La casa sta bruciando
19 Agosto 2016
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La casa sta bruciando

Quel che sta accadendo, era previsto e l’avevamo ampiamente anticipato e non da ieri. Come in quel bel libro di Garcia Marquez Cronaca di una morte annunciata, tutto accade secondo le previsioni, tutti sanno, ma nulla può scongiurare il drammatico esito finale. Nel corso di questi ultimi anni – almeno dieci – si sono venuti sommando due fenomeni strutturali clamorosi che hanno cambiato tutto e che ben lasciano capire la miseria politica di questi anni.

Una recessione economica e una crisi sociale in Occidente che ha disgregato e impoverito quei ceti sociali intermedi che erano stati la forza e la stabilità dell’Europa e degli Stati Uniti. In secondo luogo una migrazione incontrollata di milioni di uomini dal Sud verso il Nord del mondo che ha alimentato paure, risentimenti, insicurezza e che ha rimesso in circolazione quei fantasmi che sembravano essere definitivamente sepolti con la fine della seconda guerra mondiale.

Un brevissimo riepilogo: il voto in Francia con il partito nazional-razzista di Le Pen che diventa il primo partito. Il voto in Austria con i partititi storici, quello socialista e quello popolare cancellati e dove il partito di estrema destra ha sfiorato la vittoria. Il voto in alcune elezioni locali tedesche dove l’estrema destra nazionalista ha superato lo sbarramento ed è entrata nei parlamenti regionali. Le primarie negli Stati Uniti dove lo xenofobo e nazionalista Donald Trump stravince e diventa il candidato ufficiale del Partito repubblicano. La vittoria del No all’Unione Europea in Gran Bretagna che può avere un effetto domino devastante sul resto dei paesi europei. Per non parlare dell’Italia dove il nostro Renzi si arrampica sugli specchi per dire che hanno perso i Fassino, i Giachetti e tanti altri, e che la cosa non lo riguarda.

La realtà è che mentre la Cina e altri importanti paesi del vecchio povero mondo del Sud hanno fatto della globalizzazione economica e tecnologica una opportunità e una occasione per cambiare in meglio la loro vita, nelle grandi metropoli capitalistiche le classi dirigenti sono andate verso il futuro con la testa rivolta al passato e ora si ritrovano ad essere tanti re travicelli del tutto impotenti di fronte alla rabbia dei loro stessi popoli.

In questi ultimi venti anni Stati Uniti, Inghilterra, Francia con in coda gran parte dei paesi occidentali hanno fatto politiche dissennate nel mondo e a poche centinaia di chilometri dalle nostre coste, distribuendo guerre e sofferenze, quasi fossimo ancora nell’800 o nella prima parte del novecento. La Germania che pur aveva le chiavi per tirare fuori l’Europa dalle secche della crisi economica e per aprire un percorso verso una vera federazione europea, si è invece preoccupata di curare i fatti propri ed è rimasta indifferente e sorda al nuovo sentimento antieuropeo che la crisi sociale ha fatto crescere giorno dopo giorno. Ero in Cina, mentre la Merkel era in visita ufficiale: di affari per le aziende tedesche si è parlato e molto, di Europa nulla. Capi di governo e di partito, grandi imprenditori e finanzieri, tutti o quasi hanno affrontato la tempesta di questi anni con il coraggio dello struzzo e con lo spirito di un venditore di tappeti. Nell’ombra di tanta mediocrità, come sempre è avvenuto nelle crisi di sistema, sono cresciuti avventurieri, demagoghi, spacciatori di paure e di illusioni, imbonitori della peggiore specie che hanno avuto buon gioco a manipolare un’opinione pubblica impaurita dalla crisi economica e dal diverso che arriva dalle guerre e dalla povertà. E poco hanno potuto l’equilibrio del presidente Obama e il coraggio di papa Francesco, il primo avrebbe dovuto osare di più e il vescovo di Roma ha ereditato una Chiesa compromessa in profondità dalla sua stessa decadenza morale e da una cultura di massa ipotecata dal consumismo e dal vuoto spirituale.la casa sta bruciando

Il voto in Inghilterra è solo l’ultimo capitolo di un testo drammatico che le presunte classi dirigenti hanno scritto nel corso del tempo e fa particolare tristezza il fatto che ancora una volta saranno le future generazioni a pagare il prezzo più alto.

Cosa fare a questo punto, quando tutti i buoi sembrano essere usciti dalla stalla? quando tutto è su un piano inclinato e corre velocemente verso l’esito finale? In Europa ci sarebbe bisogno di un cambiamento radicale, una rivoluzione che faccia dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea l’occasione perché da subito tutto e in profondità cambi. Servirebbe un messaggio chiaro e forte che sovrasti le grida dei tanti Farinacci europei. Da subito si indichi l’obiettivo della federazione politica, economica e sociale del vecchio continente, i paesi che hanno scelto la moneta unica formino oggi e non domani con scelte ideali e concrete il nucleo dell’Europa del futuro. Restare in mezzo al guado porta solo verso il peggio.

In secondo luogo si faccia una politica economica e finanziaria espansiva, le proposte più coraggiose del presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi siano la base da dove partire per andare oltre e non per tornare indietro. La nuova Europa affronti la dittatura del mercato selvaggio, l’impero distruttivo della finanza con un nuovo e creativo Keynesismo. Infine si sfidi la Cina e gli altri paesi economicamente emergenti su quella civiltà dei diritti che è poi la vera bandiera dell’Europa della seconda metà del Novecento. Dobbiamo dire un no chiaro ai vecchi protezionismi, a quelle vecchie barriere tariffarie e non tariffarie che bloccano i prodotti alle frontiere, ma, allo stesso tempo, deve essere chiaro che le merci che circolano nel mondo debbono avere un eguale contenuto di diritti nella società e nel mondo del lavoro. Infine vi sia un piano Marshall globale, mondiale che sposti ricchezza da dove i poveri fuggono e vi sia una gestione e un controllo democratico nell’uso di queste ricchezze.

Che questo rivoluzionamento possa essere fatto da Junker, dai tecnocrati europei, dai molti dei leader europei che oggi governano, non solo è difficile, ma impossibile. Per questo è decisivo che su questa strategia, sulle sue implicazioni sociali, economiche e politiche si apra un contenzioso, ed è altrettanto decisivo che questo conflitto coinvolga il popolo e il mondo del lavoro. Non è più tempo di prediche, di buoni consigli e di attese infinite, di calcoli e di furbizie. La casa brucia e con grande rapidità, se nelle classi dirigenti europee vi è ancora una riserva di intelligenze, di passioni, di senso di responsabilità e di donne ed uomini coraggiosi è questo il momento, perché il cuore venga buttato oltre l’ostacolo.☺

 

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