Carne fresca
7 Giugno 2016
La Fonte (351 articles)
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Carne fresca

Era il 1997 a Roccarainola, paesino a Nord di Napoli, Silvestro aveva nove anni, i compagni per schernirlo lo chiamavano micio micio come il famoso gatto dei cartoon più in voga all’epoca. Una mattina, il vicino – un pensionato di 70 anni – lo attirò in casa con una scusa. E cominciò a seviziarlo senza pietà. Prima da solo, poi insieme con altri suoi amici. Quando il piccolo protestò minacciando di raccontare tutto al papà, gli orchi non esitarono a soffocarlo. E poi a farlo a pezzi, nascondendo i resti in una valigia sepolta lontano. Che per caso fu ritrovata nel 2005. Gregorio Sommese, uno dei carnefici del piccolo Silvestro, ha scontato nove anni di carcere. Ora è libero.

Teresa Buonocore, 51 anni, aveva quattro figli da crescere. È stata ammazzata mentre era in auto nella zona di San Giovanni a Teduccio da chi non le ha perdonato di aver denunciato colui che aveva stuprato la sua creatura di otto anni. Doveva tacere. E tacere avrebbe dovuto Matilde Sorrentino, 49 anni, una mamma che denunciò gli stupratori del figlio di sette anni e di altri bambini che frequentavano – a metà degli anni ’90 – la scuola elementare nel rione dei Poverelli a Torre Annunziata. I killer bussarono alla porta di casa Sorrentino all’ora di cena, lei andò ad aprire e fu la fine. Nel 1999, scaduti i termini di custodia cautelare, i 17 accusati tornarono addirittura liberi. E festeggiarono – si racconta – con un ricco banchetto tutti insieme. Il marito e i due figli di Matilde sono stati costretti, per sicurezza, a emigrare in una località sconosciuta.

Il palazzo della povera Fortuna Loffredo, che hanno chiamato “il palazzo dell’orrore”, in una specie di esorcismo collettivo, vuole, dunque, liberarci dalla connivenza ad un pratica continua e costante. Il girone dantesco degli otto piani con porte stile carcere e muri scrostati indica un degrado socio-culturale, prima ancora che economico, che attanaglia le vite di chi vi alloggia. Buona parte degli uomini è agli arresti domiciliari o è appena uscito dal carcere. Giovani madri si prostituiscono per 5/10 euro con i vecchi pensionati del quartiere e la compiacenza dei conviventi-sfruttatori. E i bambini non sono bambini, ma adulti abbruttiti in miniatura, con tutte le perversioni che possono derivare da un’allarmante promiscuità sessuale e una dilagante abitudine all’illegalità. L’orco da cui difendersi, su cui indaga il procuratore Francesco Greco, non è solo colui che ha approfittato della piccola Fortuna, ma l’indifferenza generale in cui un dramma del genere si è potuto consumare.

Ci sono associazioni attente e monitoranti da anni come l’associazione Meter di don Fortunato Di Noto. Uno scenario terrificante e crudo, divenuto negli ultimi tempi sempre più spaventoso anche a causa della facilità di comunicazione, e dunque di adescamento di minori, concessa da internet e dai social network, ma anche dalle cosiddette reti darknet, aree “nascoste” del web, che rendono complicato accertare le identità online. Nel 2015, infatti, il mercato della pedofilia e della pedopornografia online non ha conosciuto sosta: 9.872 siti segnalati rispetto ai 7.712 dell’anno precedente; 3.169 protocolli inviati alla Polizia postale-Centro nazionale per il contrasto della pedopornografia online. Quest’anno, poi, il numero di segnalazioni legate ai social network ha avuto una vera e propria esplosione: 3.414 contro gli appena 180 del 2014. Le statistiche rivelano che i dati sulla pornografia minorile e la detenzione di materiale pedopornografico in Italia hanno avuto un picco alla fine del decennio scorso, per poi scendere e infine raggiungere l’apice proprio negli ultimi due anni. Nel 2014 gli inquirenti hanno eseguito 55 arresti, 430 perquisizioni a fronte di 28.063 siti monitorati, di cui 1.641 finiti nella blacklist. Quasi 600 mila, inoltre, le foto individuate e 100mila i video rilevati. Quelli sempre più coinvolti sono neonati e bambini da 0 a 3 anni. Il puro orrore.

Possibile tanto orrore? No, invece o non solo. Basta cliccare su Youtube con la voce di ricerca “baby neomelodici” per verificare l’ampiezza del fenomeno, la disinvoltura con cui la sessualità dei bambini, e pure il loro palese abuso, vengono messi in scena dal sottomercato più fiorente a Napoli, quello della musica neomelodica, che da anni lavora sull’evocazione della seduttività infantile. Una di queste clip, risalente a qualche anno fa (fece scandalo, ma poi tutto finì con un paio di articoli sul Mattino) sembra una mostruosa anticipazione della tragedia di Fortuna, corredata dall’invito all’omertà e dall’esaltazione della giustizia fai da te. La protagonista è una baby cantante tra le più popolari battezzata Piccola Anna, violentata e picchiata dall’amico della madre, e vale a poco il cartello finale del filmato in cui si invitano i bambini a “non fidarsi dei pitofili” (la parola pedofili è stata pure stemperata con una parodia) perché sono evidenti gli obiettivi della atroce sceneggiata: solleticare la morbosità e il voyeurismo rappresentando una situazione proibita ma al tempo stesso ritenuta intrigante. È evidente che l’idea dell’infanzia come età dell’innocenza ha subìto uno stravolgimento profondo, forse irreparabile. Gli orchi dunque, sono tra noi, li occultiamo in un turbine di correità, silenzio, che poi è della stessa materia di quello che stendiamo sui soprusi commessi su tutti i diritti, salute, ambiente, lavoro, istruzione, cultura, arte, beni comuni. E che costituiscono il vero antidoto anche contro quelle che potremmo definire “barbarie private”, sessismo, omofobia, discriminazione, violenze contro le persone, repressione. ☺

 

 

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