Il treno è passato
31 Gennaio 2014
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Il treno è passato

Se, da una parte, lusingano i complimenti suscitati dalla lettera apparsa sul numero de la fonte di gennaio, dall’altra, però, si resta, amareggiati perché i fatti in questione non fanno altro che raccontare la desolante realtà sangiulianese.

Se l’argomento comitato vittime non è stato affrontato precedentemente, la motivazione non risiede semplicemente nel fatto che rappresenterebbe un campo minato. Sono evidentissime, fuori e dentro il paese, le storture e le lacerazioni favorite e provocate da tale Comitato, la cui azione ha avuto poco, o nulla, a che fare con lo scopo enunciato all’articolo 2 del suo stesso statuto costitutivo (consultabile nel sito ufficiale). Ciò è stato più volte, e ripetutamente, denunciato lungo il decennio trascorso. Temiamo, a questo punto, di dover concludere che sia quasi impossibile, da parte di chiunque, poter ricostruire la storia o ricucire le spaccature così profonde e così rappresentative dei diversi interessi che animano la vita del Comitato.

Pensiamo che sia, ormai, troppo tardi, per la comunità intera, cogliere l’occasione preziosa offerta da questo treno, ormai transitato e scomparso all’orizzonte: fatto gravissimo, ed imperdonabile, sapendo che il carburante di tale treno è stato, e lo è tuttora, il sangue umano innocente dei ventisette bambini e della loro maestra. Non ci sono stati neppure segnali di voler innescare quello scatto evolutivo che, pure, sarebbe stato possibile, con altre volontà e capacità.

Sempre più gente la pensa come chi ha scritto su la fonte, ma non lo esplicita. Pensare al bene comune, e non agli affari per soli pochi, richiede caratteristiche non di poco conto.

A volte si vive, per anni, all’ombra di un’altra persona: se ne soddisfano tutte le esigenze, si è presenti ad ogni schioccare delle dita, bramosi di ottenere qualcosa come premio per i servizi resi. Siamo così attenti ad ogni suo piccolo movimento da imitarne quasi le gesta, le abitudini, tutto. Ma, come spesso la storia ci insegna, una volta ottenuto ciò che desidera, il servitore si vendica del suo padrone sbattendogli la porta in faccia e, come ultimo atto, cerca di imitarne persino lo schiocco delle dita, inconsapevole di commettere un grave errore, perché le imitazioni, prima o poi, rivelano la loro inconsistenza e producono un prezzo da pagare salatissimo. Stiamo pagando, soprattutto, l’inesperienza di vita: una maggiore maturità umana avrebbe fatto porre, come compito prioritario, l’unione del Comitato e dell’intera comunità. Eppure, non mancavano persone sagge, oneste, reduci da periodi storici molto più complicati di quelli che abbiamo vissuto noi tutti nel post-terremoto, e che avrebbero operato per il bene di tutta la comunità, non solo per quelli personali.

La responsabilità di questo fallimento non è solamente del primo cittadino, che non avrebbe potuto operare indisturbato se solo qualcun altro avesse fatto, quantomeno, il proprio dovere: ci riferiamo anche ai consiglieri di minoranza, visto che quelli di maggioranza hanno semplicemente chinato la testa e approvato sempre l’operato del sindaco. Ma del resto, basta andare sul sito: www.comuni-italiani.it e, nel link del bel paesino, scorrere l’elenco dei componenti del consiglio comunale: professioni, talvolta, attribuite a consiglieri in modo totalmente abusivo sia per competenze professionali che legali; qualche nome stranamente collegabile ad altri dipendenti comunali assunti, a tempo indeterminato, a seguito di concorsi pubblici che hanno visto la presenza di un solo candidato; qualche consigliere di cui si ignorava l’esistenza, ecc.

Ora, a parte queste piccole inesattezze, ciò che desta interrogativi è se vi è stata correttezza nelle operazioni di assunzione dei nuovi dipendenti, ed il dubbio se l’operato del sindaco sia stato effettivamente cristallino e moralmente corretto, visto che proprio lui, nell’immediato post-terremoto, si era eretto a difensore delle legalità. E se anche tutto è stato regolarmente approvato in giunta, non capiamo, però, come nessuno dei consiglieri di minoranza non abbia mai fatto nulla, o quasi, per richiedere verifiche o per protestare. Anche perché comportamenti simili, da parte della precedente amministrazione Borrelli, erano stati denunciati, nelle sedi opportune, come abusi di potere, con risvolti penali!

Ma chi sono i consiglieri di minoranza? Sempre sullo stesso sito si possono leggere i nomi: Di Stefano Antonio, Tolo Clementina, Ceresetto Antonio, Venturini Vincenzo.

Il dottor Di Stefano Antonio, già presidente dell’associazione Rinascita del comune di San Giuliano di Puglia che era stata, in passato, molto attenta a controllare tutto ciò che succedeva nel nostro comune e, soprattutto, molto attiva anche nel raccogliere firme per chiedere le dimissioni del sindaco, ha taciuto. Lo stesso consigliere, già vicesindaco della prima amministrazione Barbieri, aveva poi dato le dimissioni, prevedendo “percorsi bui e forieri di eventi gravidi di responsabilità e di inevitabili e negative ripercussioni sui cittadini”. Ignoriamo, tutt’ora, se abbia dato seguito a questa gravissima denuncia.

La dottoressa Tolo Clementina non è per caso la stessa persona che ha ricoperto, durante l’amministrazione Borrelli, il ruolo di segretario comunale?

Ma, queste persone, si rendono conto che “chi tacitamente consente a cosa non buona, mentre potrebbe impedirla” è la definizione di “connivente”, secondo i dizionari di italiano?

A loro, in ogni caso, chiediamo di prestare molta attenzione ad alcune importanti iniziative in corso: c’è la questione della gestione della casa per gli anziani, per la quale bussano, alla porta del sindaco, numerosi aspiranti aiutanti infermieri, in procinto di terminare i corsi di addestramento, ed anche provetti aspiranti al ruolo di responsabile e chi più ne ha, più ne metta…

Ed, infine, non osiamo immaginare cosa stia succedendo per la gestione del futuro campo-profughi…

Alla prossima.

Anonimus

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