un mondo a colori
25 Aprile 2010
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un mondo a colori

 

 

 

Ebbene sì, ne vado fiero. Dovrei lavorare 1642 anni e 8 mesi per guadagnare quanto ha incassato Berlusconi nel 2008. Ma ho un vantaggio; a differenza di lui posso fermarmi a guardare un bel tramonto o cincischiare in piazza con gli amici perché un’ora del mio anno vale appena un euro e 60 centesimi, a differenza della sua che vale 2625 euro. Non ci si può permettere facilmente di sciupare così tanto denaro. Quando si dice che la ricchezza ha i suoi effetti perversi!

Ma non è di lui e del grigiore della sua vita che vogliamo occuparci perché sogniamo un mondo a colori. Se l’arcobaleno perdesse progressivamente la fantasia dei colori, rimarrebbe un ben misero arco a destare non più stupore ma incubi e paure. Se chiudessimo le frontiere, se ognuno dovesse andare in giro con l’albero genealogico o dovesse mostrare il pedigree (come i cani di razza), le nostre comunità sarebbero di una mestizia unica. Quanto doveva essere triste la vita a Babele, se il Creatore, come dice il mito, pensò bene di confondere le lingue per restituire un po’ di vivacità!

Solo il nostro governo, tenuto in pugno da un uomo che sta facendo gli ultimi strepiti e tanto baccano, – non sarà mica perché i ricchi non sanno uscire di scena con discrezione? – cavalca la paura della gente e così la crisi economica diventa l’occasione per cacciare gli immigrati, per marchiare come delinquente chiunque ha la colpa di non avere i documenti, per fissare la quantità di bambini stranieri che possono essere accolti in una classe.

Il primo marzo siamo scesi in strada accanto agli immigrati che rivendicano giustamente di non essere considerati braccia da sfruttare, ma persone da accogliere. Abbiamo voluto gridare insieme con loro il diritto ad abitare ogni luogo della terra perché l’umanità è una sola.

Che pessima immagine stiamo dando! Il presidente del consiglio sta diventando così comico da togliere il lavoro ai comici di professione; così presenzialista da non fare andare in onda tutte le trasmissioni dove non può comparire. Diventato famoso come l’uomo delle televisioni (chi non ricorda quando il figlio era convinto addirittura che il padre le aggiustava!) si è ridotto a fare il capostruttura. Siamo arrivati al punto che la fantasia è superata dalla realtà perché neppure Orwell poteva immaginare che potesse esserci un capo del governo che dal 1994 ad oggi facesse varare 37 provvedimenti ad personam senza che i suoi parlamentari e sudditi facessero una grinza, senza che l’opposizione recuperasse un minimo di spina dorsale, senza che i suoi elettori fossero schifati, senza che il presidente della Repubblica, per timore di passare per comunista, non fermasse con un po’ di energia tanti proclami oltretutto incostituzionali.

In strada, fianco a fianco con gli immigrati, perché è camminando a piedi che si incontra il mondo, che ci si imbatte in storie e ci si incontra con i propri limiti, per chiedere che si semplifichino le procedure per il permesso di soggiorno. I datori di lavoro hanno bisogno di manodopera, gli stranieri ci hanno mostrato che, se si fermano loro, si ferma la nazione. Perché allora le associazioni imprenditoriali non protestano contro le nostre anacronistiche politiche di immigrazione? Non sarà mica perché in questo modo si procurano manodopera a basso costo mentre i loro profitti crescono? Già un immigrato regolare viene pagato meno di un italiano; Rosarno ci ha insegnato che l’irregolare viene pagato ancora di meno. Il 40% di coloro che non hanno il permesso di soggiorno viene pagato meno di 5 euro all’ora e non pochi sono disposti a lavorare anche il sabato e la domenica.

Mentre gli immigrati sono intercettati e processati, il premier, anziché vergognarsi di ciò che dice al telefono, si danna l’anima contro le intercettazioni che non gli consentono di lavorare liberamente nella conduzione di Azienda Italia, con un governo, ridotto a con(s)iglio di amministrazione.

Vogliamo continuare ad incontrarci con gli immigrati dando vita ad altre feste dei popoli mentre insieme con loro chiediamo al comune di Campobasso, se la presenza ufficiale alla manifestazione non era solo mera rappresentanza, di attivare le procedure per avere un consigliere eletto dagli immigrati (previsto dal regolamento), un luogo fisico dove incontrarsi che diventi casa delle culture, uno sportello ben funzionante per venire incontro alle esigenze anche di nuovi arrivati.

Noi continuiamo a lottare perché l’acqua resti un bene pubblico e perciò sosterremo i referendum che chiedono di cancellare una delle tante leggi turpi di questo governo agli sgoccioli; lotteremo per la ricostruzione dei paesi colpiti dal terremoto contro le nefandezze del commissario e del suo fido sub come attesta la relazione della corte dei conti; lotteremo contro il comune di Casacalenda per l’assegnazione della struttura da adibire a casa di riposo alla cooperativa Nardacchione.

E sarà la nostra danza multienica, la voglia di un mondo altro che seppellirà definitivamente un governo che traballa, il cui scricchiolio lo sentono anche i sordi. Che cosa è la pasqua se non la scelta di Dio di schierarsi con le vittime contro ogni oppressione? Verrà giorno in cui i Bonaiuti, i Capezzoni, i Bondi e tanti altri si rifaranno la plastica facciale non solo per non essere riconosciuti, ma soprattutto per non vergognarsi davanti allo specchio. Non facciamoci sorprendere impreparati.☺                                                   

 

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