il lavoro e le imprese
25 Febbraio 2010 Share

il lavoro e le imprese

C'è un nesso tra il lavoro che tu fai e il bene di chi lavora con te e il bene di tutti. Questo nesso è senza soluzioni di continuità. Se c'è una interruzione vuol dire che stiamo andando nella direzione sbagliata. Guardare al lavoro nel rispetto della persona umana nella sua interezza regala un senso di libertà. Nella società, qualunque lavoro facciamo, non siamo né schiavi né ribelli ma gente che vuole e deve contribuire alla crescita ed allo sviluppo della società. Una economia legata alla sola creazione del profitto non si desidera ma si subisce e  alla fine forse non soddisfa nessuno.

            Tanti sono i posti di lavoro che si perdono e tante sono le aziende in grave difficoltà con problemi di liquidità. Però se ci facciamo determinare dalla crisi diventiamo paurosi, e chi agisce per paura può commettere errori gravi. Forse una buona risposta è quella di aprirsi a nuove soluzioni. Il mondo delle imprese è  fortemente esposto  in un territorio come il nostro.

            Gli effetti della recessione stanno fotografando il Molise come una regione afflitta da sintomi gravi. Il potere d'acquisto delle famiglie viene aggredito e il mercato del lavoro emerge come il dato più preoccupante. La disoccupazione non è solo un disagio economico ma viene vissuto come un fallimento personale e incoraggia sentimenti negativi nei confronti di chi, invece,  è “inamovibile a vita” anche se si impegna poco nella sua professione.

Ridurre l'insicurezza dei precari e incoraggiare le imprese ad assumere sono due obiettivi fondamentali per riemergere. Per raggiungere questi obiettivi occorrono strumenti e idee innovative. Senza che chi può determinare il cambiamento se ne stia seduto sulle sue rendite di posizione, ingoi risorse e soffochi la rinascita.

Un governo-azienda concentra il suo dire ed il suo fare sugli affari e poco importa se “un po' di gente” resta fuori dai giochi. Le riforme nascondono sempre un secondo fine, ma appaiono attraverso i media accattivanti come uno spot pubblicitario.

Ora in politica c'è un nuovo business: gli incentivi. Ma è un vero e proprio business da professionisti. Un fiume di denaro che viene distribuito attraverso una miriade di sigle, forme e strumenti: Por, Pit, Fesr, Fse, Patti territoriali, Contratti di programma. Tutti finanziamenti che   rischiano di perpetuare l'abitudine all'assistenzialismo e che nelle loro logiche burocratiche sono a discrezione di chi gestisce il settore pubblico.

 Molti imprenditori sono dell'opinione che la cosa più importante che lo Stato può fare nei nostri confronti è quella di tutelare i nostri diritti, proteggere il made in Italy e combattere la contraffazione. Vogliamo convivere con misure fiscali che non opprimano e pretendiamo  trasparenza e legalità. Sarebbe indispensabile un controllo costante sui bilanci delle grandi aziende affinché i loro fallimenti non pesino sull'intera comunità regionale. E ancora un territorio con buone strade e ben collegato, prevenire frane, disastri ambientali, incoraggiando il turismo e l'agricoltura. Creare, per la formazione di nuove imprese, una partnership tra Università, Aziende, studenti concretizzando la ricerca e la formazione del personale attraverso incontri, seminari a livello locale, nazionale e internazionale, affinché i neo-laureati abbiano il contatto reale col mondo del lavoro e le sue opportunità e colmino  le lacune di una preparazione teorica che troppo spesso lascia impreparati nell'affrontare un vero lavoro.

Negli anni del boom economico avevamo un tenore di vita, a guardarlo ora, davvero spartano ma avevamo la certezza che il domani sarebbe stato un giorno migliore .

Speriamo che le ferite diventino feritoie – come dice Mons. Bregantini – attraverso le quali vedere la luce e trovare un passaggio. ☺

giuliadambrosio@hotmail.it

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