Il rischio del capo assoluto
5 Maggio 2017
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Il rischio del capo assoluto

Mosè, nel Deuteronomio, aveva definito i compiti e i limiti di chi deve governare: “Quando sarai entrato nel paese che il Signore tuo Dio sta per darti e ne avrai preso possesso e l’abiterai, se dirai: Voglio costituire sopra di me un re come tutte le nazioni che mi stanno intorno, dovrai costituire sopra di te come re colui che il Signore tuo Dio avrà scelto. Costituirai sopra di te come re uno dei tuoi fratelli; non potrai costituire su di te uno straniero che non sia tuo fratello. Ma egli non dovrà procurarsi un gran numero di cavalli… neppure abbia grande quantità di argento e d’oro. Quando si insedierà sul trono regale, scriverà per suo uso in un libro una copia di questa legge secondo l’esemplare dei sacerdoti leviti. La terrà presso di sé e la leggerà tutti i giorni della sua vita, per imparare a temere il Signore suo Dio, a osservare tutte le parole di questa legge e tutti questi statuti, perché il suo cuore non si insuperbisca verso i suoi fratelli ed egli non si allontani da questi comandi, né a destra, né a sinistra” (Dt 17,14-20). Il re o qualsiasi forma di governo, ci dice la bibbia, deve avere queste caratteristiche: deve venire dal popolo, non deve essere cioè alieno ai problemi del popolo né rispondere a interessi estranei (che siano lobbies o paesi altri), bensì deve essere un effettivo rappresentante del popolo che è chiamato a governare. Inoltre non deve investire troppo in armamenti soprattutto per aggredire i vicini: i cavalli, infatti erano la base per la guerra di aggressione, a differenza della fanteria che invece poteva essere impegnata soprattutto nella difesa.

È interessante notare che la bibbia non è contraria alle armi, se sono strumento di difesa, ma è contraria a che uno stato si doti di armi offensive, che investa cioè in armamenti per mostrare la propria potenza per incutere paura agli altri. Oltre a ciò non deve possedere troppe ricchezze, perché ciò vorrebbe dire che non c’è equa distribuzione (basti vedere le denuncie sociali di Amos a riguardo) ma un accumulo in poche mani delle risorse che di diritto appartengono a tutto il popolo, come Dio ha stabilito quando ha dato ad Israele la Terra di Canaan.

Dove trovare i riferimenti per il governo? Nella legge che il re deve leggere ogni giorno perché non si allontani dai valori rappresentati in essa. Le parole di Mosè però ci dicono anche altro: il re, inteso come capo assoluto di un popolo non è una condizione necessaria, ma una concessione fatta da Dio a patto che abbia il senso di responsabilità verso il popolo; questa concessione si concretizzerà ai tempi di Samuele, quando effettivamente il popolo chiederà un re. Il profeta descrive ciò che sarà l’esito di questa istituzione: lo sfruttamento del popolo che sarà fatto da sudditi usati come schiavi e come carne da macello in guerre volute per accrescere il potere della casta; aumenteranno inoltre le tasse non per garantire un’equa distribuzione dei servizi, bensì per assecondare le voglie della casta: “Queste saranno le pretese del re che regnerà su di voi: prenderà i vostri figli per destinarli ai suoi carri e ai suoi cavalli, li farà correre davanti al suo cocchio, li farà capi di migliaia e capi di cinquantine; li costringerà ad arare i suoi campi, a mietere le sue messi, ad apprestargli armi per le sue battaglie e attrezzature per i suoi carri… Si farà consegnare ancora i vostri campi, le vostre vigne, i vostri oliveti più belli e li regalerà ai suoi ministri. Sulle vostre sementi e sulle vostre vigne prenderà le decime e le darà ai suoi consiglieri e ai suoi ministri… Metterà la decima sui vostri greggi e voi stessi diventerete suoi schiavi” (1 Sam 8,11-20).

La bibbia ci dice che Israele ha sperimentato la distanza tra la lettera di una istituzione che funziona solo se rispetta le norme scritte, e la sua concreta attuazione perché quasi sempre usa il suo ruolo per gestire e accrescere il proprio potere, non per essere a servizio del popolo che dovrebbe governare. Israele, prima di avere un re, era diviso in tante tribù e clan con i propri organi di governo e solo in alcune situazioni di emergenza si raccoglieva intorno a un capo che aveva soprattutto la funzione di combattere i nemici (i cosiddetti giudici del libro omonimo). Nella vita ordinaria non vi dovevano essere uomini soli al comando ma interpreti della legge (come Samuele) che si dovevano preoccupare di farla osservare perché in essa c’erano già tutti i criteri per garantire la giustizia e l’uguaglianza. La scelta di essere come gli altri (pensiamo, parallelamente, a quando ci dicono che l’Italia è l’unico paese che ancora ha un così gran numero di parlamentari, cioè di rappresentanti del popolo, al di là di come purtroppo vengono eletti) mettendosi nelle mani di pochi che potessero decidere in modo più celere, avrebbe dovuto far riflettere bene Israele (e non solo!) su quali, poi, sarebbero potute essere le decisioni fatte più celermente. Samuele, saggiamente, aveva visto lontano.☺

 

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