Coscienza e istinto
Dinanzi alle sventure che stiamo vivendo come umanità avvertiamo il bisogno di una coscienza che si opponga all’istinto: di una nuova sapienza. Gli attacchi al lavoro, al territorio, ai beni comuni, alla democrazia e alle sue fonti normative altro non sono che allontanamento dall’umano ovvero la disumanizzazione. Che civiltà è quella in cui ci si allontana dal terreno dell’umano per lasciare spazio al terreno dell’economico?
Emerge la necessità di scegliere la coscienza contro l’istinto, di abbandonare l’avidità come espressione istintiva. Occorre una sapienza nuova perché siamo di fronte alla disumanizzazione la quale può essere rappresentata come un precipizio dal quale guardiamo i precipitati, che in parte siamo anche noi. Restando nella metafora, mi domando: occorre stare con i precipitati o farli risalire? Occorre stare accanto a loro e condividerne la situazione in cui vivono o cercare di renderli come chi ha condizioni e possibilità migliori? La metafora del precipizio può essere invertita: noi visti come invidiati o desiderati, da una parte, ma anche come orfani di una civiltà che ha dato pari opportunità e, al tempo stesso, essere considerati come poveri perché disumanizzati.
Da papa Francesco abbiamo ascoltato parole nuove ed impegnative (discorso alla FAO del 13 ottobre 2016): “la solidarietà non è più una virtù, ma un modello operativo in economia; la fraternità non è più una aspirazione, ma un criterio della governance interna ed internazionale”. Siamo dentro la privatizzazione universale di tutto l’esistente, compresi i diritti ormai assimilati al denaro. Si hanno tanti più diritti quanto più denaro si possiede. Guardate il fenomeno migratorio: sono poveri e quindi senza diritti! Ma i diritti sono la moneta dei poveri”.
In questo scenario si colloca anche la riforma costituzionale. Ci viene chiesto di votare sì o no ad un solo quesito complessivo e onnicomprensivo. Provo a fare un ragionamento usando un’altra metafora. La democrazia è alimentata da tanti affluenti o fonti normative ed una di queste, la più importante, è la Costituzione. Se deviamo la direzione dell’acqua, dell’ affluente principale, il lago sarà destinato a prosciugarsi. Questa riforma accentra nel governo nazionale poteri enormi del territorio che prima appartenevano alle Regioni, a noi. La democrazia, che è il potere del popolo e dei territori, perderà un pilastro fondamentale o la sua acqua di sorgente. Chi governerà il territorio? Il centro lontano e corruttibile.
È vero, la democrazia è un “esercito indisciplinato” che “perde” tempo, ma non si allontana o non dovrebbe mai allontanarsi dal terreno dell’umano. Se stiamo dentro una logica di mercato la “ve- locità” e la “semplificazione” nelle decisioni avranno una propria ragion d’essere. Lo dico con riferimento a tutto ciò che ci viene svenduto come “parole d’ordine” della riforma.
Occorre comprendere, invece, che la vera decisione che dovremmo prendere è: dare prevalenza alle ragioni e logiche del mercato o alle ragioni della democrazia e della partecipazione del popolo alle scelte fondamentali del territorio?
Il 4 dicembre siamo chiamati a votare un referendum, che di suo ha come obiettivo il dare la parola al popolo, ma è possibile che il risultato sia il “suicidio” del popolo medesimo, ossia della democrazia. Rispetto quanti conosco i quali hanno già espresso la volontà di votare sì, ma faccio anche presente che se volevano salvare questa riforma avrebbero dovuto porre più quesiti per argomenti distinti e forse qualcosa avrebbero ottenuto, ma così, senza rispetto e nello smodato desiderio o “nella bulimia” del potere, non avranno vita facile. Girando l’Italia sono veramente pochi quelli che hanno il coraggio di votare questa riforma pasticciata, accentratrice e pericolosa, ma gli italiani, a volte, mistificano e conviene tener desto il pensiero e l’azione.
Se siamo nel campo della democrazia, ossia del potere al popolo, allora dobbiamo riconsiderare altre categorie: partecipazione, confronto e bene comune. E queste hanno il passo lento della condivisione. Non votiamo per istinto e quindi per scuderie, altrimenti cosa avrei in comune con i fascisti e i privatizzatori? Ma votiamo per coscienza ed allora ha un senso salvare una Costituzione la quale si manifesta come un ostacolo alle leggi del mercato e che rappresenta la moneta degli impoveriti, l’unica salvaguardia ancora potente per chi vuole costruire un futuro possibile.
Diranno che non cancella la prima parte dei principi costituzionali, ma in realtà questa riforma svuoterà il primo articolo: “La sovranità appartiene al popolo”. Infatti chi vuole questa destabilizzante riforma deve sapere che non avrà più strumenti democratici per garantire le già precarie pari opportunità dei pensionati, dei giovani e delle stesse categorie imprenditoriali le quali saranno “spianate” dal rullo compressore di chi vive solo delle logiche di mercato e dai poteri economici e finanziari globali che, come draghi a più teste, divorano ciò che resta del nostro futuro! ☺
