baudelaire   di Carolina Mastrangelo
30 Marzo 2013 Share

baudelaire di Carolina Mastrangelo

 

Gli piacevano i capelli dove riposano i profumi femminili: “Lasciami respirare a lungo l’odore dei tuoi capelli, lascia che ci immerga la faccia, come l’uomo assetato nell’acqua…”. È lui, è Charles Baudelaire, il poeta maledetto e trasgressivo, demonizzato sui banchi di scuola da professoresse bigotte! Lo  ritrovo per caso in una vecchia antologia, ritrovo il suo ritratto da cui emana una forza magnetica che mi attrae e incuriosisce; me lo immagino passeggiare per le vie di Parigi col fascino torbido della sua figura allucinata dai fumi dell’oppio, con lo sguardo incupito dalla malinconia, con le cravatte eleganti per le quali si indebitò e sembra ripetermi che la Bellezza non è altro che la promessa della felicità.

Lo leggo come non ho mai fatto e mi lascio trascinare dai suoi misteri ancora da esplorare, dalla musica inquietante e sensuale de “Les fleurs du mal”, spremendo da lui gocce di piacere. Cerco di interpretarlo – con i miei pochi strumenti – alla luce del suo sogno mentre evoco albatri che dominano col loro volo ampi spazi, grandi solitudini e profonde tempeste. Colgo l’ininterrotto ossimoro della sua anima divisa tra bassezze e sublimità; l’ambivalenza affettiva, che gli fece amare donne angeli e donne demoni unite in un delirio parallelo e, se conobbe come pochi la passione selvaggia che morde e distrugge, seppe come nessuno evocare l’innocente paradiso di amori infantili. Anche lui  fu sfiorato almeno una volta da fuggitivi istanti di felicità e da allora non smise mai di inseguire le loro tracce sicuro che sarebbero tornati portando con essi quella vita vera capace di inabissare l’orrore ripetitivo dei giorni banali, quella vita in più che risplende, come una magìa in forma di parole, nei suoi versi. ☺

carolinamastrangelo51@gmail.com

 

 

 

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