Tra fumo e poesie
30 Aprile 2017
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Tra fumo e poesie

Un padre, un fratello, un amico. Non riesco a definirti con una sola parola, non mentre sei qui a chiedermelo. Siamo seduti in un bar qualsiasi del centro, io con le spalle rivolte verso il muro perché è un posto che mi dà una qualche sicurezza. Con le spalle coperte. Un po’ laterale, un po’ in disparte. Un po’. Mi piace starmene riservata e osservare la gente che legge il giornale, beve un caffè. Mentre tu parli con me. Mi piace ascoltarti. Mi è piaciuto ogni volta che scendevo nel tuo studio a parlarti. Ogni volta una sorpresa. Sorprendente, potrei definirti così. Ma non basterebbe. Allora, almeno mi piace pensare che lo stesso sia stata io per te, “come un lupo cala alle campagne, piega le messi folte, devasta ogni dove, per poi lasciar stupiti. Come dopo l’amore”.
Sei stato mio amico durante i nostri discorsi, i miei sfoghi, le tue rivelazioni. Mentre ci scambiavamo sigarette e parole. Tra fumo e poesie. Come quelle che mi hai dedicato e che mi fanno compagnia. Come quando avrei voluto ringraziarti, ma mi sono limitata a pensarlo. È stato tutto così semplice e naturale da sembrare quasi un rincontro più che un incontro. Un’amicizia venuta da lontano.
Sei stato mio fratello quando mi ascoltavi e consigliavi. Ecco, la nostra mi è sembrata una complicità tra fratelli. Come quando si è nella stessa stanza, di notte, e lui che non riesce a dormire accende la luce, “Devo raccontarti una cosa”. E tu che, minchia, sonno ne hai, gli fai eco con “cosa” seguita da trentacinque punti interrogativi alternati ad altrettanti esclamativi. Ma poi ti siedi sul letto, e magari prima passi in cucina a fare un caffè.
Sei stato mio padre quando mi sei venuto a prendere in quell’hotel di merda. Perché mio padre mi diceva di esserci sempre ma quella volta non c’era. Invece tu c’eri. E appena ti ho visto avrei voluto abbracciarti forte, ma non l’ho fatto. Sei stato come un supereroe, il mio supereroe. Mi hai accolta sorridente senza rimproverarmi, mentre sarebbe stato il primo comportamento che mio padre avrebbe tenuto. Con tono alto e parole sgarbate. Ma tu non sei stato solo mio padre, ma anche un fratello e un amico.
Allora quel giorno con te vicino ho avvertito una sensazione inspiegabile di tranquillità, di certezza, di affetto. Quel giorno che mi hai accompagnata a casa di nascosto, come fossimo stati due amanti. Chissà, forse a momenti siamo stati un po’ anche questo.

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