Un vero libraio
10 Settembre 2022
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Un vero libraio

Il sigaro smezzato tra le labbra, il basco alla marsigliese ed un cache col, giacca retrò ma d’ottima fattura, scarpe di pelle morbide, fuori moda: l’eleganza disinvolta di chi non spende un capitale nel rinnovo del guardaroba, magari perché non può, sicuramente perché ha una sua naturale raffinatezza e sta benissimo così, in apparenza non curante; in mano un paio di buste di carta con dentro dei libri, le ultime entusiasmanti “scoperte” da donare a qualche amico o conoscente o da distribuire alla ventura. Il sorriso e gli occhi delle persone buone, leali. Questa è l’immagine che mi è corsa tante volte in mente ieri, da quando ho appreso con dolore della scomparsa di una persona a cui ho voluto un bene speciale, come ad uno zio un poco più maturo di me, per il quale provavo affetto e stima.

Grazie a Michele, indiscusso unico vero libraio di Campobasso, ho letto Sciascia e Simenon, Izzo e Saramago, Carlotto e Galeano e chissà quanti altri, perché Michele aveva per i libri una passione feconda, autentica, contagiosa, di quelle che ti portano alla rovina, secondo i savi, che io invece credo rendano la vita consapevole e sensata, felice anche nella burrasca.

La libreria, anzi le librerie che a Campobasso Michele ha gestito sono state luoghi di incontro e discussione, di scambio di interessi e curiosità, di riflessioni seriose o risate sornione assai più che agenzie commerciali: Michele, infatti, aveva deciso – in maniera per molti incomprensibile – di opporsi alla logica del profitto, del libro quale oggetto di un mercato senz’anima, del  “titolo in grassetto” e delle “pile di novità” che al principio del nuovo secolo hanno cominciato a riempire le grandi catene librarie, la cui concorrenza per i piccoli librai si è fatta nel tempo insostenibile; e, pur amareggiato, come lui stesso ha scritto nella lettera di saluto ai suoi “clienti” amici o incursori affezionati affissa alla porta della libreria di via Cannavina, nel centro storico di Campobasso, si confessava nell’ imminenza della chiusura convinto di aver fatto “una scelta di dignità e di passione”, contento di aver navigato quel viaggio.

È stato il viaggio della sua vita quello coi libri, fra i libri e per i libri, tanto è che da una decina di anni a questa parte, privo della sua libreria, non aveva tuttavia smesso di consigliare letture, indagare, scovare editi ormai dimenticati: tante volte gli telefonavo per un suggerimento di lettura e, appena poteva, mi diceva la sua oppure mi lasciava nella biblioteca che entrambi frequentavamo un libro “da leggere assolutamente”, affidandomene il prestito per tramite delle due bibliotecarie, che ben ci conoscevano.

Ci incontravamo di rado e sempre trafelati lui da una parte io dall’altra, eppure mi mancherà Michele: mi piaceva tanto quel suo modo di fare garbato ma informale, aperto agli altri e rassicurante, in nulla provinciale; mi piaceva quella sua generosità gratuita, che è un talento di pochi; mi piaceva quel suo vivere la cultura non come ostentazione, un red carpet su cui sfilare, ma nella sua dimensione consueta e discreta, capillare nell’ilarità e nella tragedia, anonima da essere un tutt’uno con la vita, come solo la grande cultura sa essere.

Ieri è stato un giorno triste per tutti gli ignoti, insaziabili cacciatori di libri della provincia che da te hanno imparato meglio a leggere; grazie per sempre, Michele, e che tu abbia in direzione ostinata e contraria, umana, il più lungo dei viaggi.☺

 

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