Di là del risultato
10 Marzo 2019
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Di là del risultato

Lo sport vero esiste; la correttezza, sul rettangolo verde, è ancora un valore e soprattutto la lealtà, a volte, va di là del risultato. Non è una réclame per il fair play: si tratta di una considerazione alla luce di ciò che è accaduto sui campi di calcio della nostra regione.

Il Molise come crocevia di sportività? Auspicabile. Di sicuro è una base di partenza della quale fare tesoro dopo le recenti brutte pagine del razzismo più becero, consumate verso uomini dalla pelle di colore diverso.

Il desiderio di ciò che vorremmo accadesse sportivamente ogni domenica prende le mosse in un sabato qualunque sui campi di calcio dell’Interregionale con un calcio di rigore capitato sui piedi del giovane centrocampista molisano Albino Fazio, 28 anni, da lui stesso intenzionalmente calciato fuori dallo specchio della porta avversaria. Un lungo applauso di diversi minuti ha abbracciato idealmente tutto lo stadio Nuovo Romagnoli in un tributo vero da parte delle tifoserie opposte che hanno immortalato questo gesto d’altri tempi come un fotogramma che resterà nella mente di tutti gli sportivi e non negli anni a venire, frutto di un altruismo non vano e che va oltre qualsiasi campanilismo.

Contestualizzare un gesto inaspettato sfugge ad ogni logica razionale, se si considera che la partita teatro dell’episodio è un derby, quello tra Campobasso ed Isernia, dotato pertanto di una carica agonistica e rivalità particolari. Il destino inoltre ha voluto regalare a quel momento un’ulteriore suspense: il secondo rigorista della squadra pentra, colui che si è presentato sul dischetto davanti ai suoi tifosi assiepati in un piccolo spicchio dello stadio è per un curioso scherzo geografico un atleta nato proprio a Campobasso e che ha trascorsi con i colori rossoblù. Possiamo immaginare quali pensieri abbiano affollato la mente del numero 8 biancoceleste nell’istante un cui iniziava la rincorsa fino al momento del tiro, consapevole del fatto che arbitro e guardalinee avevano preso una colossale svista a seguito di un fallo laterale sbagliato e che segnare quel rigore non sarebbe stato giusto. Al tempo stesso, sbagliarlo avrebbe fatto scatenare la rabbia dei propri tifosi, allenatore e dirigenza, i quali avrebbero messo in discussione il suo essere professionista, facendo venir meno il dovere di calciatore. A togliere l’ impaccio di una decisione impossibile da prendere per Fazio, ci hanno pensato i suoi stessi compagni di squadra che con un gesto di rara lealtà sportiva hanno deciso di comune accordo di sacrificare quel probabile gol, mettendo al primo posto dignità, rispetto e lealtà. Il rigore viene così calciato fuori.

L’attualità relegherà certamente questo episodio nelle pagine di mera cronaca sportiva, e quel gesto, nonostante faccia parte di una storia consumata in un istante, ha dato vita ad un accadimento che sarebbe tutt’altro che silenzioso, ma che rischia di apparire tale presso un’opinione pubblica ormai assuefatta, mutata culturalmente da eventi spartiacque di una nuova storia italiana in cui esplodono furori razzisti. Biasimare il gesto di quel giocatore appare invece come la sconfitta di un’intera società civile, incapace di fermare questa regressione. Eppure, in uno sport che professa il fair play come punto di arrivo, a quanto pare non c’è spazio per il fair play.

Il dubbio che a contare sia ancora solo il risultato, prima di ogni altra cosa, è una certezza divenuta realtà con il passare delle ore. Sull’episodio infatti, si sono susseguiti i distinguo, primo fra tutti quello dell’allenatore dell’Isernia, il navigato Massimo Silva, il quale ha stigmatizzato il comportamento del suo capitano, dichiarando che si era trattata di una decisione non concordata. Implicitamente macerava rabbia per aver buttato alle ortiche un probabile gol, ma certamente perdeva anche un’ottima occasione per lodare un gesto meritorio. Una presa di posizione inaspettata per chi vive nel mondo dei calci d’angolo da una cinquantina d’anni.

Paradossale, se non deplorevole infine, la posizione del presidente del sodalizio isernino, arrivato addirittura a ‘sospendere’ Fazio.

Possibile che i precedenti illustri a livello europeo dei vari Paolo Di Canio con la maglia del West Ham, o di Charles Puyol in maglia blaugrana non abbiano insegnato nulla? In Scozia si andò addirittura oltre lo sport, dove un capitano coraggioso come Lorenzo Amoruso, cattolico praticante e che mai rinnegò la propria fede religiosa, fu un esempio di fair play per i tifosi dei Rangers di Glasgow, squadra in cui militava, che rappresentava la parte protestante della città scozzese. Un esempio che andò ben oltre le barriere di carattere religioso, spesso insormontabili oltre il Vallo di Adriano.

Sliding doors: tornare sul verde del Selva Piana di Campobasso ci riporta alla realtà, ma l’idea che il dramma sportivo per una vittoria sfumata prenda il sopravvento sul fair play, resta un’ipotesi sempre più concreta. Mai come stavolta, e forse per l’ennesima, il provincialismo sarebbe un’onta difficile da lavare.

A livello nazionale il gesto è stato osannato all’unanimità; a livello locale ci si è interrogati a lungo prima di prendere una posizione sulla quale non ci sarebbe da discutere.

Andare al di là del risultato è una questione di coscienza non ancora alla portata di tutti. ☺

 

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