La cruna e il cammello
“È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio” (Mc 10,25). Un frase diventata proverbiale, soprattutto per l’ immagine del cammello. In realtà è molto probabile che il testo originale parlasse di una corda per far attraccare le imbarcazioni, in quanto solo per il cambio di una vocale, in greco, si passa dal cammello alla corda, ma l’idea assurda di un cammello rende ancora più paradossale il paragone di Gesù, proprio per esprimere l’impossibilità totale. Tuttavia non è la sentenza di Gesù a dover far riflettere; anzi, essa rappresenta una sorta di punto a favore dei tanti disperati e poveri (la maggioranza dell’umanità!) che almeno si sentono in sintonia con Gesù di Nazaret: ciò che colpisce è la reazione dei discepoli a questa affermazione; nel vangelo di Marco prima si dice che rimangono stupefatti di fronte all’affermazione di Gesù che un ricco difficilmente entrerà nel regno; e subito dopo la frase sul cammello/corda e la cruna, l’ evangelista rincara la dose: “essi ancora più sbigottiti dicevano tra loro: e chi mai si può salvare?” (10,26). Perché una reazione del genere da parte di chi, come dirà poco dopo Pietro, ha lasciato tutto per seguire Gesù? Probabilmente perché in realtà i discepoli non hanno lasciato un granché, tranne qualche rete da pesca da rammendare e una barchetta per tirare a campare con la pesca nel lago di Galilea. Se erano meravigliati riguardo alla sorte dei ricchi è perché loro stessi sognavano di diventare ricchi, magari sottraendo i beni alla classe dirigente di Gerusalemme, città verso la quale erano diretti nella speranza di restaurare il regno di Davide (di cui Gesù era discendente) con tutte le conseguenze in termini di prestigio, potere e benessere economico. In fondo, se la benedizione di Dio, come già insegnava il libro di Giobbe o la sapienza tradizionale d’Israele, si manifesta anche attraverso un buon tenore di vita, cosa c’è di meglio che mettersi dalla parte di chi è il suo rappresentante sulla terra per godere dei benefici derivati?
Leggendo attentamente il vangelo di Marco (che non a caso è stato molto presto corretto per essere poi soppiantato dai vangeli di Matteo e Luca, più accomodanti verso i discepoli di Gesù) si capisce che non solo gli uomini del sistema religioso e politico si sono opposti a Gesù, ma anche quelli più vicini a lui, a cominciare dalla famiglia che lo prende per pazzo (Mc 3,21) e che invece avrà, grazie alla figura di Giacomo, il fratello di Gesù, un ruolo molto importante nella comunità di Gerusalemme, dopo la morte di Gesù e più ancora i dodici, quelli che lo seguono, ascoltano i suoi insegnamenti e vedono i suoi miracoli, ma che un po’ alla volta non lo capiscono più, fino a lasciarlo completamente solo dall’arresto fino alla crocifissione. L’unico vero discepolo ben risuscito, secondo il racconto di Marco, è un uomo chiamato Bartimeo, cieco dalla nascita, che lascerà il suo mantello da mendicante e chiederà a Gesù non un posto di comando (come invece hanno fatto Giacomo e Giovanni poco prima) ma semplicemente di vedere, un richiesta che, nell’economia narrativa di Marco, significa credere in Gesù Messia crocifisso (10,46-52).
Il messaggio rivoluzionario del vangelo di Marco è che non solo la ricchezza accumulata senza condivisione (è il caso del ricco che se ne va triste perché possiede molte ricchezze, rifiutando la proposta di Gesù di distribuire i suoi beni ai poveri), ma anche la sete di potere, o qualsiasi tentazione di emergere su qualcun altro (tra i dodici c’è una lotta strisciante a chi sia più importante rispetto agli altri) sono un tradimento della volontà di Gesù che si colloca invece all’ultimo posto, non perché reclama un titolo per sé (come avverrà con i papi che si autodefiniranno “servi dei servi di Dio” mentre indosseranno non una corona semplice ma una triplice corona), ma perché concretamente sceglie di andare incontro alla morte più infamante che si potesse concepire nella cultura del suo tempo, cioè la crocifissione. Una morte del genere, infatti, non solo screditava chi la subiva ma gettava un’ombra di vergogna e quindi uno stigma sociale anche su chi era legato al condannato, che fosse la famiglia o un discepolo.
Mentre i suoi seguaci sognano ricchezza e potere Gesù va con convinzione verso un destino vergognoso, accompagnato idealmente solo da un cieco guarito che non solo non aveva nulla da perdere ma non voleva guadagnarci nulla. Ecco perché molti seguaci di Gesù hanno preferito ignorare la fine ingloriosa di Gesù e concentrarsi più sul suo messaggio morale o sulla sua risurrezione, mentre il vangelo di Marco, che più da vicino seguiva il pensiero radicale di Paolo che annunciava solo Cristo crocifisso, scandalo per i giudei e pazzia per i pagani (1 Cor 1,23), ha rischiato di scomparire dalla scena a favore di vangeli come Matteo o Giovanni che, pur parlando della croce, hanno riaffermato il potere divino di Gesù. È proprio questo “potere”, forse, riacquistato con la risurrezione (Matteo) oppure mai veramente perso (Giovanni), che ha permesso ai suoi seguaci di ritenere che la ricchezza non fosse in conflitto con la fede in Cristo, incarnando così il sogno antico di scalata sociale dei suoi primi seguaci.☺
