Gesù discepolo
3 Gennaio 2016
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Gesù discepolo

Anche se i quattro vangeli differiscono in tanti punti, sono concordi in alcuni elementi fondamentali che convergono verso la passione morte e risurrezione di Gesù. Allo stesso modo anche l’inizio della vita pubblica è identico nella sostanza, perché spicca in tutti e quattro la figura di Giovanni il Battista, presentato come il precursore, colui che annuncia la venuta di Gesù. In realtà le cose stavano in modo diverso, perché i primi cristiani si confrontavano con il fatto imbarazzante che Gesù era stato discepolo di Giovanni e aveva iniziato a predicare solo dopo che il maestro era stato arrestato, raccogliendo il testimone della sua missione. Gesù stesso definisce Giovanni il più grande tra gli uomini, e lo considera sempre in parallelo alla sua missione, anche se hanno stili diversi: Giovanni infatti vive in modo ascetico, in un luogo ai margini della società civile, mentre Gesù rimane in mezzo alla gente. Giovanni accoglie chiunque vada da lui per ascoltarlo e per farsi battezzare; è Gesù invece che si mette in movimento per andare incontro a chi ha bisogno della sua capacità di guarire, oltre che di ascoltare la sua parola. Mi piace pensare che Gesù abbia deciso di stare in continuo movimento (“il figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”, dice a chi lo vuole seguire) per evitare di essere rintracciabile facilmente come Giovanni; non a caso anche a Gerusalemme, quando sarà arrestato, i suoi persecutori devono servirsi di Giuda come basista per trovare il luogo dove si nascondeva.

Cosa ha insegnato Giovanni a Gesù? Leggendo i vangeli tra le righe, vediamo che Gesù ha fatto una nuova esperienza di Dio proprio quando è andato da Giovanni. Sostanzialmente il Battista era un contestatore del sistema religioso (ben collegato con il sistema politico e foraggiato da un sistema economico iniquo) che ruotava intorno al tempio di Gerusalemme. Chiunque avesse voluto ottenere il perdono da Dio per rientrare nell’ordine sociale, doveva entrare in contatto col tempio e, come diceva la Legge di Mosè, non poteva presentarsi a Dio a mani vuote. C’era la distinzione tra i ricchi e i poveri nel dazio da pagare, ma tutti dovevano versare qualcosa, offrire dei sacrifici, fosse anche di prodotti vegetali. Il perdono di Dio non si otteneva gratis, aveva comunque un prezzo (la vedova che versa due spiccioli nel tesoro ne è un esempio). Giovanni, con la sua scelta di vivere fuori dalla società, elimina la necessità di dover pagare per starci dentro e contesta radicalmente la necessità del tempio per entrare in contatto con Dio e sperimentare il suo amore. Battezzando nell’acqua del Giordano, che non era proprietà di nessuno (oggi avrebbe avuto qualche problema, a causa del fenomeno della privatizzazione delle risorse idriche!), e simboleggiando con quel rito di purificazione esterno il perdono gratuito di Dio, il Battista ha eliminato l’economia dal rapporto con Dio e ha abbattuto le barriere sociali che impedivano ad alcune categorie di persone (pubblicani e prostitute, ad esempio) di poter incontrare la misericordia di Dio. Stando a quanto ci dicono i vangeli sullo stile anticonformista di Gesù che invece ha incontrato senza difficoltà proprio le persone più emarginate dal sistema, possiamo dedurre che proprio nell’incontro con la dottrina di Giovanni ha fatto il salto definitivo. Nel momento in cui si sottopone al rito del battesimo, infatti, fa un’esperienza liberante di Dio (paragonabile al cambiamento che anche Paolo avrà quando farà l’esperienza dell’incontro con Gesù risorto), non sentito come padrone da accontentare o giudice da comprare, ma come padre che ama gratuitamente, senza chiedere nulla in cambio.

Troppo sbrigativamente la predicazione di Giovanni è stata bollata come annuncio di giudizio e di condanna, in contrapposizione alla predicazione di Gesù che invece sarebbe improntata sulla misericordia. In realtà entrambi mantengono le due prospettive (non dimentichiamo il discorso di Gesù alla fine della sua vita pubblica, quando preannuncia la fine dei tempi e il giudizio di Dio) che devono essere tenute insieme: entrambi hanno la consapevolezza della misericordia di Dio e della sua gratuità, ma sanno anche che gli uomini possono calpestarla e fondare la loro vita sull’egoismo e la violenza (basta leggere Lc 3,10-14), portando così il mondo alla distruzione. Se Giovanni ha suscitato l’ammirazione di Gesù (che lo paragona ad una lampada che brilla nell’oscurità del mondo) non è perché predicava il giudizio di Dio, ma perché aveva intuito che Dio è un Padre che ama, facendo del battesimo al Giordano un segno di gratuità e di affrancamento dal tempio. Chi vive di questo amore, come Gesù ha fatto, vincerà anche la morte perché non avrà paura di perdere ciò che non ha comprato ma ha ricevuto in dono.☺

 

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