La palestina ci riguarda
11 Giugno 2021
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La palestina ci riguarda

Poco se ne è parlato, all’inizio, di questo ennesimo conflitto (anche se è improprio definirlo così, vista la sconvolgente disparità tra le parti in causa); e solo qualche giornale coraggioso ne ha scritto dalla parte delle vittime, cioè del popolo palestinese. Poi i telegiornali sono stati costretti ad occuparsene, dato il prolungarsi dei bombardamenti e dei lanci di razzi: ma sempre avendo cura di aprire i servizi con gli attacchi di Hamas, e solo dopo con i pesantissimi attacchi aerei e con il numero sconvolgente di morti palestinesi.  Quel numero sempre crescente che non ci lascia dormire e toglie il fiato, quello dei bambini uccisi.

Perché dovremmo occuparcene, dirà qualcuno, sulle colonne di una rivista che in fondo tratta prevalentemente temi locali, e con tutti i problemi che abbiamo qui, dal lavoro che non c’è alla sanità allo sfascio? Eppure la Palestina ci riguarda, e non solo da un punto di vista ovvio, quello di umani che vogliono la pace e il rispetto dei diritti. Ci interroga come credenti, naturalmente, se lo siamo; e anche perché credo che solo a pochi non appaia evidente chi è Davide e chi Golia, in questa eterna storia di sangue.

Ci riguarda in primo luogo come italiani, a livello politico, dato che il nostro paese continua imperterrito a vendere armi ad Israele (come all’Egitto che ha massacrato Giulio Regeni, e a tutto il mondo possibile), rendendoci in qualche modo corresponsabili di quei morti. Tocca poi quel senso di giustizia che dovrebbe essere innato in ognuno di noi, perché vedere da decenni calpestato il diritto ad esistere di un popolo non può lasciarci tranquilli. Perché se pensiamo di poter stare a guardare senza reagire non solo le immagini di oggi, ma quelle di sempre (ado- lescenti incarcerati, case distrutte, accesso all’acqua negato, possibilità di spostamenti impedita, campi di ulivi estirpati con le ruspe, cure mediche rese impossibili, in pandemia vaccini rifiutati, ed è solo una piccola parte del quadro reale) vuol dire che siamo umani incompleti, e servi inutili.

Ma ci riguarda anche come molisani. Se pensiamo infatti a quante volte molti di noi si sono ribellati al silenzio, al lasciar vivere, alla paura di esporsi che segna tanto del vivere in questa regione; se pensiamo alle lotte, fatte e in corso, per il diritto a scegliere il futuro, a costruirlo fuori dalla cappa di incompetenza e clientelismo che soffoca il Molise; se ragioniamo sul concetto di cura come volontà di assunzione di responsabilità di sé, dell’altro e del pianeta, non possiamo non vedere come la tristissima vicenda palestinese ci sia vicina, soprattutto sul tema della completezza e imparzialità dell’informazione e del libero esercizio del diritto di critica.

La descrizione di quanto avviene oggi in Palestina non è stata completa, ed è apparsa spesso sbilanciata, rovesciando addirittura la realtà fattuale, attribuendo ai palestinesi la responsabilità totale dell’inizio delle ostilità, descritto come del tutto gratuito, cancellando lo sfratto violento delle famiglie palestinesi a Gerusalemme e le continue prepotenze nei loro confronti, che hanno dato il via ai razzi di Hamas.

Né è stata documentata compiutamente la grande reazione di sdegno e solidarietà con il popolo palestinese sollevatasi in Italia e nel mondo, che nei giorni scorsi ha portato decine di migliaia di persone in più di 50 piazze italiane. Anche se basta schierarsi con i palestinesi per essere automaticamente accusati di sostegno al terrorismo e di antisemitismo, come se lo Stato di Israele e le sue politiche fossero per diritto divino immuni da qualsiasi tentativo di analisi critica.

Parallelamente, nell’infinitamente più piccolo, assistiamo in Molise (e la bruttissima vicenda della cosiddetta “aggressione a Toma” lo conferma) ad una negazione del diritto di critica individuale e ad un complessivo allineamento, con qualche lodevole eccezione, dei media regionali su una linea “governativa a prescindere”, anche quando ci sarebbero da documentare tante voci discordi. Non intendiamo naturalmente operare impossibili paralleli, ma far capire perché appunto, la Palestina ci riguarda: come epitome dell’ ingiustizia assoluta e come esempio di verità ufficiale proposta come unica valida.

Senza contare che il nostro silenzio di individui va in questo modo colpevolmente ad affiancarsi a quello indecente delle istituzioni nazionali e internazionali, e rischia di rinforzare la nostra tendenza a lasciar correre tutto anche a livello regionale, sanità, ambiente, lavoro e via dicendo.

Vogliamo davvero voltarci ancora una volta dall’altra parte, come per i migranti, per il fascismo di ritorno, per la costituzione calpestata, per i femminicidi, per le morti sul lavoro, per il rifiuto del diverso di qualsiasi tipo?

Ci è ancora possibile dire “Non mi riguarda”, davanti ai corpi dei 61 bimbi palestinesi morti sotto le bombe israeliane? E magari gliele avevamo vendute noi.☺

 

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