Una strategia per il futuro
6 Marzo 2016
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Una strategia per il futuro

Noi tutti siamo giustamente preoccupati ossessivamente da tante e fondamentali questioni: il terrorismo e la guerre alle porte di casa nostra, le ondate di migranti che arrivano in Italia e in Europa, la crisi economica e la povertà di futuro per le nuove generazioni, le grandi diseguaglianze e il collasso dell’ambiente e potrei continuare a lungo. Tutte ferite profonde. Resto, però, convinto che il problema dei problemi è in primo luogo l’Europa e il suo destino. È questa la cruna dell’ago che bisogna attraversare, se si vuole evitare il collasso dell’Unione Europea e se si vuole sfuggire al rischio  di  un nuovo Medio Evo. Non serve molta fantasia per immaginare cosa accadrebbe con la fine del disegno politico di un’Europa unita: avremmo il trionfo dei particolarismi e dei nazionalismi, saremmo dei nani economici costretti a inseguire l’oriente sui terreni peggiori, quelli del costo del lavoro e dell’assenza dei diritti e non si sfuggirebbe a quell’oscurantismo culturale del quale già si vedono segnali preoccupanti.

Che l’Europa possa implodere è molto più che una possibilità: il referendum in Gran Bretagna sulla separazione dall’Unione Europea, il referendum in Catalogna per la separazione dalla Spagna, sistemi antidemocratici nell’Europa dell’Est dalla Polonia all’Ungheria, la guerra strisciante sul confine Ucraino-Russo, la crisi del trattato di Shengen sulla libertà di movimento in Europa, gli egoismi nazionali che bloccano una politica economica e fiscale comune sono tutte questioni enormi e sono macigni sul futuro dell’Unione Europea. In questa situazione a poco servono le infinite riunioni burocratiche e diplomatiche per tenere insieme i cocci di una Europa che non sta più insieme; serve un salto di qualità, una rottura con l’andazzo di questi ultimi venti anni.

In questo senso la proposta franco-tedesca di un super ministro delle finanze sarebbe un primo passo nella giusta direzione e la Politica a ciò dovrebbe applicarsi e non pervicacemente a perseguire i propri interessi di bottega.

Interrogato da Scalfari sul suo silenzio, il presidente Renzi ha dato una risposta furbetta e deludente. Dice Renzi: non è importante la leadership, non sono importanti uomini e funzioni, la cosa decisiva è il contenuto, la strategia che si vuole dare all’Europa. Lo scaltro Matteo avrebbe dovuto confidare a se stesso questo pensiero, quando ha tirato giù dalla presidenza del consiglio Enrico Letta, senza proporre uno straccio di politica alternativa. Quella sì, fu solo una questione di uomini e di potere! Diversamente la realtà di un ministro unico europeo delle finanze per il solo fatto di esistere già sarebbe una vera novità, un segnale di inversione di marcia, un primo piccolo passo fuori dalla palude attuale. Certo, esiste poi un problema drammatico di identità dell’Europa e della sua identità, è questione decisiva e che va, però, ben oltre la litania renziana sull’austerità tedesca. Se l’Europa vuole essere protagonista nel nuovo mondo ben altra è la musica che andrebbe suonata. L’Eguaglianza, un ambiente virtuoso, diritti nella società e nel mondo del lavoro, la politica al servizio dei cittadini sono quei principi fondamentali che andrebbero declinati e che darebbero all’Europa non solo una strategia per il futuro, ma, anche, un nuovo protagonismo nel mondo. ☺

 

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