Fra gioia e paura
9 Giugno 2022
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Fra gioia e paura

Confesso che è difficile celebrare l’80° compleanno in mezzo a una guerra molto vicina a noi, ed è anche difficile organizzare e realizzare un incontro internazionale su Tina Modotti, a 80 anni dalla sua morte, in questi tempi. Ed è anche difficile ricevere ogni due, tre giorni una foto o un video che mostra la mia pronipote Camila, nata un giorno prima dell’invasione dell’Ucraina dalla parte della Russia. Provo una gioia immensa nel vedere come cresce, come i suoi occhi diventano sempre più attenti, scoprendo il mondo intorno a lei, e subito dopo sono presa da una paura mai provata prima, perché so che questo mondo può avere i giorni, le settimane, i mesi contati perché, in qualsiasi istante, un dito può premere un bottone, scatenando quella che, sicuramente, sarà l’ultima guerra mondiale.

Ma noi, essere umani, abbiamo la capacità di vincere questi pensieri e queste paure e di andare avanti, cercando di portare a buon fine le cose che abbiamo iniziato, e così è stato anche con quell’incontro internazionale su Tina Modotti. L’idea era nata nei primi giorni del 2022, fra donne residenti a Madrid, Londra, Berlino, Roma e Bonefro; il Comune ci aveva messo a disposizione alcune stanze nell’ex convento, e pensavamo che tutto sarebbe andato liscio… Ma di mese in mese si sono moltiplicati i contrattempi, cominciando con le previsioni meteorologiche che non erano le migliori. Non si sapeva se il riscaldamento nel convento funzionasse, la cucina nuova non si poteva usare perche mancava il collaudo, e l’ultimo giorno cinque partecipanti, arrivati a Fiumicino, nel ritirare l’auto che avevano prenotato, hanno dovuto costatare che l’auto era troppo piccola per tutti loro ed i bagagli. Mia figlia, l’unica fra loro che parla italiano e che doveva fungere, durante l’incontro, da traduttrice, ha cominciato a cercare una soluzione e ha trovato un signore che noleggiava una macchina abbastanza grande, ma non era disposto a darla a quelle donne… finché, all’improvviso, ci fu un miracolo: mia figlia raccontò all’uomo che lei era venuta dall’Africa, dalla Guinea Bissau, e che doveva assolutamente arrivare a Bonefro, Molise… In quell’istante, la faccia dell’uomo si trasformò ed il suo atteggiamento diventò molto più amabile. Mia figlia pensò che, forse, lui era molisano, invece il motivo per cui l’uomo fosse disposto a noleggiarle la macchina fu… che sua moglie era delle isole di Capo Verde, un tempo parte della Guinea Bissau.

Da quell’istante le cose cambiarono e i miracoli si moltiplicarono: le conversazioni si facevano in una nuova lingua, l’italiol, il riscaldamento funzionò, e per cucinare ci portarono  diversi attrezzi che permisero di cucinare delle cose semplici. Ed il tavolo della cucina nel convento ci aiutò a trovare una forma molto “rivoluzionaria” per la nostra discussione: non c’era bisogno di una “dirigente” per organizzare, per dare la parola, per “tirare le conclusioni”: le idee saltavano di testa in testa, le risposte arrivavano prima che si facessero le domande, la creatività fu impressionante. Dalla sera di sabato 7 maggio fino al mezzogiorno di lunedì 9, sono nate nuove idee, nuove linee di indagine, nuove tracce da seguire, ed è nato anche il progetto di una targa commemorativa per Tina Modotti da istallare sulla facciata di una casa a Madrid. La targa sarà prodotta da uno scultore molisano, Michele Carafa, di Termoli, e sarà finanziata grazie ad un crowdfunding organizzato da varie associazioni in diversi paesi. E così, ci sarà un altro miracolo: 80 anni dopo la sua morte, Tina Modotti ritorna a Madrid, la città dove lei ha combattuto il fascismo spagnolo, sapendo che, se la guerra contro di loro si perdeva, ci sarebbe stata una guerra mondiale.

Il 9 maggio non è stato solo il mio ottantesimo compleanno, ma anche il giorno di San Nicola, patrono di Bonefro, e io volevo regalare ai bonefrani un concerto di due musicisti abruzzesi, di etnia rom: Santino e Gennaro Spinelli. Essi, che hanno suonato davanti al Papa, davanti al presidente Mattarella, davanti al Parlamento europeo, davanti a 800.000 spettatori, quel giorno hanno suonato davanti a 30 bonefrani. Ma, come mi ha scritto, il giorno seguente, Santino: non importa il numero di spettatori, quello che importa è il cuore che si mette.

Volevo raccontarvi questa storia per dire che non ci dobbiamo far paralizzare della paura, che dobbiamo vincere la paura, che dobbiamo riunire i popoli, che dobbiamo liberare la nostra creatività, e che dobbiamo sognare, anche se ci aspettano tempi duri. E dobbiamo anche fare tutto il possibile per trasformare i nostri sogni in realtà: così, forse, possiamo creare un mondo che non conosce più le guerre! ☺

 

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