Tutelati e irresponsabili
29 Aprile 2017
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Tutelati e irresponsabili

Credo sia capitato a tutti di visitare un sito web, oppure scaricare un programma, e trovarsi di fronte alla richiesta di “spuntare” alcune caselle di un modulo per manifestare così il proprio consenso. Questa azione è denominata disclaimer [pronuncia: discleimer], vocabolo inglese forse poco conosciuto, ma adoperato di frequente nel mondo della comunicazione e delle relazioni sociali. Come reagiamo di fronte alla richiesta di accettare condizioni, pena la mancata fruizione del servizio richiesto? La sottoscrizione di condizioni contrattuali, se tutela il fornitore, chiama in causa la responsabilità dell’utente, spesso distratto.
Disclaimer, sostantivo derivante dal verbo disclaim, è quindi una dichiarazione che ha lo scopo di declinare la responsabilità; è sinonimo di disconoscimento, negazione, rifiuto. Nel mondo dei media, ad esempio, si ricorre al disclaimer per quanto riguarda contenuti o affermazioni riportate o “postate” da altri utenti; ugualmente la carta stampata fa operazioni di disclaimer quando ospita opinioni, valutazioni, osservazioni di persone esterne al proprio gruppo redazionale, rimarcando in tal modo la volontà di non assumersi alcuna responsabilità circa quanto viene affermato o insinuato.
Dominati come siamo dalla fretta, dalla rapidità, dal desiderio irrefrenabile di giungere alla conclusione, ad avere informazioni e notizie in tempo reale, non siamo più capaci di fermare per un istante la riflessione; la nostra mente accoglie solo il prevedibile mentre una semplice sorpresa ci lascia del tutto indifferenti. Vige l’imperativo: “tutto e subito!”. Abdicare al pensiero è dannoso, accettare passivamente o con superficialità condizioni contrattuali comprensive di scarico di responsabilità, senza averne dato una pur sommaria lettura, ci rende complici e passibili anche di sanzioni. Il ricorso allo scudo del disclaimer equivale a cautelarsi per non incorrere in ammende o, ancor di più, querele e processi.
Obbligare a sottoscrivere una dichiarazione di disclaimer, fidando sulla scarsa attenzione dell’utente, è tutelare sì se stessi e la propria attività, ma richiama icasticamente l’azione di lanciare il sasso per poi nascondere la mano. E la responsabilità dov’è finita? La responsabilità che nei diversi campi delle relazioni umane, nelle circostanze e nei momenti più vari è quella forma di attenzione che ogni individuo riserva a se stesso e a ciò che lo circonda, siano persone o ambiente naturale? La responsabilità ancor più chiamata in causa dalla realtà complessa che viviamo, che esige che ognuno di noi sia consapevole di dover operare nel miglior modo possibile?
Non c’è dubbio che responsabilità si associa il più delle volte a “colpa”, anzi ne diventa sinonimo quando i risultati sono diversi da quelli attesi. E quasi sempre la colpa è attribuita agli altri, o alle circostanze: la colpa di quello che succede diviene così un alibi che ci spinge all’immobilismo, che ci priva del desiderio di agire per attuare un cambiamento, per contribuire a risolvere un problema.
Ognuno di noi ama sentirsi e definirsi libero ed è proprio la libertà dei nostri pensieri, dei nostri sentimenti, dei nostri credi e delle nostre scelte che dovrebbe imporci di non sfuggire alle conseguenze di quello che scegliamo di dire, di fare e di credere. Assumersi la responsabilità è dunque riconoscere che ciascun individuo è artefice della propria vita, è ricondurre l’attenzione su se stessi, rispettarsi e capire in che modo poter giungere a risultati positivi per sé ma anche per gli altri. Essere responsabili significa interrogarsi e comprendere come affrontare una determinata situazione. Significa inoltre fare delle scelte consapevoli, non lasciarsi trascinare dagli eventi o farsi influenzare emotivamente.
Lontani nel tempo, ma ancora stimolanti appaiono gli insegnamenti di Max Weber riguardo l’etica della responsabilità, quella che “tiene sempre presenti le conseguenze del suo agire, anzi è proprio guardando a tali conseguenze che essa agisce”. Questa è, secondo il filosofo, un’etica veramente politica che considera quali saranno gli effetti di ciò che si fa, anche quando l’agire appare difficoltoso ed irto di ostacoli.
Responsabilità significa essere capaci di rispondere puntualmente a qualsiasi evento. Disclaimer al contrario sa molto di assenza, estraneità: una risposta non data.

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