Mi immagino vincitore
7 Giugno 2014
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Mi immagino vincitore

Ho comprato al bar tanti “gratta e vinci”. Che bella invenzione. Meglio sarebbe se scrivessero: “gratta e, forse, vinci, ma io ho già vinto perché tu gratti e speri!”. È il gioco del sistema: inventare un bisogno ed una speranza. Sistema vecchio, ma sempre attuale ed attivo permanentemente. I biglietti non li ho ancora grattati; li osservo e mi immagino vincitore. Nell’attesa di vincere, mi metto a fare il caffè in questo 25 Aprile di Liberazione: libero dal fascismo, dalla dittatura, dal denaro? Libero dalle ideologie, dai ricordi, dalla storia? Libero da …, ma no, semplicemente libero e consapevole che mezzo secolo di vita ha modificato profondamente i “con- notati” al pensiero razionale ed alla politica del pianeta. Nell’attesa di vincere, osservo il mio cane che mi guarda, inconsapevole che tra poco avrà un amico-padrone più ricco, non sa di cosa, ma lui attende! Adesso vado a grattare, ma dopo il caffè ed una fumata di “pipa”. Un rito. Quanti riti di speranza facciamo ogni giorno! Riti che fanno comodo al sistema integrato ed integratore che ci vuole “consapevoli cittadini consumatori di bisogni e di speranza … o è la vita?”. Ho bevuto il caffè, accendo la mia pipa e gratto da vincitore… niente, ho perso; riproverò!

Ecco, anche di fronte alla sconfitta, non mi arrendo, ma “riproverò”! Sappiamo già, che “quello” non ci darà il posto promesso, ma continuiamo a votarlo: parodia di una esistenza comune. Talvolta la rabbia ci fa fare uno scatto di un’altra speranza, ma qual è la speranza? Intanto, nel momento in cui altri ci sono venuti in soccorso e vinciamo, troviamo il modo di vendicarci di affronti subìti. In guerra, affronti sta a morti senza senso, spesso, procurati per quella infernale logica del potere da mantenere o conquistare! Legittimo il “saldare il conto” a chi non si è fatto scrupoli di uccidere o far uccidere i “tuoi”. Forse, un po’ con la medesima prassi, che non esclude responsabilità, i vincitori di tutti i tempi hanno fatto giudizi sommari e sentenze di morte senza difensori e senza possibilità di appello. Nel momento in cui non si è lucidi, è facile anche fare confusione, ma in guerra, chi prima spara, vive; probabilmente per un altro “mo- mento-tempo” di ricaricare il proprio fucile e chissà, forse, si potrà premere, prima di altri, il grilletto. “Il grilletto”, altra parodia della vita, che non ci esclude da quanti “il  grilletto” lo mettono in funzione anche in quelle storie che chiamiamo d’amore! Non fa niente se abbiamo un contratto, scritto o meno, con quell’altra/altro declamata/o e nostalgicamente riportato nelle lettere d’amore; probabilmente, l’una e l’altra hanno senso, perché ha senso vivere il “momento-tempo”. Il problema vero, rimane il tempo del dopo, ovvero il tempo di decidere che fare, da che parte stare o andare e “chi” essere.

In un libro di storia, lessi, ma non ricordo l’autore, che fu chiesto ad uno storico che cosa avesse prodotto il fascismo in Italia; la risposta, lucida e terribilmente cruda, fu: cinquanta milioni o giù di lì, di antifascisti. In tutte le istituzioni repubblicane, la presenza di burocrati del “vecchio regime” era evidente ai più, ma chissà perché questi sono riusciti ad evitare il fucile. I poderi del regime, tanto per fare un esempio, chiamati EX GIL, “stranamente” sono passati nelle mani dei tanti furbacchioni rimasti ai loro posti. Perché non riaprire anche quei fascicoli, restituendo alla Democrazia Repubblicana averi che non appartengono a quei “privati furbacchioni” che se ne sono impossessati? Mah,  le nuove generazioni conoscono poco di storia e di storia locale, in particolare di quella storia scritta dai burocrati, che, come i soldati comandati a sparare, essi redigevano “senza colpa”, secondo loro, elenchi di proscritti e, spesso non comandati, di possibili collaboratori dei partigiani o di quelli dell’altra parte. Gli studi che si effettuano camminano troppo spesso su terreni di luoghi comuni ed ideologici. Difficile usare la Legge, le Costituzioni ed i Proclami scritti, declamati ed ossequiati religiosamente, nonché il buon senso, per rimettere al proprio posto cose e persone!

Insegnavano, una volta, che la vita, l’esistere, comprende passato, presente e futuro, ma che il futuro viene un po’ determinato dal passato e si alimenta nel presente: tu sarai quello che sei oggi. Lo trovo estremamente vero. Personalmente non ho mai rinunciato al mio presente, senza timori e con po’ di follia ieri ed oggi altrettanto; fuori dalle logiche comuni, ieri ed anche oggi. Dove studiavo ai tempi universitari, i compagni di allora mi fecero un “processo rivoluzionario” per chiedermi: ma tu chi sei? Pensavano fossi un infiltrato; altri, prima, mi diedero del traditore. Perché? Giravo sempre con un mio quadernone dove appuntavo tutto e studiavo quanto avevo scritto. Nel mio lavoro ho fatto altrettanto e mi hanno convocato nei cosiddetti “consigli di disciplina”, quelli alti e bassi, perché avevano immaginato che fossi un sobillatore. Loro, dirigenti, burocrati, curiali, ex camerati e compagni, leggevano le varie leggine per aumentare le loro buste paga e/o i loro spazi di potere. A me, “povero cristiano senza chiesa e compagno senza partito”, liquidarono con un’espressione che è tutto un programma: Professò, ma credi proprio che noi ste cose nun le conoscemo? Ma se te demo ragione, ce teramo ‘na botta ‘n testa! E allora, sa che facemo? Diremo che non hai ragione, ma non hai torto. Ma tu statte calmo e pensa a te punto. Non l’ho fatto e … sono andato in pensione prima di ricominciare da capo!

Ma io? Io sono contento di esserci e di essere come ieri! Perciò continuerò a grattare la vita. Anche il mio cane e la mia gatta condividono. ☺

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