il dono dello spirito
16 Novembre 2018
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il dono dello spirito

Dopo questo, io effonderò il mio spirito sopra ogni uomo e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie; i vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni” (Gl 3,1).

Il Libro del profeta Gioele (il cui nome è tutto un programma: “Adonay è Dio!”) ha come tema centrale il “giorno del Signore”, imminente, grande, terribile, apportatore del dono dello Spirito. Si tratta di un tema tipico della letteratura apocalittica che mette in risalto il primato di Dio e la sua signoria sulla storia attraverso la descrizione di una teofania cosmica e il suo intervento a favore del popolo oppresso dal nemico e chiamato a sperimentare la purificazione per entrare nella benedizione che Dio gli ha riservato.

Il “giorno del Signore” rappresenta il motivo unificante delle due parti che compongono questo libro profetico. I primi capitoli (Gl 1-2) raccontano la liturgia penitenziale con cui il popolo supplica Dio perché allontani un’invasione di cavallette che devasta il territorio di Giuda e alla quale egli risponde promettendo il suo perdono che porrà fine al flagello e permetterà il ripristino dell’abbondanza del raccolto; gli ultimi due capitoli (Gl 3-4) contengono, invece, il giudizio delle nazioni e celebrano la vittoria di Dio e del popolo dell’alleanza.

Il profeta invita tutti al risveglio della fede: “Svegliatevi… piangete… urlate” (Gl 1,5). In tal modo egli tenta di strappare i cuori al torpore della routine quotidiana, a una sorta di ubriacatura che toglie la lucidità, allo sciupio delle risorse della terra causato dal dramma dell’allontanamento da Dio e dalla deviazione dal culto che egli merita. Questa deviazione del popolo ha inaridito la terra: il vino nuovo è venuto a mancare perché è venuta meno la gioia tra i figli dell’uomo (cf. Gl 1,10.12). Il popolo si è inaridito per una forte anemia d’amore nei confronti del suo Dio e ha provocato anche l’aridità della terra.

Ma Dio interviene per non lasciare le cose come stanno. Egli visita la terra per esercitare il suo dominio e la sua signoria. Il creato si scuote e trema. E l’uomo che può fare? C’è un’unica via per non soccombere: imboccare il cammino del ritorno (in ebraico teshuva). È a questa conversione che esorta la parola profetica: “Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti. Laceratevi il cuore e non le vesti” (Gl 2,12-13).

Tornare a Dio rappresenta l’esperienza dell’immissione nel flusso vivificante del suo amore inossidabile e scegliere nuovamente l’alleanza con lui significa sperimentare la sua misericordia, la sua tenerezza e la sua benedizione (cf. Gl 2,13-14). Il pianto del popolo, infatti, intenerisce il cuore di Dio che libera il suo perdono e la sua compassione, i soli fertilizzanti che risuscitano la terra la quale torna miracolosamente a produrre grano, vino nuovo e olio, e il cuore degli uomini torna finalmente ad aprirsi alla gioia (cf. Gl 2,21-27).

Il giorno grande e terribile si muta allora in un giorno di salvezza che si manifesta nell’effusione dello Spirito di Dio su ogni carne (cf. Gl 3,1-5). Si realizza, nel modo più universale possibile, il desiderio espresso da Mosè in Nm 11,29: “Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore porre su di loro il suo spirito!” e si prepara così il dinamismo che segna la prima Pentecoste cristiana (cf. At 2). La rûaḥ Elohim, cioè lo Spirito di Dio, rimuove barriere e divisioni e desidera ardentemente discendere su tutti, senza eccezione alcuna, dagli uomini alle donne, dai giovani agli anziani, dai liberi agli schiavi, per operare una trasformazione interiore che renda la creatura umana più vulnerabile a Dio, alla sua presenza salvifica nel mondo, al germogliare del suo regno nella storia, per rendere ciascuno di noi capace di parlare e di agire in suo nome.

Anche noi siamo i destinatari di questa effusione sovrabbondante dello Spirito di Dio. Anche noi siamo destinati a vivere profeticamente, a investirci cioè non in un’esistenza mediocre, ma in una vita piena del palpito di Dio, piena di una Parola che non è suono, ma evento, carne che muove il mondo verso il Padre, la comunione e l’eternità.

 

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