la stagione delle trattative    di Franco Novelli
4 Giugno 2013
0 comments
Share

la stagione delle trattative di Franco Novelli

 

Salvatore Borsellino (il fratello di Paolo) ha sempre sostenuto che dietro la strage di Via d’Amelio non ci fosse solo la mafia ma operativi fossero anche i servizi segreti dello stato e il cosiddetto “terzo livello”, cioè gli esponenti della classe politica (sostanzialmente quella democristiana di quegli anni). Salvatore Borsellino, e non solo lui, era convinto che il fratello Paolo avesse scoperto la trattativa di alcuni apparati dello Stato con Cosa Nostra; di qui, (sulla base di una particolare ricostruzione degli eventi stragisti del tempo) la sua morte violenta a Via d’Amelio il 19 luglio 1992 ad opera della mafia siciliana, in questa circostanza “mano” armata per conto di soggetti cosiddetti del “terzo livello”.

Il quotidiano La Stampa (30.10.2012) parla della stagione delle stragi (1992-1993) e indica le persone che avrebbero dato inizio alla trattativa su iniziativa del Ros (Raggrup- pamento operativo speciale, all’epoca comandato dal capitano Giuseppe de Donno). Inoltre, il giornale di casa Agnelli riporta alcune notizie relative sia ai rappresentanti delle istituzioni implicate nella trattativa sia ad esponenti della mafia. Il quotidiano torinese fa poi riferimento a Massimo Ciancimino, accusato tra l’altro di riciclaggio di denaro sporco.

Sempre rimanendo sul tema della trattativa anche Il Messaggero (11.1.2013) dedica una intera pagina alla “trattativa tra Stato e mafia”, riportando la notizia che il gip di Palermo, Piergiorgio Morosini, avrebbe valutato la possibilità di porre sul banco degli imputati una decina di persone, in quanto la tesi accusatoria della procura di Palermo è che nel 1993 alcuni importanti esponenti delle istituzioni stavano decidendo di scendere a patti con i vertici di Cosa Nostra, garantendo una sostanziale riduzione del regime carcerario duro per i boss mafiosi in cambio della cessazione della campagna stragista culminata nell’estate del 1993 con le bombe di Firenze, di Milano, di Roma.

Finalmente si parla apertamente oggi della trattativa fra Cosa Nostra e segmenti dello Stato, il cui obiettivo fondamentale era di convincere la cupola mafiosa a porre fine alle ostilità contro lo Stato (cioè, a mettere il punto definitivo sulle stragi di vittime innocenti). Uno dei primi personaggi che hanno squarciato il velo di Maia della trattativa è stato Massimo Ciancimino, il figlio di don Vito,  e  per altre strade giudiziarie anche il pentito Gaspare Spatuzza.

La trattativa, secondo la testimonianza di Massimo Ciancimino, che si avvale della documentazione lasciatagli dal padre, avrebbe avuto inizio appena dopo la strage di Capaci – 23 maggio 1992 – dove persero la vita Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e la scorta – e ciò anche sulla base di significative considerazioni che sono contenute nella sentenza della Corte d’assise di Caltanisetta nell’ambito del processo Borsellino ter. L’obiettivo di questa prima fase era di ridurre la pesantezza  del carcere duro, depotenziando la norma del 41 bis. La seconda fase della trattativa avrebbe preso consistenza appena dopo la strage di Via D’Amelio – 19 luglio 1992 – dove persero la vita Borsellino e la sua scorta – e il risultato da conseguire sarebbe dovuto essere per il Ros la cattura di Totò Riina, che avverrà effettivamente a gennaio del 1993, appena un mese dopo la cattura di Vito Ciancimino, il 19 dicembre 1992. Totò Riina fu catturato grazie alla collaborazione di Vito Ciancimino, che a sua volta si  sarebbe avvalso delle indicazioni suggerite e scritte su un foglio da Bernardo Provenzano che avrebbe indicato la palazzina dove di solito risiedeva Riina e dove il capo dei capi avrebbe praticamente trascorso i suoi 24 anni di latitanza.

Dopo l’arresto di Riina prenderebbe corpo la terza fase della trattativa fra Provenzano e Marcello Dell’Utri, uomo fidato dell’unto del signore e fondatore di FI, raggruppamento partitico che avrebbe dovuto rappresentare, agli occhi della cupola di Cosa Nostra, la forza politica, nuova, in sostituzione della vecchia DC, il cui vertice siciliano, non più affidabile, era già stato falcidiato dagli attentati. Questa terza fase della trattativa avrebbe dovuto favorire la tessitura di una ragnatela di rapporti fra Provenzano e FI, allo scopo di realizzare progetti edilizi su Milano 2 e in Canada, ricevendo in cambio la gestione proprietaria di una rete Tv, utile ed essenziale ai vertici di Cosa Nostra (Maurizio Torrealta, La trattativa, Bur Rizzoli, Futuro Passato, Mi, 2010, pag. 102 e segg.).

Per il tramite di don Vito Ciancimino e attraverso Nino Cinà, il medico di Riina, questi avrebbe fatto avere al comandante del Ros il famoso papello che contiene la ben nota richiesta di 12 punti.

Eccoli: la revisione della sentenza del maxi processo di Palermo – 1986-1987 -, nel quale sono stati comminati 19 ergastoli e centinaia di anni di carcere ai mafiosi imputati; l’annullamento del decreto legge Gozzini, riguardante l’articolo 41 bis; la revisione della legge Rognoni-La Torre, che dal dicembre 1992 ha introdotto il reato di concorso esterno in  associazione mafiosa ed anche una norma che ha previsto la confisca dei beni ai mafiosi; la riforma della legge sui pentiti; il riconoscimento dei benefici ai dissociati delle BR anche per i condannati per reati di mafia;  l’arresto domiciliare dopo il compimento dei 70 anni di età; la chiusura delle super carceri; la carcerazione vicino alle abitazioni dei familiari dei mafiosi condannati; la richiesta di assenza di censura sulla posta dei familiari dei mafiosi; l’abolizione delle misure di prevenzione patrimoniale  nei confronti dei beni dei mafiosi; l’arresto solo in flagranza di reato; l’eliminazione delle accise sui carburanti, come in Valle d’Aosta.

Ovviamente, tutto ciò va decodificato in maniera molto precisa e particolareggiata; ciò faremo sul numero di luglio de La Fonte. ☺

bar.novelli@micso.net

 

 

eoc

eoc