vorrei poter immaginare    di Giulia D’Ambrosio
28 Febbraio 2012
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vorrei poter immaginare di Giulia D’Ambrosio

 

Difficile descrivere il turbinio interiore di questo burrascoso passaggio epocale. Non sappiamo né come né quando ne usciremo. Vorrei poter immaginare un mondo nuovo, libero da tutte le false sovrastrutture economiche fondate sul debito e sul falso benessere, ma per poterlo rendere reale occorrono caratteristiche  non riconducibili al denaro. Servono grandi patrimoni morali e quel senso di comunità che nessun economista eccelso potrà mai insegnare. Siamo nel governo delle banche, che ormai dominano il mondo. Riusciamo persino a dire che la politica, pur degradata, talvolta conserva qualche tratto umano. Ed è così che l’obiettivo crescita non sempre coincide con lo sviluppo e quasi mai concilia con la qualità della vita. La crisi ha congelato progetti e carriere, investimenti e speranze. Il Paese produce sempre meno. Eppure c'è chi prova ancora a rimettere in moto il sistema, ogni giorno, aprendo le serrande del negozio, della piccola o della grande azienda. L'impresa al tempo della crisi è la resistenza quotidiana degli impotenti. Succede, che pur guardandoci intorno attentamente, abbiamo perso la politica, quella di Atene, quella di Pericle quando dice: “Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento… Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile”.

 Inutile… già. Invece succede che il Paese a furia di alzate di spalle e di tolleranza ha generato mostri. Il potere abusato (non meritato) non vuole un popolo reattivo e consapevole. Non lo vuole né la politica, né  il “mercato”. Chissà se i molisani si sono accorti di quanta energia sono capaci nel momento del bisogno! Lo hanno dimostrato in occasione della eccezionale nevicata che ci è piombata addosso, come una ennesima sventura. In tanti piccoli comuni, rimasti isolati, tutti si sono dati da fare per liberare strade, case, soccorrere anziani, malati. Tanti si saranno accorti che era importante il bottegaio sotto casa, l’amico, il vicino. Un mondo forzatamente globale che diventa necessariamente locale. Quando l’individualismo diventa solidarietà, l’uomo vince. Dunque proviamo a vincere la sfida di questo momento terribile stando uniti. Non desideriamo uomini potenti, ma un popolo sovrano, che sappia scegliere e non subire. Che non lasci spazio alla corruzione. La  sanità  che langue pur divorando tante risorse, il  ricorso ai derivati pur sapendo che sono una spada di Damocle sulle nostre teste, i benevoli contratti pubblici, le truffe alla Ue, gli sprechi e non solo delle partecipate, gli acquisti di beni e servizi fuori ordinanza, le generose indennità al personale: è un campionario di nefandezze senza fine quello denunciato dalla Corte dei Conti. Denaro che non tornerà mai nelle casse pubbliche. Secondo  le stime della Funzione pubblica il costo della corruzione ammonterebbe a 60 miliardi, ma i sacrifici li faranno i semplici cittadini, i nostri vecchi, i nostri bambini. Eppure ogni giorno che passa ci sentiamo sempre più vilipesi. Il mucchio di riforme bocconiane spara in ogni direzione, spara verso il basso e noi in qualche modo dovremo correre ai ripari… vorrei poter immaginare che il coraggio di fare i conti con i responsabili  delle scelte mancate, delle spese scellerate, dei privilegi rubati lo avessimo qui nella nostra terra, prima ancora di raccontarlo altrove. Non mi piace che si parli male del Molise ma chiunque vi appartenga e ne ha potere, se si ritiene davvero intelligente, non dovrebbe infierire su questa terra italiana, forte e fragile come nessuna. Si abbia invece il coraggio e l’ardire di pretendere gente saggia e coraggiosa, non siamo in un feudo… almeno spero.  ☺

 

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