Votate no per voi
Perché tanta fretta? La presidente Meloni ha già indicato i giorni in cui si dovrà tenere il voto referendario sulla “Riforma della Giustizia” mentre ancora si raccolgono le firme dei cittadini elettori. Naturalmente nel quesito referendario, stabilito dalla Cassazione, non ci sono misure utili a velocizzare i processi, sia civili che penali, né mezzi per sostenere un carico giudiziario che non ha pari in Europa; mancano i giudici e i pochi cancellieri, assunti a termine con i soldi del PNRR, impegnati per il miglioramento del sistema giustizia, a breve saranno licenziati. Con questo referendum non si riforma la giustizia, per quella basterebbero le leggi ordinarie, ma l’Ordinamento Giudiziario per la modifica del quale bisogna riformare la Costituzione. Con il referendum confermativo l’unica cosa che si conferma è l’odio che questa gente nutre contro ogni regola e in modo particolare contro quelle contenute nella nostra Costituzione.
È da 80 anni che aspettano di regolare i conti. Il Movimento Sociale Italiano dal quale costoro provengono, rivendicò fin dalle origini, come fattore identitario, la propria estraneità alla Repubblica nata dalla Resistenza e ai valori da essa espressi nella Costituzione, ponendo da subito all’ordine del giorno la questione di “essere fascisti in democrazia”. E oggi, coerentemente con la loro storia, i primi obiettivi che si prefiggono di abbattere sono quelli preposti a tutelare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura nell’ esercizio della funzione giudiziaria. Si può certamente migliorare anche la legge, ma evitando di aggredire i valori ai quali tutte le forze politiche antifasciste si sono ispirate nell’ approvazione della Costituzione repubblicana a cui anche quella norma da riformare deve ispirarsi, a cominciare dalla divisione dei poteri e dall’indipendenza della Magistratura.
Purtroppo questi produttori di norme inutili e dannose sono convinti che il diritto, nazionale e internazionale, si applichi “fino a un certo punto”, (ministro Tajani); ma veniamo ai fatti concreti: 1) “fun-zio-ne-ran-no!”, riferito alla Guantanamo d’Albania, non è solo uno sfogo della premier, perennemente agitata, ma la visione autoritaria di un modello istituzionale che stride con quello democratico voluto dai Costituenti (diritti e tutele a tutti), e per questo non fun-zio-ne-ran-no neanche dopo le future direttive europee, concordate con la stessa premier;
2) dopo lo stop della Corte dei Conti alla registrazione della delibera CIPESS per la realizzazione del Ponte sullo Stretto, la premier, sempre agitata, ha reagito con veemenza, definendo il provvedimento “un ennesimo atto di invasione della giurisdizione sulle scelte del Governo e del Parlamento”, tanto che adesso vogliono abolirla, perché? Eppure anche in questo caso i Giudici si sono limitati ad accertare la presenza di vizi che quella delibera contiene, non hanno impedito alla politica di realizzare il Ponte ma di rispettare le norme che regolamentano questa materia;
3) a Milano da qualche anno si usa applicare il rito ambrosiano nella pubblica amministrazione che spesso non ha niente a che vedere con quello italiano. La Fondazione Milano Cortina, che gestisce l’organizzazione delle Olimpiadi invernali, amministrata da membri nominati da enti statali e società private, ha gestito miliardi pubblici e privati con criteri privatistici e per questo è stata interessata da un’indagine della Procura milanese. Il Governo, per togliere la Fondazione dall’impaccio, ha approvato un decreto convertito in Legge, il quale stabilisce che quella fondazione ha natura privata, nonostante gestisca ingenti risorse pubbliche (questo lo diciamo noi) e qui la domanda viene spontanea: chi è che ha invaso il campo altrui? I Giudici o la Politica?
Queste ostentazioni della destra dimostrano, oltre ogni ragionevole dubbio, quale sia l’obiettivo da colpire: rendere più fragile il sistema giustizia e meno indipendente la magistratura, sottoponendola in questo modo al vaglio della politica. L’istituzione di due CSM composti per una parte da magistrati estratti a sorte e per l’altra eletti dal Parlamento in seduta comune – non si sa ancora con quale maggioranza-; c’è poi l’istituzione di un organismo, Alta Corte Disciplinare, (15 membri, presidente eletto dai politici, 3 nominati dal Capo dello Stato, 3 dal Parlamento in seduta comune, 6 scelti a sorte tra i magistrati giudicanti e 3 tra i magistrati requirenti). Esso, fatto veramente singolare, giudica sia in primo che in secondo grado, ed è preclusa la facoltà di ricorrere in Cassazione, se la suonano e se la cantano da soli. L’attuale Commissione disciplinare invece è composta da 6 membri effettivi (vicepresidente e 1 membro votato dal Parlamento, 1 tra i magistrati di legittimità, 2 tra i magistrati giudicanti di merito e 1 tra i pubblici ministeri).
Ognuno può rendersi conto agevolmente che nell’Alta Corte i rapporti di forza tra la Magistratura e la Politica sono cambiati a favore di quest’ultima. Il ministro della Giustizia, Nordio, in un momento di sobrietà, ha dichiarato alla stampa che non capisce perché i parlamentari dell’ opposizione non siano favorevoli a questa riforma: “siamo tutti parlamentari e un giorno questa legge, quando governerete, potrà far comodo anche a voi”, parola di Carlo che tradotto significa (il lavoro sporco lo facciamo noi che abbiamo il pelo sullo stomaco e voi lasciataci fare).
I giornali di destra, per difendere l’anziano guardasigilli hanno sostenuto che si trattava di semplice refuso, noi invece al contrario crediamo che l’ex giudice non sia inciampato sulla consecutio anche perché lo riteniamo meno stupido di quanto la destra pensi di lui: si è trattato del richiamo della foresta sia a destra che a sinistra verso tutti quelli che hanno avuto a che fare con la Giustizia, non come parti offese. Il momento è veramente grave.
Mi rivolgo a voi, elettori che da anni non andate a votare: questa riforma senza dubbio alcuno avvantaggia sicuramente loro. E allora, per una sola volta, votate per voi, non perdete questa occasione! Meditate amici! ☺
