Un fiore dal colore del cielo
14 Luglio 2022
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Un fiore dal colore del cielo

Non è raro, in questo periodo, osservare, durante una passeggiata lungo le strade di campagna e lungo il bordo dei sentieri, un fiore bellissimo dalla corolla del colore del cielo: la nigella, che in Italia cresce in quasi tutto il territorio fino a 800 metri di altitudine, e che è comune nella fascia mediterranea, rara nella Padania e sulle Alpi.

Nota anche con i nomi volgari di damigella scapigliata o fanciullaccia, secondo alcuni per la forma delle foglie, verdi e tendenti al grigio, suddivise in lacinie così sottili da sembrare un ciuffo ribelle di capelli davanti a un bel viso. Secondo altri, ad assumere questo aspetto disordinato sarebbero invece piuttosto gli stami, molto numerosi con filamenti eretti.

Esistono diverse specie di nigella, che differiscono per piccolissimi particolari riguardanti soprattutto la forma e la posizione delle foglie. Le più importanti sono la Nigella damascena, una ranuncolacea, dalle dimensioni più modeste, anche nelle foglie, e dai fiori con i petali più intensamente azzurri, e la Nigella sativa o cumino nero, anch’essa una ranuncolacea, che si differenzia per il minor numero di sepali e per il colore dei fiori biancastri e azzurrognoli, ma anche perché presenta foglie verdi direttamente sotto il fiore. In particolare la Nigella sativa è un’ottima pianta mellifera. Capita spesso vedere fiori di nigella dalle diverse tonalità sullo stesso stelo: questo non è dovuto a una diversa ‘età’ dei fiori, ma alla fantasia creativa della pianta. Dopo la fioritura si ha la produzione dei ‘frutti’, ovvero delle capsule di colore bruno che all’interno contengono numerosi semini. Il nome del genere, che deriva dal latino niger, “nero”, si deve al colore dei suoi semi, che oltretutto sono molto simili a quelli del cumino, ragion per cui la pianta è spesso conosciuta, come si diceva sopra, col nome cumino nero. Il nome della specie, damascena, richiama il paese di provenienza, che è Damasco, la capitale della Siria.

Questa pianta, già citata nella Bibbia, era conosciuta fin dal tempo degli antichi Egizi e secondo alcune ipotesi i semi e l’olio estratto dai semi stessi avrebbero dovuto aiutare il faraone Tutankamon nelle malattie che potevano affliggerlo nell’aldilà. In Europa è stata utilizzata fino al XVII secolo e poi a poco a poco abbandonata, ma in India è ancora apprezzata in cucina e in medicina. I suoi semi contengono un alcaloide tossico, la damascenina, con proprietà narcotiche impiegate in passato per mitigare le emicranie e il mal di denti. Per uso esterno i semi polverizzati sono stati usati come starnutorio per liberare il naso e nella pratica domestica essi vengono tuttora posti nella biancheria per tenere lontani tarme e insetti. I semi, per il loro aroma gradevole, che ricorda quello delle spezie più delicate, sono stati utilizzati in passato per aromatizzare gelati, liquori e confetti – tradizione ancora presente nella gastronomia medio-orientale e indiana. Per la loro nota speziata, possono essere utilizzati anche per arricchire, con una buona spolverata, pane, focaccia e torte salate, o per preparare dolci come torte e muffin.

Ma a causa della tossicità il migliore uso attuale è quello di pianta ornamentale, con le sue cultivar per il giardino, dai fiori doppi con i colori accesi che oscillano dal bianco al blu e al lilla, e con le capsule di apprezzato valore estetico per le composizioni secche. Se si intende coltivare la damigella è bene sapere che preferisce posizioni soleggiate o a mezz’ombra. Inoltre, siccome non sopporta molto il freddo, è opportuno porla a dimora da fine aprile in poi e prevedere una corretta protezione nella stagione invernale.

Nel linguaggio dei fiori e delle piante la nigella simboleggia il dubbio e l’imbarazzo: tale significato è probabilmente dovuto ai nomi popolari attribuitigli dagli anglosassoni, quali “amore nella nebbia” o “il diavolo nel cespuglio” per via della conformazione della pianta che crea cespugli fitti e velati.☺

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