Era di maggio
3 Dicembre 2014
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Era di maggio

Dopo quasi due anni dell’Era Frattura, che cosa è concretamente cambiato nel Molise? Nulla, o quasi, potremmo dire, ma saremmo ingenerosi con tutti quelli che hanno affrontato sacrifici indicibili per non annegare nel mare della crisi, quelli che prima sognavano un futuro migliore, quelli che credevano di avercelo un futuro. Era consapevole, il presidente della regione, del contesto nel quale stava per avviare la sua azione di governo, “questa legislatura inizia in una fase difficile e complessa per l’Italia e per la nostra regione in particolare… avvertiamo i rischi, cogliamo i disagi e le preoccupazioni di tutti, dei lavoratori, degli imprenditori, dei giovani… la tutela del lavoro, la prima,grande, assoluta emergenza, la coniugheremo con il consolidamento e lo sviluppo del nostro sistema imprenditoriale da conquistare attraverso una crescita della competitività di contesto che partirà dal funzionamento dei servizi pubblici,quindi,dall’efficienza e dall’ efficacia della pubblica Amministrazione e dalla modernizzazione della regione”.

Questo, ebbe a dire con tono solenne ma pacato, il presidente Frattura, in una sera di maggio del 2013. L’occasione era solenne: la presentazione del programma che avrebbe dovuto guidare l’azione di governo per i futuri cinque anni. Il luogo, austero: l’assise  regionale. C’erano tutti ma non si sentiva volare una mosca nell’ emiciclo di palazzo Moffa. In genere, chiunque vinca, il rito si ripete sempre allo stesso modo: qualcuno si commuove, c’è chi addirittura scambia complimenti con gli avversari, non è importante dove ti siedi, purché tu abbia uno strapuntino in quell’aula.

Dopo un pistolotto sui valori della democrazia, della partecipazione e della trasparenza, ingredienti essenziali in momenti come questo, il giovane presidente era raggiante, avrebbe affascinato chiunque anche senza parlare, non fosse altro che dopo Iorio anche la minestra più avariata ti sembra una prelibatezza, quando con serena e sfrontata incoscienza é perfino giunto a dichiarare: “il futuro del Molise richiede lo slancio di una grande politica che vada oltre il buon governo”. Noi in verità ci saremmo accontentati anche dell’ordinaria amministrazione. Avremmo preferito ascoltare cose meno plateali e più vicine alla realtà, cose del tipo “un po’ di lavoro, un po’ di investimenti, un altro po’ di giustizia e un po’ meno privilegi”, Bersani docet, ma di questi tempi la saggezza, specialmente in politica, è merce inutile e quando non si hanno battute da offrire agli astanti, si usa affidarsi all’aggettivo grande, che colma ogni deficienza. “Cambiere- mo, riorganizzeremo, provvederemo, agiremo, promuoveremo, ripartiremo, affronteremo, ricostruiremo” in una sola cartella, il nostro presidente ha usato tutto l’ armamentario del faremo. Neanche Renzi, che è quasi un padreterno in materia, riesce così bene negli annunci.

Ma veniamo ai fatti che sono più loquaci delle parole. “Cambieremo indirizzo al sistema pubblico e realizzeremo la riforma amministrativa”, disse il governatore nel suo primo intervento al consiglio appena insediato. Apprezzabile è il proposito di mettere a punto la macchina prima di incamminarsi per strade impervie, tuttavia saremmo curiosi di conoscere se è in questa legislatura che intende realizzare l’ annunziata riforma perché, forse lui non lo sa, ma il pantano della burocrazia in questi due anni è diventato una grande palude infestata da una pletora di lestofanti e mariuoli dove per ottenere un’ autorizzazione amministrativa,  il salumiere impiega dagli otto ai dodici mesi. “Provvederemo alla creazione di uffici unificati comunali e regionali per velocizzare, oltre che per risparmiare sull’ affidamento di lavori pubblici”. A questa roba, il governatore ha persino dato un nome ma della Centrale Unica di Committenza – è così che si sarebbe dovuta chiamare – non se ne sa più nulla. I suoi burocrati quel fascicolo non l’hanno mai aperto, con buona pace degli amministratori locali i quali potranno continuare tranquillamente a fare la cresta sulla spesa. “Ripartiremo dalle persone per ricostruire un sistema partecipativo dove ciascun lavoratore troverà le motivazioni per contribuire ad elevare la qualità del servizio  offerto dalla regione”, disse ancora Frattura, in quella sera di maggio, eppure, ancora oggi, se qualcuno provasse a far visita ai dipendenti di quell’ente, si renderebbe conto senza fare sforzi che negli uffici della regione l’entusiasmo non è mai albergato e non sarà certo Paolo, così come suole farsi chiamare, a stimolare i suoi collaboratori.

Su di un punto il presidente, dobbiamo dargliene atto, è stato impeccabile e così la narrazione è diventata poesia quando ha parlato, in quella splendida serata, dello stato sociale. Lo ha fatto con pacata determinazione, come si conviene a un leader moderatamente di sinistra, animato da sincera passione verso i più deboli. “L’ innovazione, lo sviluppo e il potenziamento del sistema di welfare sarà la condizione necessaria per un nuovo sviluppo economico e sociale del Molise. Uno sviluppo che metta al centro il benessere delle persone e della comunità… Attiveremo una nuova stagione del welfare, finanziariamente sostenibile… Sosterremo l’ampliamento di un nuovo mercato regionale dei servizi del welfare”. Di fronte a tutto ciò si sarebbe sciolto anche il più irriducibile dei comunisti, qualche ebreo presente in aula pare abbia proposto di riconoscergli il titolo di giusto. Si mormora, ma non se ne hanno riscontri, che il consigliere Ciocca sia scoppiato in lacrime.

Sono passati ormai quasi due anni da quel trionfo e, di nuovo, in questa regione, ci sono rimaste solo le dichiarazioni del presidente Frattura. Il potenziamento del livello di assistenza territoriale, l’ ampliamento dei programmi di prevenzione, il rafforzamento della rete dei servizi territoriali, lo sviluppo dell’offerta delle cure intermedie per la gestione della fase post-acuta e la cronicizzazione, l’assistenza do- miciliare, sono diventate solo dichiarazioni di intenti. Di concreto c’è che invece di risparmiare sulle spese indecenti, quelle effettuate dai consiglieri regionali con la carta di credito della regione, si operano invece tagli immorali a carico dei trapiantati. Altro che mercato del welfare: qui siamo al mercato delle vacche. Intanto, auguri di Buon Natale a tutti.☺

 

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