una vita per la pace di Franco Novelli | La Fonte TV
Non posso dimenticare la dichiarazione di un politico israeliano, all’epoca di Piombo fuso – 27 dicembre 2008/ 18 gennaio 2009 – ministro del governo presieduto dal generale Ariel Sharon, che così recitava sulle pagine di un quotidiano a noi molto caro: “Quando saranno conosciute le distruzioni della Striscia di Gaza, sarà impossibile per me andare ad Amsterdam per turismo; sarò costretto ad andarci solo per comparire davanti al Tribunale Internazionale dell’Aja” (quello, per intenderci, dei crimini di guerra!).
Ebbene di quella guerra o meglio di quel massacro, definito Piombo fuso e deciso dalla strategia guerrafondaia di Israele contro il popolo palestinese della Striscia di Gaza, oggi si rischiano il silenzio pervicace prima e l’oblio complice poi. Ma perché il silenzio e l’oblio di un ingiustificato conflitto bellico nel corso del quale Vittorio Arrigoni ha rischiato la propria incolumità personale per essersi schierato dalla parte dei più indifesi, dalla parte del diritto del debole e dell’ oppresso?
Il silenzio prima e l’oblio dopo acquisiscono una loro dimensione negativamente consistente, quando si vuole nascondere qualcosa di cui ci si vergogna o che ricordare implica sofferenze psicologiche e fisiche anche, dovute essenzialmente ad una ridefinizione razionale di ciò che si è fatto di male. Nel caso specifico di Piombo fuso si tratta di un’operazione militare israeliana, determinata e promossa dal governo d’Israele per colpire e punire Hamas e bloccare i lanci di razzi da Gaza verso i territori, sui quali gli israeliani avevano provocatoriamente impiantato colonie agricole, requisendo le aree ai veri proprietari, cioè ai palestinesi. Piombo fuso ha ucciso circa 1300 palestinesi (molti erano bambini e donne inermi), provocando distruzioni stimate in diversi miliardi di dollari, mentre i morti israeliani sono stati soltanto 13, di cui tre civili.
Dal 27 dicembre 2008 al 18 gennaio 2009 una sessantina di cacciabombardieri – F 16 – ha provocato morti innocenti e distruzione di quanto (poco, in verità!) a fatica funzionava nei territori della Striscia di Gaza e a Gaza City, regione reclusa al mondo dall’ossessiva fobia terroristica di Israele, come se un governo democraticamente eletto a Gaza (Hamas) fosse responsabile di proclami e di azioni terroristiche nei confronti del popolo israeliano. A raccontare l’attacco violentissimo dell’esercito israeliano sono stati pochi giornalisti, che in prevalenza sono stati sorpresi dall’aggressione israeliana; tra questi c’era Vittorio Arrigoni, corrispondente durante i giorni di guerra di Piombo fuso de Il Manifesto a Gaza City.
Vittorio Arrigoni era un pacifista e attivista dell’International solidarity movement (Ism), un movimento palestinese impegnato a resistere all’occupazione israeliana, utilizzando metodi e principi dell’azione diretta non violenta. L’Ism è stato fondato da un piccolo gruppo di pacifisti palestinesi nel 2001 con l’obiettivo di sostenere e rafforzare la resistenza popolare non violenta, cercando di assicurare al popolo palestinese il sostegno internazionale di nazioni e popoli ad esso vicini ed una voce politica di rilievo grazie alla quale resistere in modo nonviolento alla schiacciante forza militare israeliana. Secondo l’Ism l’occupazione israeliana e l’insopportabile assoggettamento dei territori palestinesi potevano e possono essere sconfitti soltanto da una resistenza strategica non violenta, disarmata, disciplinata, pacifista. Vittorio Arrigoni obbediva a questa visione politica e a questa missione di pace, interpretata e vissuta da quanti sostenevano la legittimità della lotta e della resistenza palestinesi. Vik ha scelto di trascorrere la parte più bella della sua vita a Gaza City, stando al fianco dei pescatori palestinesi che ogni giorno sfidavano le motovedette israeliane lungo la striscia di mare di Gaza, sorvegliata fino all’esasperazione dai militari di Israele. Vik ha preferito stare dalla parte dei contadini palestinesi, anche in questo rischiando di morire colpito dai pezzi dell’artiglieria israeliana che impediva a questi poveri cristi di lavorare la terra e di coltivarla, in quanto confinante con gli insediamenti dei coloni di Tel Aviv. Vik è vissuto al fianco dei bambini e delle donne di Gaza nei giorni dell’assurdo bombardamento del Piombo fuso, la cui arrogante arbitrarietà ha denunciato sulle pagine de Il Manifesto. Vik è stato uno dei pochi giornalisti a registrare la drammaticità assurda di quei giorni, condividendo con la popolazione palestinese di Gaza City l’assurdità del vivere quotidianamente sotto le bombe e sotto le macerie. Vik ha scelto di vivere la vita dei suoi amici palestinesi, ogni giorno impegnati a gridare al mondo la legittimità dignitosa della loro scelta politica, quella di lottare per la libertà del popolo palestinese e per il suo diritto di avere una patria, una nazione, un territorio su cui far crescere la propria storia. Vik è stato ammazzato da un gruppo di militanti dissidenti di Hamas: è stato strangolato, quando invece sembrava che i carcerieri lo restituissero ai suoi amici palestinesi e ai ragazzi di Gaza, con i quali cominciava a condividere anche la loro cultura e le loro tradizioni.
Noi di Libera vogliamo ricordare a gran voce l’impegno civile e la scelta rivoluzionaria di vita fatta da Vittorio Arrigoni e proponiamo che la prossima marcia della pace a Campobasso sia dedicata a lui e alla sua radicale esperienza, vissuta sicuramente perseguendo gli obiettivi di una pace dignitosa fra i due popoli del Medio Oriente: i Palestinesi e gli Israeliani, due popoli ed una sola nazione, un solo Stato nazionale, quello di Palestina e di Israele.☺
bar.novelli@micso.net
Non posso dimenticare la dichiarazione di un politico israeliano, all’epoca di Piombo fuso – 27 dicembre 2008/ 18 gennaio 2009 – ministro del governo presieduto dal generale Ariel Sharon, che così recitava sulle pagine di un quotidiano a noi molto caro: “Quando saranno conosciute le distruzioni della Striscia di Gaza, sarà impossibile per me andare ad Amsterdam per turismo; sarò costretto ad andarci solo per comparire davanti al Tribunale Internazionale dell’Aja” (quello, per intenderci, dei crimini di guerra!).
Ebbene di quella guerra o meglio di quel massacro, definito Piombo fuso e deciso dalla strategia guerrafondaia di Israele contro il popolo palestinese della Striscia di Gaza, oggi si rischiano il silenzio pervicace prima e l’oblio complice poi. Ma perché il silenzio e l’oblio di un ingiustificato conflitto bellico nel corso del quale Vittorio Arrigoni ha rischiato la propria incolumità personale per essersi schierato dalla parte dei più indifesi, dalla parte del diritto del debole e dell’ oppresso?
Il silenzio prima e l’oblio dopo acquisiscono una loro dimensione negativamente consistente, quando si vuole nascondere qualcosa di cui ci si vergogna o che ricordare implica sofferenze psicologiche e fisiche anche, dovute essenzialmente ad una ridefinizione razionale di ciò che si è fatto di male. Nel caso specifico di Piombo fuso si tratta di un’operazione militare israeliana, determinata e promossa dal governo d’Israele per colpire e punire Hamas e bloccare i lanci di razzi da Gaza verso i territori, sui quali gli israeliani avevano provocatoriamente impiantato colonie agricole, requisendo le aree ai veri proprietari, cioè ai palestinesi. Piombo fuso ha ucciso circa 1300 palestinesi (molti erano bambini e donne inermi), provocando distruzioni stimate in diversi miliardi di dollari, mentre i morti israeliani sono stati soltanto 13, di cui tre civili.
Dal 27 dicembre 2008 al 18 gennaio 2009 una sessantina di cacciabombardieri – F 16 – ha provocato morti innocenti e distruzione di quanto (poco, in verità!) a fatica funzionava nei territori della Striscia di Gaza e a Gaza City, regione reclusa al mondo dall’ossessiva fobia terroristica di Israele, come se un governo democraticamente eletto a Gaza (Hamas) fosse responsabile di proclami e di azioni terroristiche nei confronti del popolo israeliano. A raccontare l’attacco violentissimo dell’esercito israeliano sono stati pochi giornalisti, che in prevalenza sono stati sorpresi dall’aggressione israeliana; tra questi c’era Vittorio Arrigoni, corrispondente durante i giorni di guerra di Piombo fuso de Il Manifesto a Gaza City.
Vittorio Arrigoni era un pacifista e attivista dell’International solidarity movement (Ism), un movimento palestinese impegnato a resistere all’occupazione israeliana, utilizzando metodi e principi dell’azione diretta non violenta. L’Ism è stato fondato da un piccolo gruppo di pacifisti palestinesi nel 2001 con l’obiettivo di sostenere e rafforzare la resistenza popolare non violenta, cercando di assicurare al popolo palestinese il sostegno internazionale di nazioni e popoli ad esso vicini ed una voce politica di rilievo grazie alla quale resistere in modo nonviolento alla schiacciante forza militare israeliana. Secondo l’Ism l’occupazione israeliana e l’insopportabile assoggettamento dei territori palestinesi potevano e possono essere sconfitti soltanto da una resistenza strategica non violenta, disarmata, disciplinata, pacifista. Vittorio Arrigoni obbediva a questa visione politica e a questa missione di pace, interpretata e vissuta da quanti sostenevano la legittimità della lotta e della resistenza palestinesi. Vik ha scelto di trascorrere la parte più bella della sua vita a Gaza City, stando al fianco dei pescatori palestinesi che ogni giorno sfidavano le motovedette israeliane lungo la striscia di mare di Gaza, sorvegliata fino all’esasperazione dai militari di Israele. Vik ha preferito stare dalla parte dei contadini palestinesi, anche in questo rischiando di morire colpito dai pezzi dell’artiglieria israeliana che impediva a questi poveri cristi di lavorare la terra e di coltivarla, in quanto confinante con gli insediamenti dei coloni di Tel Aviv. Vik è vissuto al fianco dei bambini e delle donne di Gaza nei giorni dell’assurdo bombardamento del Piombo fuso, la cui arrogante arbitrarietà ha denunciato sulle pagine de Il Manifesto. Vik è stato uno dei pochi giornalisti a registrare la drammaticità assurda di quei giorni, condividendo con la popolazione palestinese di Gaza City l’assurdità del vivere quotidianamente sotto le bombe e sotto le macerie. Vik ha scelto di vivere la vita dei suoi amici palestinesi, ogni giorno impegnati a gridare al mondo la legittimità dignitosa della loro scelta politica, quella di lottare per la libertà del popolo palestinese e per il suo diritto di avere una patria, una nazione, un territorio su cui far crescere la propria storia. Vik è stato ammazzato da un gruppo di militanti dissidenti di Hamas: è stato strangolato, quando invece sembrava che i carcerieri lo restituissero ai suoi amici palestinesi e ai ragazzi di Gaza, con i quali cominciava a condividere anche la loro cultura e le loro tradizioni.
Noi di Libera vogliamo ricordare a gran voce l’impegno civile e la scelta rivoluzionaria di vita fatta da Vittorio Arrigoni e proponiamo che la prossima marcia della pace a Campobasso sia dedicata a lui e alla sua radicale esperienza, vissuta sicuramente perseguendo gli obiettivi di una pace dignitosa fra i due popoli del Medio Oriente: i Palestinesi e gli Israeliani, due popoli ed una sola nazione, un solo Stato nazionale, quello di Palestina e di Israele.☺
Non posso dimenticare la dichiarazione di un politico israeliano, all’epoca di Piombo fuso – 27 dicembre 2008/ 18 gennaio 2009 – ministro del governo presieduto dal generale Ariel Sharon, che così recitava sulle pagine di un quotidiano a noi molto caro: “Quando saranno conosciute le distruzioni della Striscia di Gaza, sarà impossibile per me andare ad Amsterdam per turismo; sarò costretto ad andarci solo per comparire davanti al Tribunale Internazionale dell’Aja” (quello, per intenderci, dei crimini di guerra!).
Ebbene di quella guerra o meglio di quel massacro, definito Piombo fuso e deciso dalla strategia guerrafondaia di Israele contro il popolo palestinese della Striscia di Gaza, oggi si rischiano il silenzio pervicace prima e l’oblio complice poi. Ma perché il silenzio e l’oblio di un ingiustificato conflitto bellico nel corso del quale Vittorio Arrigoni ha rischiato la propria incolumità personale per essersi schierato dalla parte dei più indifesi, dalla parte del diritto del debole e dell’ oppresso?
Il silenzio prima e l’oblio dopo acquisiscono una loro dimensione negativamente consistente, quando si vuole nascondere qualcosa di cui ci si vergogna o che ricordare implica sofferenze psicologiche e fisiche anche, dovute essenzialmente ad una ridefinizione razionale di ciò che si è fatto di male. Nel caso specifico di Piombo fuso si tratta di un’operazione militare israeliana, determinata e promossa dal governo d’Israele per colpire e punire Hamas e bloccare i lanci di razzi da Gaza verso i territori, sui quali gli israeliani avevano provocatoriamente impiantato colonie agricole, requisendo le aree ai veri proprietari, cioè ai palestinesi. Piombo fuso ha ucciso circa 1300 palestinesi (molti erano bambini e donne inermi), provocando distruzioni stimate in diversi miliardi di dollari, mentre i morti israeliani sono stati soltanto 13, di cui tre civili.
Dal 27 dicembre 2008 al 18 gennaio 2009 una sessantina di cacciabombardieri – F 16 – ha provocato morti innocenti e distruzione di quanto (poco, in verità!) a fatica funzionava nei territori della Striscia di Gaza e a Gaza City, regione reclusa al mondo dall’ossessiva fobia terroristica di Israele, come se un governo democraticamente eletto a Gaza (Hamas) fosse responsabile di proclami e di azioni terroristiche nei confronti del popolo israeliano. A raccontare l’attacco violentissimo dell’esercito israeliano sono stati pochi giornalisti, che in prevalenza sono stati sorpresi dall’aggressione israeliana; tra questi c’era Vittorio Arrigoni, corrispondente durante i giorni di guerra di Piombo fuso de Il Manifesto a Gaza City.
Vittorio Arrigoni era un pacifista e attivista dell’International solidarity movement (Ism), un movimento palestinese impegnato a resistere all’occupazione israeliana, utilizzando metodi e principi dell’azione diretta non violenta. L’Ism è stato fondato da un piccolo gruppo di pacifisti palestinesi nel 2001 con l’obiettivo di sostenere e rafforzare la resistenza popolare non violenta, cercando di assicurare al popolo palestinese il sostegno internazionale di nazioni e popoli ad esso vicini ed una voce politica di rilievo grazie alla quale resistere in modo nonviolento alla schiacciante forza militare israeliana. Secondo l’Ism l’occupazione israeliana e l’insopportabile assoggettamento dei territori palestinesi potevano e possono essere sconfitti soltanto da una resistenza strategica non violenta, disarmata, disciplinata, pacifista. Vittorio Arrigoni obbediva a questa visione politica e a questa missione di pace, interpretata e vissuta da quanti sostenevano la legittimità della lotta e della resistenza palestinesi. Vik ha scelto di trascorrere la parte più bella della sua vita a Gaza City, stando al fianco dei pescatori palestinesi che ogni giorno sfidavano le motovedette israeliane lungo la striscia di mare di Gaza, sorvegliata fino all’esasperazione dai militari di Israele. Vik ha preferito stare dalla parte dei contadini palestinesi, anche in questo rischiando di morire colpito dai pezzi dell’artiglieria israeliana che impediva a questi poveri cristi di lavorare la terra e di coltivarla, in quanto confinante con gli insediamenti dei coloni di Tel Aviv. Vik è vissuto al fianco dei bambini e delle donne di Gaza nei giorni dell’assurdo bombardamento del Piombo fuso, la cui arrogante arbitrarietà ha denunciato sulle pagine de Il Manifesto. Vik è stato uno dei pochi giornalisti a registrare la drammaticità assurda di quei giorni, condividendo con la popolazione palestinese di Gaza City l’assurdità del vivere quotidianamente sotto le bombe e sotto le macerie. Vik ha scelto di vivere la vita dei suoi amici palestinesi, ogni giorno impegnati a gridare al mondo la legittimità dignitosa della loro scelta politica, quella di lottare per la libertà del popolo palestinese e per il suo diritto di avere una patria, una nazione, un territorio su cui far crescere la propria storia. Vik è stato ammazzato da un gruppo di militanti dissidenti di Hamas: è stato strangolato, quando invece sembrava che i carcerieri lo restituissero ai suoi amici palestinesi e ai ragazzi di Gaza, con i quali cominciava a condividere anche la loro cultura e le loro tradizioni.
Noi di Libera vogliamo ricordare a gran voce l’impegno civile e la scelta rivoluzionaria di vita fatta da Vittorio Arrigoni e proponiamo che la prossima marcia della pace a Campobasso sia dedicata a lui e alla sua radicale esperienza, vissuta sicuramente perseguendo gli obiettivi di una pace dignitosa fra i due popoli del Medio Oriente: i Palestinesi e gli Israeliani, due popoli ed una sola nazione, un solo Stato nazionale, quello di Palestina e di Israele.☺
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