sulla famiglia e neppure sulle diverse tipologie di famiglia presenti nella nostra società. Di questo si occupano, tra gli altri, i preti, i sociologi, i giuristi e, al solo fine di raccattare voti, perfino i politici. Pensando a questi ultimi, vogliamo fare un ragionamento, semplice ma amaro, proprio sul rapporto tra alcuni politici e le loro famiglie, le uniche di cui si occupano davvero.
Sono moltissimi i casi di parlamentari, consiglieri regionali e amministratori vari che promettono, violando il codice etico e penale, posti di lavoro ai loro elettori e, quando riescono a carpirne qualcuno, lo assegnano prioritariamente ai propri congiunti. Con la famiglia nel cuore, alcuni parlamentari iniziano la loro legislatura, con una frase appena sussurrata: “Caro collega, mi piacerebbe assumere tuo figlio come collaboratore e, ovviamente, a mio figlio piacerebbe lavorare per te”. Su questa base di spontanea e reciproca empatia, di solito, si ottiene una risposta positiva. In questi casi ci troviamo per lo più di fronte a personaggi di basso profilo, addetti alla manutenzione del sottobosco politico, e non stupisce più di tanto la loro propensione a cercare, in quei luoghi ombrati, un rifugio confortevole e sicuro per i figli.
Stupisce, al contrario, la propensione dei cittadini-elettori a sorvolare su queste vicende declassandole al rango di peccatucci veniali di origine affettiva. L'amore genitoriale, com'è noto a noi italiani, trova comprensione anche quando è sovrabbondante e fuori luogo. Lungo questa strada l'affetto parentale ha assunto dimensioni elefantiache, spingendo perfino qualche leader nazionale di partito a riservare il ruolo di consigliere regionale alla propria prole. Qui è difficile parlare di peccati veniali, sicché quando questi personaggi si affacciano dagli schermi televisivi, per parlare di valori e di difesa degli interessi generali con la classica faccia di bronzo, i cittadini avvertono irresistibili conati di vomito. Quando è troppo è troppo!
Per i molisani questa deriva è particolarmente dolorosa, ma non inaspettata, perché da anni personaggi politici di primissimo piano si occupano, a tempo pieno e con ogni mezzo, di inserire i propri familiari nelle più prestigiose postazioni professionali e rappresentative.
Nello schieramento opposto c'è qualche famiglia che negli ultimi decenni ha occupato uno o più seggi contemporaneamente nel consiglio regionale e si prepara a proseguire su questa via per i prossimi decenni. Di fronte a tanta abbondanza di politici consanguinei, noi molisani potremmo esclamare: “Sant’martin!”, ma l'espressione potrebbe risultare vagamente allusiva. Sembra più opportuno e sobrio chiedersi se ci troviamo di fronte ad un ramo molisano della famiglia Machiavelli o siamo semplicemente passati dal politico di professione alla famiglia di politici di professione.
Dunque, alcuni capi-partito puntano ad un approdo dinastico mentre i maggiori partiti, di centrodestra e di centrosinistra, fanno ancora finta di non vedere le dinamiche familistiche che si sviluppano al loro interno e di fronte al drastico calo di consenso in atto si chiedono, con sorprendente candore: dove abbiamo sbagliato?
Accade così che la vita democratica degenera, mentre i cittadini si allontanano dalle formazioni politiche tradizionali e affidano la loro protesta al movimento 5 stelle. Loro, almeno loro, sono giovani e, per un pezzo, non avranno figli in cerca di lavoro o di seggi regionali.
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