L’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile
9 gennaio 2018
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L’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile

  1. Noi, Capi dello Stato e del Governo e Alti Rappresentanti, riuniti al Quartier Generale delle Nazioni Unite di New York dal 25 al 27 settembre 2015 per la celebrazione del settantesimo anniversario dell’ONU, oggi abbiamo stabilito i nuovi Obiettivi globali per lo Sviluppo Sostenibile.
  2. Nell’interesse dei popoli che serviamo, abbiamo preso una decisione storica su una serie completa e lungimirante di obiettivi e traguardi universali, trasformativi e incentrati sulle persone. Noi ci impegniamo a lavorare instancabilmente per la piena implementazione di quest’Agenda entro il 2030. Riconosciamo che sradicare la povertà in tutte le sue forme e dimensioni, inclusa la povertà estrema, è la sfida globale più grande ed un requisito indispensabile per lo sviluppo sostenibile. Ci impegniamo a raggiungere lo sviluppo sostenibile nelle sue tre dimensioni – economica, sociale e ambientale – in maniera equilibrata e interconnessa. Partiremo inoltre dalle conquiste degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio e mireremo a portare a termine le loro questioni irrisolte. …

La nuova Agenda

  1. Annunciamo oggi 17 nuovi Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile con 169 traguardi ad essi associati, che sono interconnessi e indivisibili. È la prima volta che i leader mondiali si impegnano in uno sforzo e in un’azione comune attraverso un’agenda politica così vasta e universale. Ci stiamo incamminando verso lo sviluppo sostenibile, dedicandoci al perseguimento della crescita globale e a una cooperazione vantaggiosa che si tradurrebbe in maggiori profitti per tutti i paesi e per tutto il mondo. … Applicheremo l’Agenda affinché tutti possano trarne i benefici, per le generazioni di oggi e per quelle del futuro…
  2. I nuovi Obiettivi e i rispettivi traguardi entreranno in vigore il 1 gennaio 2016 e orienteranno le nostre decisioni per i prossimi 15 anni.

Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile:

1) Porre fine ad ogni forma di povertà nel mondo. 2) Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile. 3) Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età. 4) Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti. 5) Raggiungere l’uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze. 6) Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie. 7) Assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni. 8) Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti. 9) Costruire un’infrastruttura resiliente e promuovere l’innovazione ed una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile. 10) Ridurre l’ineguaglianza all’interno di e fra le nazioni. 11) Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili. 12) Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo. 13) Promuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere il cambiamento climatico. 14) Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile. 15) Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre. 16) Promuovere società pacifiche e inclusive per uno sviluppo sostenibile. 17) Rafforzare i mezzi di attuazione e rinnovare.

Li prenderemo in esame singolarmente nei futuri articoli.

Morbique (Mor·bi·que), aggettivo. Si dice del complesso desiderio di visitare luoghi prima che siano definitivamente compromessi dal cambiamento climatico (o altri interventi dell’uomo). Casaperdida (Ca.sa.per.di.da), nome. È il sentimento di ansietà dato dal timore di perdere la propria casa a causa di una tempesta o altri eventi estremi causati dal caos climatico. Epoquetude (Epo·qu·e·tude), nome. Come antidoto all’ansia derivante dal deterioramento dell’ambiente, l’epoquetude è la rassicurante consapevolezza che mentre l’umanità può distruggere se stessa, la Terra certamente sopravviverà a noi, così come è sopravvissuta a tanti altri cataclismi.

Le parole morbique, casaperdida ed epoquetude non esistono. Le hanno inventate le artiste del Bureau of linguistical reality, Heidi Quante e Alicia Escott, per un’opera d’arte “collettiva” aperta al contributo di tutti: creare un nuovo linguaggio che aiuti a comprendere il rapido cambiamento che l’uomo sta imprimendo al Pianeta. Il progetto e le sue “parole” sono state presentate anche a Parigi, a margine della XXI Conferenza delle Parti (COP 21) della Convenzione Onu sul Clima (UNFCCC, United Nations Framework Convention on Climate Change). 36mila partecipanti, 23.100 delegati dei Paesi, 9.400 esponenti delle Nazioni Unite, delle sue agenzie e delle Organizzazioni non governative, 3.700 media accreditati, la COP21 di Parigi (dal 30 novembre al 12 dicembre, 2015) si è tenuta a 27 anni di distanza dall’istituzione dell’International Panel on Climate Change (Ipcc), il cui primo rapporto sul cambiamento climatico causato dall’uomo e sui pericoli che da questo possono derivare è del 1990 e a 23 anni (era il 1992, all’Earth Summit di Rio de Janeiro) dalla nascita dell’UNFCCC, oggi ratificato da 195 Paesi. Ma soprattutto, a 18 anni dal Protocollo di Kyoto, il primo tentativo di accordo globale per la riduzione delle emissioni di gas serra, entrato in vigore solo nel 2005.

Si può parlare di un accordo “storico” anche se molti aspetti non sono vincolanti. Ai fini di un segnale forte il vincolo presente sui monitoraggi degli impegni periodici è significativo. Viene sancito il superamento del regime di Kyoto – anche se il protocollo non è stato abolito. Un accordo buono, non perfetto, il cui segnale è anche verso gli investitori: attenzione a dove mettete i vostri soldi. Il futuro potrebbe non essere roseo per le fonti fossili, nemiche del clima. Inoltre si esalta il ruolo delle istituzioni locali e della società civile: tutti devono concorrere al risultato, lo sforzo – grandissimo poiché gli obiettivi sono ambizioni – non può che essere collettivo, una vera e propria rivisitazione drastica dell’intero settore produttivo, non solo energetico. E tutto questo va fatto nei prossimi dieci anni, ovvero da domani. ☺

 

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