Giustizia ambientale
3 Giugno 2015
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Giustizia ambientale

Sulla giustizia ambientale si sta giocando gran parte di ciò che rimane della nostra democrazia. Interessi sempre più corposi e più estesi si concentrano sullo sfruttamento economico di risorse che appartengono a tutti, leggi acqua, suolo, ambiente, e questo perché un capitale, sempre più finanziario, ha bisogno di nuova merce da proporre come prodotto poiché di suo, non produce più merci.

Abbiamo quindi coste e suolo a rischio certo di deturpamento e inquinamento per l’estrazione di idrocarburi, regioni stravolte dalla massiccia e indiscriminata invasione di pali eolici, l’acqua a breve privatizzata, tra qualche tempo cantieri per nuove e vecchie autostrade, gasdotti ecc. e, come accadrà anche da noi, un grande proliferare di piccoli impianti a biomassa.

Sull’argomento inserisco un breve inciso nostrano. È proprio di oggi l’intervista al consigliere regionale Cotugno il quale ha prospettato una diffusa presenza sul territorio di impianti di questo tipo unitamente alla uscita prossima(?) del Piano energetico regionale, ed ha aggiunto di auspicare il coinvolgimento, in sede di programmazione, anche e soprattutto dei “co- mitati del no a prescindere”. Ora io non ricordo di aver mai visto l’esimio consigliere in nessun incontro dei vari comitati nel corso di questi anni, ma tengo a ribadire che le ragioni dei molteplici no a cui si riferisce il Nostro, sono tutte motivate, come motivati sono i no a questo ultimo affare, perché di questo si tratta. In estrema sintesi la contrarietà per i piccoli impianti a pirolisi – particolare tipo di combustione -, il primo dei quali dovrebbe sorgere in contrada Mascione a Campobasso, nasce per gli stessi motivi per cui si mettono al bando tutti gli inceneritori ovvero la emissione di nano-polveri che inquinano fortemente e danneggiano la salute. Inoltre la normativa vigente ha modificato di molto i vari componenti che si possono identificare come “biomassa” per cui gli impianti potrebbero essere alimentati, in piena osservanza delle norme, da rifiuti plastici, pitture e vernici di scarto, carta e pellicole per la fotografia, pneumatici usurati e tanto altro che col biologico non ha nulla in comune. Nonostante, o proprio perché, manchino studi degli effetti sulla salute, attinenti a questo tipo di impianti, monta l’allarme e la preoccupazione nei cittadini; la qualità dell’aria, bene estremo, tutelato da leggi nazionali e sovranazionali (ma l’Europa conta solo per imporre lacrime e sangue), sarebbe sicuramente stravolta e di conseguenza intaccata la salute pubblica. Tutto ciò viene recepito dai nostri “chiari ingegni” regionali come “comitati del no a prescindere”.

Ma come definire la giustizia ambientale? Alla base di questo concetto c’è un principio di equità e di democrazia diretta, i rischi ambientali e i benefici devono essere distribuiti senza alcuna discriminazione (fino ad oggi il sud del mondo e comunità povere hanno sostenuto gli oneri mentre il nord e i ricchi hanno usufruito dei vantaggi), deve essere garantito l’ accesso alle informazioni e alla partecipazione ai processi decisionali. Inoltre la giustizia ambientale “adotta il modello di prevenzione della salute pubblica previsto dal principio di precauzione, concentrandosi sulla necessità di eliminare il pericolo prima che si verifichi e produca danni” (Anatomia di una rivoluzione di G. De Marzo).

Ultimo punto che volevo trattare è il valore predominante che la giustizia ambientale attribuisce al diritto alla salute rispetto a quello di proprietà: “Un’attività economica che ha tra le sue conseguenze la violazione del diritto alla salute pubblica va fermata” (sempre Anatomia di una rivoluzione). Per raggiungere simili obbiettivi sarebbe necessario, però, un grande cambio di prospettiva, una visione del mondo e della vita che abbia come fulcro l’uomo e i suoi bisogni reali, non quelli indotti dal capitale o quelli viziati dal liberismo, l’uomo inserito in un ecosistema sano e non minato dalla cecità di politiche economiche scellerate e distruttive.

Grazie alla normativa esistente a Mascione si potrà alimentare una centrale a biomassa con copertoni di auto, perché è consentito. Faremmo bene, invece, a chiederci fino a quando noi e l’ambiente riusciremo a sopportare questo carico di veleni; quanto, prima di soccombere.☺